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Referendum sull’autonomia di Lombardia e Veneto, l’autogol di Renzi

Si vota il 22 ottobre

Indicatore di un’idea di democrazia centralista e catto-comunista e autogol politico quanto dichiarato, riferendosi al referendum consultivo sull’autonomia del 22 ottobre indetto da Lombardia e Veneto, dall’ex premier e segretario del Pd Matteo Renzi alla festa democratica di Padova: “voto assolutamente inutile, noi ci occupiamo di cose serie”. (Per completezza, Renzi ha criticato la Regione Veneto per la proroga di due anni sull’obbligo vaccinale, proroga poi ritirata dallo stesso Veneto).

Dal 22 ottobre in avanti, se la maggioranza dei lombardi e dei veneti – di qualsiasi estrazione: leghisti, di centrodestra o centrosinistra – dirà sì all’autonomia, sarà un voto utilissimo non solo perché si darà un mandato forte alle Regioni per negoziare con lo Stato sull’autonomia appunto, ma perché sarà un momento di educazione di tutti gli italiani, di che cosa sono democrazia e federalismo – massima espressione della democrazia, si guardi agli USA – a partire da quello fiscale. Che cos’è il federalismo? La democrazia è l’individuo.

Questi vuole decidere del suo territorio. Lavora, paga le tasse, vuole che gran parte dei suoi soldi rimangano dove vive per avere ospedali, scuole, sicurezza, strade. Proporzionalmente, in base a un criterio giusto e meritocratico, dà dei soldi al resto del Paese, anche straordinari come in caso di terremoto. Ma non è giusto che la Lombardia mandi ogni anno a Roma 53 miliardi, 5.500 euro a cittadino (neonati inclusi) in solidarietà (è il cosiddetto residuo fiscale). Altro che soldi spesi per i referendum del 22 ottobre. Dalla nascita della Repubblica, miliardi e miliardi inviati allo Stato centrale per nulla: tanto è vero che il divario tra il Nord e il Sud aumenta.

E ciononostante la Lombardia fa il 21% del Pil nazionale, malgrado i soldi sottratti, l’assenza della Pubblica amministrazione, come è nel caso di Roma, e pure la mafia, che non è autoctona. Ovvio nulla di personale, nulla contro il singolo individuo, gli amici e connazionali toscani, romani, siciliani. Ed è bene ricordare un altro punto essenziale di una democrazia evoluta: l’elezione diretta. L’individuo, che è la democrazia, elegge e vota chi conosce quasi di persona, chi fa i suoi interessi, chi sa che è preparato e onesto. Esattamente l’opposto del Parlamento dei nominati, una vergogna di cui gli italiani prima o poi si libereranno.

Non si tratta di tornare al Lombardo-Veneto, ma di fare un passo in avanti verso una piena democrazia. L’autonomia è il futuro non il passato. Gli italiani si meritano il federalismo e l’elezione diretta dei loro parlamentari. La cultura politica centralista e catto-comunista che pensa che la democrazia sia uguaglianza e non, come è, individualismo (tutti gli uomini sono diversi, sono uguali solo di fronte alla legge) e che per questo si gira dall’altra parte, finge di non vedere e non parla di federalismo (ma forse non lo conosce) non ha futuro. Per questo Renzi con le dichiarazioni di Padova spinge tanti lombardi e veneti che votavano Pd a scegliere il partito di Roberto Maroni e Luca Zaia.