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Grasso premier, Verdini al lavoro. Si ragiona sul dopo Renzi. Insight

Anche se al referendum vinconi i sì. Il retroscena

“Dicono che Verdini abbia già cominciato a lusingare Grasso per il dopo Renzi”, insinua l’ex ministro della Difesa Mario Mauro. Sarà vero? Nel Palazzo, e non solo nel Pd, si comincia a ragionare sul declino del premier

“Dicono che Verdini abbia già cominciato a lusingare Grasso per il dopo Renzi”, insinua l’ex ministro della Difesa Mario Mauro. Sarà vero? Nel Palazzo, e non solo nel Pd, si comincia a ragionare sul declino del premier. Non tanto nel caso in cui i ballottaggi dovessero premiare M5S e Centrodestra, ma in vista del referendum istituzionale di ottobre e non solo. Nel Pd – anche tra i renziani – sono partiti gli affondi contro Ala dopo il flop a Napoli, con i verdiniani fermi all’1 virgola qualcosa e del tutto incapaci di portare voti alla democratica Valeria Valente (fuori dal ballottaggio). Verdini ha riunito i suoi e ha confermato che per ora l’azione politica non cambia: sostegno al governo e appoggio al sì al referendum sulle riforme. Tutto però è legato al dopo. Se gli italiani bocciano le modifiche alla Costituzione Renzi e il suo esecutivo si dimettono, non ci sono dubbi su questo, e a quel punto il nome di Pietro Grasso potrebbe davvero essere quello giusto per un governo istituzionale in grado di traghettare il Paese verso le urne modificando però la legge elettorale (con il no al referendum ci sarebbe infatti l’Italicum per Montecitorio e il Consultellum per Palazzo Madama). Ed è proprio la legge elettorale il punto chiave del quadro politico. Renzi e i suoi hanno detto che l’Italicum non si tocca ma in questo modo il premier rovina i piani di Verdini e di tutto il centro. Con il premio alla lista e non alla coalizione viene meno l’idea di una forza moderata, centrista e cattolica (Ala, Ncd, Scelta Civica) che si allei con il Pd alle elezioni e resta aperta la strada del Partito della Nazione (tutti insieme e listone unico), ipotesi però uscita sconfitta e ridimensionata dalle Amministrative e che farebbe risalire la tensione tra Renzi e la minoranza dem. Cosa che il presidente del Consiglio non può permettersi avendo bisogno anche dei voti di Bersani & Co. Ed ecco perché Mario Mauro ha parlato di Verdini che “lusinga Grasso”. Quindi non solo come premier di un governo istituzionale e di larghe intese se passa il no al referendum, ma anche come ipotesi in caso di vittoria del sì. Un’ipotesi, per il momento di studio, che vedrebbe la parte centrista della maggioranza chiedere un nuovo esecutivo sempre a guida Pd ma con Grasso a Palazzo Chigi proprio per modificare l’Italicum in modo da permettere l’alleanza Pd-moderati verdiniani-alfaniani che, altrimenti, rischierebbero l’estinzione. Insomma, dietro le quinte si preparano le grandi manovre (politiche) di autunno. A prescindere da come finirà il referendum.