Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Manovra, Renzi non cade. Grazie a Verdini (e a Berlusconi)

Manovra, Renzi non cade. Grazie a Verdini (e a Berlusconi)

INSIGHT – Sulla Legge di Stabilità il premier dorme sonni tranquilli. I ribelli duri e puri della sinistra Pd sono al massimo 12 (al Senato) e comunque c’è sempre il gruppo di Verdini (con dietro Berlusconi) che è pronto ad ingrossarsi ulteriormente…

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

Perché Matteo Renzi tira dritto sulla Legge di Stabilità facendosi beffa delle critiche durissime della minoranza Pd? Semplice. Primo il presidente del Consiglio sa che a Palazzo Madama, dove i numeri sono incerti, gli irriducibili della sinistra dem – cioè quelli pronti a non votare la manovra neppure con la fiducia – sono al massimo dodici. Secondo Renzi dorme sonni tranquilli perché sa che nel giro di un mese il gruppo Ala di Denis Verdini, stampella post-berlusconiana dell’esecutivo – salirà a quota 27-28 senatori.

E quindi la Legge di Stabilità, nonostante i proclami di Bersani e Speranza, di fatto è in cassaforte. I nuovi verdiniani – secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it – arriveranno in gran parte da Forza Italia (senza che Berlusconi si stracci le vesti o faccia granché per trattenerli, tanto che in Parlamento si torna a parlare di “renzusconi”) ma anche dall’Ncd. Considerando pure 5 o 6 senatori di Area Popolare che lascerebbero la maggioranza a causa delle unioni civili, il governo – grazie ad Ala – avrebbe comunque un buon margine a Palazzo Madama, anche se fossero davvero una dozzina i ribelli duri e puri della minoranza dem.

E’ evidente che l’operazione di Verdini non si limita al governo ma è di ampio respira e politicamente strategica. Dietro, raccontano fonti parlamentari, ci sarebbe l’idea del Partito della Nazione nel quale confluirebbero proprio Verdini e i suoi oltre ad Alfano, all’Udc e agli ex montiani di Scelta Civica. Uno spostamento al centro di Renzi testimoniato anche dagli applausi della Confindustria alla Legge di Stabilità e dalle critiche della Cgil e della Fiom. La Dc 2.0 del premier-segretario procede spedita pronta a lasciare andare senza rimpianti i “rottamati” della sinistra Pd, da D’Alema a Bersani, da Cuperlo alla Bindi, da Speranza a D’Attorre che ormai è già quasi fuori dal Nazareno.