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Politica


"Disponibile? Assolutamente sì, ma decidono gli elettori, non io". Se non è l'ufficialità poco ci manca. Matteo Renzi punta alla segreteria del Pd, come dice ad Enrico Mentana, durante l'intervista alla festa nazionale di Genova. Con un'intenzione chiara, però: "Non possiamo ripetere l'errore dell'altra volta di sbagliare un calcio di rigore a porta vuota. Dobbiamo vincere". Perché spiega il sindaco di Firenze: "Di una sinistra che perde le elezioni non so che farmene. Voglio una sinistra che governi l'Italia, non che si compiaccia di essere di sinistra". Tanti i temi toccati da Renzi, nelle quasi due ore di colloquio, prima di concedersi al bagno di folla tra gli stand.

Il primo nodo è quello delle primarie. "Sarebbe importante se prima della fine della festa - sottolinea il sindaco di Firenze -, il segretario del Pd convocasse questa benedetto congresso, che va fatto entro il 7 novembre. Io comunque mi son tenuto libero tutte le domeniche prima...". L'obiettivo è quello della segreteria. "Che io ci stia facendo un pensierino non è un mistero - scherza Renzi -. Il problema è che regole ci saranno, e soprattutto che tipo di idee ci saranno".

Al centro del discorso del sindaco di Firenze la necessità per il Pd di essere un partito 'vincente". E qui lancia una delle tante stilettate a Bersani: "Se avessimo pensato un po' di più al lavoro dei giovani - evidenzia Renzi - e meno a smacchiare il giaguaro al governo ci saremmo noi, senza Alfano, Brunetta e Schifani". Non è comunque una recriminazione personale. Con le primarie aperte "sono convinto che avrei perso lo stesso", - ammette il sindaco - ma il Pd "non avrebbe perso le elezioni, perché abbiamo mandato via delle persone" che avrebbero voluto votarci.

Renzi ha poi ripercorso la travagliata elezione del presidente della Repubblica, partendo dalla candidatura di Franco Marini. "Io non ero un grande elettore, ci sarei andato volentieri, ma non m'hanno eletto. La sua candidatura è nata nel modo peggiore possibile. Ma l'ho detto in modo trasparente". Discorso diverso per Romano Prodi, tradito da 101 voti 'amici'. "Se tu vai alla riunione di gruppo e dici siamo d'accordo e poi non lo voti, questo è un atteggiamento immorale e inqualificabile".

Un passaggio è dedicato al tema delle correnti. "Il primo che mi dice di essere renziano gli consiglierei un trattamento sanitario obbligatorio". "Dico no - afferma Renzi - a una politica che si riduce ad un cognome con un suffisso". "La corrente non può esistere più - attacca il sindaco -, non voglio il voto di gente che vuole diventare renziana. Voglio il voto di uomini e donne liberi". Una replica è diretta a Pierluigi Bersani: "Quando il 2 dicembre ho perso le primarie, ho fatto un discorso in cui ho detto: 'Ha vinto Bersani'. Se c'era una corrente di Renzi, avrebbe il 40% dei posti in Parlamento. Ma non è così, non servirebbe a niente. Se ho preso i voti l'altra volta, li ho presi perché avevo le idee".

Nel discorso ampio spazio anche ai temi economici. "L'economia di questo paese è fatta di tante aziende serie, ma anche di realtà imprenditoriali di gente che con percentuali bassissime controlla, per esempio, grandi gruppi editoriali e industriali. Il sistema economico - secondo Renzi - deve essere trasparente. Per questo vanno rottamati anche alcuni personaggi dell'economia, non solo della politica. C'è bisogno di una rivoluzione radicale, no di qualche giro di cacciavite".

Il malato da curare resta comunque il Pd. "Ci sarà un motivo per cui i non garantiti non ci votano - sottolinea Renzi -. Il problema è che se si smacchia il giaguaro, non si risolvono i problemi dei posti per l'asilo nido. Vanno cambiati gli ammortizzatori sociali. Rovesciando il sistema delle garanzie. Se io ho perdo il posto di lavoro ho diritto a una comunità che mi sostiene".

Una riflessione è dedicata anche al governo. E' "basato su un'alleanza parecchio di necessità, parecchio - sottolinea Renzi". "Con il governo sarò contento quando sarà cancellata la Bossi-Fini perché noi siamo lì per fare le riforme". Una battuta anche sulla questione Imu. "L'unica promessa elettorale di Berlusconi l'abbiamo esaudita noi - rileva il sindaco -. Noi del Pd siamo generosi, ma ora siccome sull'Imu l'hanno vinta loro vogliamo portare proposte serie su semplificazione, giustizia sociale e legge elettorale. Portiamo le nostre idee al governo".
 
Infine la questione Berlusconi. "Io non mi son mosso, è lui che è stato condannato in via definitiva - precisa Renzi -. Continuo a dire che bisogna aver rispetto per chi lo ha votato. Se per vent'anni hanno votato Berlusconi bisogna capire perché l'hanno fatto. Mi hanno preso per matto, ma continuo a dire che va preso il voto dei delusi del centrodestra, ma anche del M5S e se continuerà così del Pd". "Sono garantista - spiega Renzi -, ma in uno Stato di diritto un cittadino viene condannato in via definitiva, se tu contesti questo fatto contesti le istituzioni". Per questo chiede: "Possiamo non parlare più della decadenza di Berlusconi? il Pd deve parlare di altro. Questo - conclude il sindaco - è il Pd che vogliamo fare noi".

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