Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » “Repubblica ha solo cambiato padrone. Non è mai stata allergica al potere”

“Repubblica ha solo cambiato padrone. Non è mai stata allergica al potere”

Intervista di Affaritaliani.it a Massimiliano Capitanio, deputato brianzolo della Lega e segretario della Commissione di Vigilanza Rai

“Repubblica ha solo cambiato padrone. Non è mai stata allergica al potere”

Il gruppo Fca ha chiesto allo Stato un prestito da 6,3 miliardi di euro e la stessa famiglia Agnelli è ora proprietaria del gruppo editoriale Repubblica-La Stampa. Non vede un conflitto di interessi?
“Niente di nuovo sotto il sole. Ci sono gli interessi evidenti di un editore e i suoi giornali fanno moral suasion. A noi importa che la Fiat faccia gli interessi dei lavoratori italiani, su quello la politica deve essere intransigente”.

massimiliano capitanio
Massimiliano Capitanio

Ma Repubblica è storicamente un giornale di sinistra. Certe cose non accadevano solo a destra?
“Repubblica è sempre stato un giornale progressista mai allergico al potere. Apparteneva a una famiglia, ora ha semplicemente cambiato cognome. Per fortuna sia a destra che a sinistra esistono giornalisti comunque indipendenti e con la schiena dritta”.

Però il cdr si è riunito in assemblea ed è sul piede di guerra dopo che il direttore Maurizio Molinari ha impedito la pubblicazione di un comunicato su Fca. Qualcosa di clamoroso, o sbaglio?
“Un fatto gravissimo. Da una parte si chiede alla politica di lavorare per fondi straordinari a sostegno dell’editoria e a nuove misure antipirateria a tutela dell’informazione di qualità. Dall’altra si usa il bavaglio. Mettiamoci d’accordo: qualità e libertà sono indissolubili”.

E infatti non molto tempo fa c’è stato il siluramento del direttore Carlo Verdelli. Che idea si è fatto di questa mossa?
“Probabilmente l’editore aveva la necessità di lanciare alla società e alla politica un messaggio su un prossimo cambio di rotta che sinceramente non ho notato, se non per la gestione giornalistica del prestito Fca”.

Domenica Repubblica in prima pagina titolava parlando di Fca e della richiesta di prestito “Formula innovativa, un modello per tutta l’economia”. Non è che stanno in qualche modo usando i giornali del gruppo per far passare una certa immagine positiva di Fca (a proposito di conflitto di interessi)?
“Sulla questione FCA si è fatta molta confusione, dimenticando ad esempio i 4 miliardi di tasse pagate dalla multinazionale all’Italia. Il prestito arriverà dalle banche con parziale garanzia dello Stato anche perché, come sappiamo, il Governo Conte non brilla certo per sostegno alle imprese. Resta la ferita per il trasferimento all’estero della sede legale e fiscale, ma qui dovremmo aprire il capitolo burocrazia…”.

Come giudica l’uscita polemica di Gad Lerner?
“Quando nel 1957 Italo Calvino stracciò la tessera del partito comunista inviando una lettera all’Unità lasciò il segno e aprì un dibattito. Per il caso Lerner ce ne faremo una ragione”.

Forse dovrebbe far sentire la sua voce il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Non crede?
“Lo stesso Scalfari che paragona Conte a Cavour? Per carità!”.

Mi scusi, ma in Italia esiste l’informazione indipendente? Se Repubblica deve parlare di Fca è in conflitto di interessi, come Mediaset o Il Giornale se parlano di Silvio Berlusconi o come La Gazzetta dello Sport di Urbano Cairo se commenta una partita del Torino…
“Per fortuna esiste il pluralismo dell’informazione ed esistono giornalisti indipendenti. Editori puri non è ho mai conosciuti, nemmeno quando lavoravo nei giornali locali. Loro fanno impresa, la politica dovrebbe lavorare di più sul fornire ai lettori gli strumenti per un accesso consapevole all’informazione”.

Venendo ai casi sopracitati…
“Imbavagliare giornalisti e cdr è inutile e controproducente. Non possiamo chiedere a Repubblica di sparare contro Fca, ma certo non sarà un comunicato redazionale a danneggiare l’immagine del gruppo. Detto questo agli italiani interessa che la multinazionale mantenga invariati i posti di lavoro. Se Repubblica conserverà un po’ di autonomia ne avrà solo da guadagnare”.

Insomma, Il Giornale e Mediaset stanno a Berlusconi come il gruppo Repubblica sta agli Agnelli…
“I giornali hanno degli editori, punto. Mi fanno più paura le testate che non hanno un cognome preciso ma fanno da megafono a fette di poteri dello stato che dovrebbero essere indipendenti”.