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Politica
DA MINZOLINI A MINEO, LA FRONDA DEGLI EX GIORNALISTI CHE PREOCCUPA RENZI


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Riforme costituzionali e legge elettorale a rischio. Colpa delle due fronde, una nel Pd e l'altra in Forza Italia. Ovverro dei 20 senatori democratici che fanno capo a Corradino Mineo e a Vannino Chiti e dei parlamentari azzurri che si riconoscono nelle posizioni di Augusto Minzolini. Il problema è a Palazzo Madama perché a Montecitorio i numeri ci sono. In realtà è comunque molto probabile che alla fine si arrivi al via libera, anche se per Renzi saranno decisivi i voti di Forza Italia. Senza il patto del Nazareno, infatti, sia il nuovo Senato che il Titolo V e l'Italicum sarebbero in grave pericolo. Silvio Berlusconi ha fiutato la possibilità di infilarsi nel dibattito e nello scontro tra i democratici, facendo ovviamente pesare il proprio sì. A parte la fronda di Minzolini, comunque non significativa, i voti azzurri a Palazzo Madama più quelli della maggioranza (anche senza i venti ribelli dem e Mario Mauro) sarebbero sufficienti per far passare tutte le riforme. Il premier - anche su suggerimento del Quirinale - ha scelto di tenere in piedi il dialogo con Berlusconi e di rompere quello con Grillo e il M5S. L'ex Cavaliere, però, non ha intenzione di dare il proprio ok senza chiedere qualcosa in cambio. Il leader azzurro ha scelto le posizioni concilianti, ovvero quelle di Verdini ma anche di Romani, bocciando di fatto Brunetta, per cercare di chiedere (e soprattutto di ottenere) una, o forse due, contropartite. La prima - spiegano fonti Pd - potrebbe essere la richiesta di avere un occhio di riguardo per Giancarlo Galan, la cui richiesta di arresto per l'inchiesta Mose è già all'esame del Parlamento. Ma il vero timore del leader azzurro, viene spiegato, è di ritrovarsi isolato - come già successo con la sentenza di condanna Mediaset - nel momento di maggior debolezza e senza un partito alle spalle. C'è, infatti, tra poche settimane la sentenza d'appello Ruby ed entro pochi mesi potrebbe arrivare anche il terzo grado di giudizio che, se dovesse confermare la condanna, vedrebbe Berlusconi relegato ai domiciliari per diversi anni. C'è la grana del processo napoletano, e poi c'è il capitolo aziende. Insomma, troppi fronti aperti, è la preoccupazione berlusconiana, per potersi permettere di fare la voce grossa con Renzi e sfilarsi. Ma anche per il premier non sarà facile da digerire (e da far digerire alla minoranza interna) l'ok alle richieste di Berlusconi.

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