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Politica
Riforma del Senato, il Pd si spacca. Il M5S apre alla minoranza dem

I Cinque Stelle aprono al "lodo Mineo": la possibilità di raggiungere una maggioranza alternativa sulle riforme partendo dal testo del ddl Chiti, sottoscritto da 22 senatori dem già definiti "dissidenti". Il punto più dirompente del testo Chiti, rispetto alla riforma del Senato indicata dal premier Matteo Renzi, che non prevede l'elezione dei membri della nuova camera alta, consiste in 106 senatori da eleggere in collegi regionali. Di fatto, si apre la questione politica interna al Pd.

"Il ddl Chiti presentato al Senato - dice il capogruppo Vincenzo Santangelo - è praticamente la fotocopia del nostro, ad eccezione di una questione che riguarda il taglio delle indennità. Ma su tutto il resto, anche per quanto riguarda l'eleggibilità, se ne può ragionare. Non possiamo non essere d'accordo visto che ricalca la nostra proposta".

A proposito della possibilità di una convergenza di voti del Movimento 5 stelle sul testo presentato da Vannino Chiti e un'altra ventina di senatori Pd, annunciata dallo stesso Mineo, il presidente dei Cinque Stelle al Senato spiega: "Ci stiamo ragionando, ma sì, credo proprio di sì".

"Sì non lo escludiamo", conferma il senatore M5s Nicola Morra, componente della commissione affari costituzionali di Palazzo Madama. Il M5s, spiega, è a favore di "tutto quello che è a favore del mantenimento del sistema bicamerale e rispettoso dei valori costituzionali". Il senatore sottolinea inoltre l'importanza di "lavorare sullo snellimento della struttura" come il "dimezzamento dei parlamentari" e il "dimezzamento delle indennità". In proposito, secondo Morra, la proposta di Chiti dovrebbe essere integrata.

"Resta inteso - precisa più tardi Santangelo assieme al capogruppo M5s alla Camera Giuseppe Brescia - che si discuterà in rete con tutti gli iscritti del Movimento queste proposte".

Nel Pd, intanto, è piena turbolenza. Durante la riunione dei senatori democratici, il presidente Luigi Zanda ammette interventi sul testo della riforma del Senato ma solo entro i paletti fissati da Renzi: non eleggibilità dei senatori, nessuna indennità, no al voto di bilancio e sulla fiducia.Con il primo punto che esclude di fatto l'ammissibilità del testo Chiti.

Con Vannino Chiti a Bruxelles, è Corradino Mineo a rispondere dando voce ai "dissidenti", i cosiddetti 22. "Sul testo Chiti al Senato si sta coalizzando una maggioranza alternativa. Dobbiamo lavorare su questo". Per tutta risposta, con una chiara ascesa nei toni del dibattito, la maggioranza del gruppo Pd chiede ai dissidenti di ritirare il testo Chiti, su proposta di Nicola Latorre. "Bisogna lavorare per perfezionare e rendere più convincente il ddl presentato dal governo. Per questo ho molto apprezzato la decisione del senatore Tonini di ritirare il proprio ddl sulla trasformazione del senato. Mi auguro che faccia lo stesso anche il senatore Chiti".

"La logica deve essere emendativa, non sostitutiva del testo del governo", spiega il renziano Andrea Marcucci, uno dei più attivi nel contrastare Mineo durante la riunione. Ma Mineo tiene il punto:  "Noi il nostro ddl costituzionale non lo ritiriamo. Resta lì sul tavolo. Ma non vogliamo spaccare il partito. Stiamo solo cercando di dare il nostro contributo".

L'assemblea dei senatori del Pd è stata aggiornata a martedì prossimo, per definire le proposte di modifica prima che il ddl inizi il suo iter in commissione affari costituzionali. Al momento il testo del governo non è ancora stato depositato in Senato.

Secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti, tra i firmatari del ddl Chiti si starebbe aprendo una crepa. Ma il senatore Felice Casson, fra i firmatari del ddl Chiti, insiste: "Non c'è nessun motivo per ritirare il nostro disegno di legge. Fa parte della dialettica parlamentare confrontare le diverse proposte. E questo avverrà all'interno della commissione Affari costituzionali". "E' una proposta che rappresenta una visione parzialmente diversa in materia di superamento del bicameralismo - aggiunge Casson -. Supera e riduce i costi della politica più del disegno del governo e le competenze affidate al Senato impongono un passaggio attraverso gli elettori".

Quanto alla maggioranza "alternativa" in Senato, l'ex magistrato spiega di avere "raccolto diverse posizioni favorevoli in un ampio spettro parlamentare sia di sinistra che di destra, del Movimento 5 stelle e anche del centro". Prima lettura entro il 25 maggio? "Intanto bisogna che il testo arrivi. Probabilmente ci sono sgrammaticature costituzionali che, immagino, stiano sistemando al Colle".

 

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