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Politica
La riforma elettorale senza benchmark
Quasi allo stesso livello della Madia, il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che ha dichiarato un reddito imponibile di euro 94.488 e 1.557 azioni di Banca Etruria per un valore complessivo pari a 1.100 euro


Di Ernesto Vergani


I dubbi degli italiani sulla riforma della democrazia italiana in atto (riforma del Senato + legge elettorale) sono inversamente proporzionali alla mancanza di dubbi della maggioranza degli esponenti Pd e della maggioranza politica che sostiene il Governo.
L'azione politica di Matteo Renzi procede senza ostacoli e la ministra per le Riforme Maria Elena Boschi ha dichiarato alla Luiss di Roma: "Mi auguro che Renzi sia il candidato premier alle prossime elezioni che saranno nel 2018".
Gli italiani sanno bene che democrazia e benessere economico sono strettamente connessi (come dimostra la miseria economica delle dittature e ancor peggio del comunismo).
Gli italiani si aspettano che il quantitative easing, il cambio euro-dollaro sceso a 1,07, il 30% in meno rispetto al maggio scorso, e il Jobs Act   dovrebbero quasi sicuramente  migliorare la loro condizione economica, portare più posti di lavoro.
Si aspettano  anche che le riforme del Senato e quella elettorale renderanno più efficace e veloce la capacità di legiferare da parte del Parlamento, per cambiare una volta per tutte l'Italia e renderla all'altezza, oltre che della competizione globale, dei giovani italiani, che hanno ricevuto in eredità dai loro padri, di cui sono molto più preparati, uno sfacelo.
Stefano Fassina della minoranza del Pd ha dichiarato ad Affaritaliani.it che non voterà "una legge che  determina un presidenzialismo di fatto senza i contrappesi previsti". Altri osservatori mettono insieme premio di maggioranza al partito, liste di alquanti nominati, sistema di fatto monocamerale ed esprimono di conseguenza evidenti dubbi sul piano complessivo.
La scelta più semplice sarebbe la democrazia diretta: il cittadino conosce (quasi personalmente) ed elegge (e controlla) chi lo rappresenta. Ciascuna grande democrazia ha comunque trovato la propria strada (Usa, Germania, Giappone, Regno Unito, Francia).
 L'Italicum per come dovrebbe essere non ha seguito neppure troppo chiaramente la metodologia del benchmarking (nata in ambito economico ma applicata ovunque, basata sul confronto sistematico per compararsi con le prassi migliori e quindi apprendere da queste per migliorare). Gli osservatori più attenti parlano dell'Italicum come di un "unicum"…
La settimana prossima ci sarà la resa dei conti all'interno del Pd, quando il partito di cui è segretario il presidente del Consiglio Matteo Renzi, prenderà la posizione ufficiale sulla riforma elettorale.
Già la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, ha anticipato che la minoranza del Pd dovrà adeguarsi alla maggioranza. Ora bisognerà vedere se anche la maggioranza degli italiani si adeguerà, dal momento che la democrazia è una forma di governo basata sul controllo delle istituzioni da parte dei cittadini.
 

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