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Politica
Riforme, il M5S "ritira" il Senato elettivo

Inizia a Palazzo Madama la settimana cruciale per il disegno di legge sulle riforme costituzionali del Senato e del Titolo V. Il provvedimento è atteso in aula il 3 luglio mentre comincia il voto degli emendamenti (728 pagine) e dei subemendamenti (in tutto 581) presentati alle 20 proposte di modifica a firma dei relatori, Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto calderoli (Lega). I due si sono incontrati e, come ha confermato il senatore leghista, hanno "scaldato le candelette, adesso andiamo avanti come da programma". A seguire, la Finocchiaro ha incontrato il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Rimangono però ancora da sciogliere i due nodi più importanti della riforma che riguardano il Senato elettivo, con il subemendamento depositato e firmato da 37 senatori, tra cui 19 parlamentari della maggioranza del Pd, e la questione dell'immunità. Due punti nevralgici su cui non è stato ancora trovato un accordo e che dovrebbero essere affrontati non oggi. Parallelamente, intanto, rimangono ancora aperte le questioni in seno a quei partiti che sulle riforme hanno dato vita a una maggioranza extraparlamentare: Pd e Forza Italia. Il segretario democratico e premier Matteo Renzi cercherà di mettere ordine tra i dissidenti del partito domani incontrando a Palazzo Madama i senatori, mentre Silvio Berlusconi farà lo stesso con deputati e senatori giovedì. Obiettivo di entrambi i leader è quello far riprendere ai parlamentari la via maestra del patto del Nazareno. Voci di palazzo, inoltre, danno ormai per fissato un faccia a faccia Renzi-Berlusconi mercoledì in giornata.

Dal Movimento 5 Stelle, intanto, è stato il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, a battere un colpo e a invitare, via Twitter, il presidente del Consiglio a un secondo incontro.

Si' all'appello di Roberto Calderoli. Il Movimento Cinque Stelle ritira l'emendamento all'art.1 con il quale chiede che il Senato sia "eletto a suffragio universale diretto". Lo fa perche' questa proposta abbia più chance di passare. "Vogliamo che si arrivi con maggiore responsabilita' ad un voto che puo' essere uno spartiacque - spiega il capogruppo in Commissione, Giovanni Endrizzi - anziche' irrigidirci abbiamo deciso di ritirare l'emendamento" dopo la richiesta di Calderoli che ha insistito sul fatto che questa proposta emendativa all'art.1 del testo "anticipa la materia delle riforme che verra' esaminata piu' in la'". M5S chiede che il Senato sia eletto e sull'esito "non siamo ne' ottimisti nei'' pessimisti. Ma siamo responsabili", osserva il capogruppo Giovanni Endrizzi affinche' il principio passi.

Ma proprio sul confronto aperto e dedicato all'Italicum è stato invece Matteo Orfini, presidente del Pd, a dire su Rai3: "Se dopo un anno e mezzo di lavoro qualcuno cambia idea e vuole discutere insieme a noi delle riforme siamo felicissimi. Naturalmente si parte dal lavoro fatto in questi anni. Sulla legge elettorale io preferirei i collegi alle preferenze".

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