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Politica
Renzi fa le piroette come Berlusconi e Prodi


Di Gianni Pardo


Nel corso dei decenni abbiamo sempre visto un Primo Ministro privo di veri poteri destreggiarsi per tenere insieme la maggioranza e fornire una parvenza di giustificazione per avere tradito le più semplici aspettative dei suoi elettori. In proposito ricordiamo come due eroi della guerra di trincea Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Oggi purtroppo dobbiamo inserire nella lista anche Matteo Renzi. Già nel breve tempo in cui è stato a Palazzo Chigi ha dovuto più volte modificare la rotta e fare ardite piroette per sopravvivere. Ha stabilito scadenze impossibili per le riforme (“una al mese!”) che ovviamente non potevano essere rispettate e si è dovuto contorcere per farle dimenticare. Ma questo non è stato difficilissimo, perché, tanto, nessuno le aveva prese sul serio. Più grave è stato il cedimento al Nuovo Centro Destra quando, per concedere il proprio appoggio alla formazione del governo, esso ha preteso che l’iter della nuova legge elettorale (che rischia di spazzarlo via) fosse cronologicamente subordinato all’approvazione della riforma costituzionale riguardante il Senato e il Titolo V della Costituzione. Renzi ha disinvoltamente ceduto su questo punto e ovviamente Silvio Berlusconi e il suo partito hanno capito che il Ncd ha così ottenuto una scadenza lontanissima, per la legge elettorale. Ammesso che un giorno la si approvi. E infatti Forza Italia è ora disposta, all’occasione, a far cadere questo governo senza troppi rimpianti. Salvo sorprese, Renzi non è più un alleato. Neppure per la legge elettorale.

Ma qui si inserisce una notevole possibilità. Se – come molti dicono – Renzi è un giocatore di poker, potrebbe aver fatto un calcolo diverso. Riprendiamo la partita dall’inizio. Angelino Alfano dice: “O questo iter cronologico o non vi permettiamo di formare il nuovo governo”. E Renzi ora potrebbe rispondere: “O accettate questo immodificabile disegno di legge per la soppressione del bicameralismo perfetto, o fate cadere il governo e andate a casa subito. Poi vedremo se gli elettori vi premieranno”. Se così fosse, i dirigenti del Ncd avrebbero molto su cui riflettere. È vero che, se si andasse a votare con la legge proporzionale attuale, essi non sparirebbero. Infatti, anche con l’1% dei suffragi, entrerebbero in Parlamento. Ma quanto gli costerebbe la “colpa” di aver fatto cadere un governo che ha il favore degli elettori, quanto meno come speranza che “qualcosa cambi”?

E tuttavia, se accettassero il ricatto di Renzi, votando la riforma del Senato e subito dopo la nuova legge elettorale, rimarrebbero al governo per qualche mese ancora, ma non avrebbero più la golden share. Renzi potrebbe in qualunque momento congedarli ed andare a nuove elezioni, con una legge che lo favorisce nettamente mentre quasi condanna il Ncd.

Fra tutte queste mosse e contromosse scacchistiche – incluso lo scacco matto – non si è fino ad ora citato un elemento che gli anglofoni chiamano guts (intestini) e noi chiamiamo in un modo più volgare. Per giocare questa partita bisogna avere la forza di correre dei rischi, di “tirare le cuoia” piuttosto che “tirare a campare”. E questo carattere è così lontano dall’esperienza italiana che c’è da temere il peggio. In nome dell’interesse momentaneo tutti gli attori della commedia sono capaci di rinunciare a una buona parte di ciò che hanno sempre affermato come immodificabile e irrinunciabile. Un fulgido esempio di tutto ciò l’abbiamo avuto con il governo Monti, al momento della Riforma Fornero. Si era proclamato che si sarebbe modificato l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori checché ne dicessero i sindacati, contro venti e maree, e poi si è abbassata la testa per non correre rischi. E dire che quello era un governo sostenuto dalla sinistra, dalla destra e dall’opinione pubblica. Fu in quel momento che molti dissero: “Allora non c’è speranza”.

Matteo Renzi ha fatto di tutto per apparire come “uomo di un’altra pasta” e questo è il momento di dimostrarlo: l’economia internazionale gli sta facendo il favore di lasciargli giocare questa partita senza interferire e l’opinione pubblica nazionale gli ha concesso una enorme apertura di credito. Se riesce a vincere questa partita, dominerà la maggioranza, toglierà il pungiglione al Ncd, ritroverà l’alleato Berlusconi (che vedrà mantenuto il patto stretto prima ancora che si formasse il governo) e dominerà il suo partito, costretto a seguirlo come un cane riottoso al guinzaglio. I vantaggi sono enormi, e i rischi, anch’essi enormi, dovrebbero tuttavia essere stati già accettati. Cento volte il giovane sindaco ha detto che lui “ci mette la faccia”, che “o riesce o va a casa”, che “si gioca l’osso del collo”. Ora dovrebbe soltanto essere coerente con sé stesso. Ma di questa coerenza abbiamo perso l’abitudine e ci è rimasta soltanto la curiosità di vedere come andrà a finire.

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