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Politica
Accelerazione sulle riforme. In aula al Senato da giovedì pomeriggio

Almeno una settimana in più. Era questa la richiesta inoltrata dai senatori dissidenti sull'avvio in aula dell'esame del ddl sulle riforme, dopo che la presidente della commissione Affari costituzionali, Anna Finocchiaro, aveva chiesto il rinvio a domani dell'incardinamento del provvedimento, previsto dal calendario per stamani, poiché i lavori della commissione "si concluderanno entro oggi".

Alla fine la conferenza dei capigruppo ha stabilito che il ddl del governo approderà nell'aula del Senato domani pomeriggio alle 16.30. La discussione sul ddl proseguirà lunedì 14 luglio dalle ore 11 alle 22 senza interruzione, e proseguirà fino a giovedì 17 luglio. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissto alle 13 di martedì 15 luglio. Questa sera la commissione Affari costituzionali dovrebbe licenziare il testo.

Intanto, i relatori (assieme alla Finocchiaro, anche il leghista Roberto Calderoli) hanno presentato l'emendamento che recepisce l'accordo fra maggioranza e Forza Italia sulla scia del patto del Nazareno. Esso prevede che i senatori non vengano eletti dai cittadini bensì dai consigli regionali in proporzione della consistenza dei gruppi consiliari. La modifica prevede inoltre che scenda da 3 a 2 il numero minimo di senatori che ciascuna regione potrà avere nel futuro Senato.

Ma la 'fronda' di Forza Italia  - dove quasi la metà dei senatori non gradisce affatto l'accordo stretto con Matteo Renzi - non ha nessuna intenzione di retrocedere sulle riforme. Sul Senato di secondo grado composto da consiglieri regionali e sindaci, l'azzurro Augusto Minzolini avrebbe deciso si depositare un subemendamento che invece rilancia il Senato elettivo eletto a suffragio universale.

Fonti parlamentari spiegano che quella di Minzolini per ora sarà un'iniziativa personale in commissione ma che in aula in 30 dentro Fi sono già pronti a sottoscrivere un emendamento da far votare la prossima settimana. I senatori di Forza Italia critici verso il patto del Nazareno ribadiranno la loro contrarietà anche domani durante la riunione con Silvio Berlusconi. E diranno al leader che non hanno intenzione di votare questa riforma costituzionale. I punti del dissenso comprendono anche le modifiche ai referendum (aumento delle firme a 1 milione) e all'ipotesi che in aula il governo farà marcia indietro sul mantenimento dell'immunità parlamentare. Anche su questo sono quindi pronti emendamenti dei frondisti Fi da portare sui banchi di Palazzo Madama per non modificare le norme sui referendum popolari e per mantenere l'attuale articolo 68 della Costituzione.

Cambia il modo in cui viene eletto il presidente della Repubblica. La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato un emendamento al testo sulle riforme che modifica il quorum necessario ad eleggere il presidente della Repubblica spostando dal quarto al nono lo scrutinio nel quale è sufficiente la maggioranza assoluta. L’emendamento, presentato dal senatore del Pd Miguel Gotor, è stato approvato con il parere favorevole del Governo e dei relatori. Oggi l’articolo 83 della Costituzione prevede il quorum dei due terzi nei primi tre scrutini, mentre alla quarta votazione basta la maggioranza assoluta. L’emendamento approvato prevede invece il quorum dei due terzi nei primi quattro scrutini, che scende ai tre quinti nei successivi quattro e infine si abbassa dalla nona votazione alla maggioranza assoluta dei «grandi elettori». Grandi elettori Il testo approvato dalla Commissione modifica anche il numero dei grandi elettori: vengono cancellati, infatti, i tre rappresentanti di ciascun Consiglio regionale. Eleggeranno il capo dello Stato, quindi, solo i 630 deputati e i 100 senatori.] Cambia il modo in cui viene eletto il presidente della Repubblica. La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato un emendamento al testo sulle riforme che modifica il quorum necessario ad eleggere il presidente della Repubblica spostando dal quarto al nono lo scrutinio nel quale è sufficiente la maggioranza assoluta. L’emendamento, presentato dal senatore del Pd Miguel Gotor, è stato approvato con il parere favorevole del Governo e dei relatori. Oggi l’articolo 83 della Costituzione prevede il quorum dei due terzi nei primi tre scrutini, mentre alla quarta votazione basta la maggioranza assoluta. L’emendamento approvato prevede invece il quorum dei due terzi nei primi quattro scrutini, che scende ai tre quinti nei successivi quattro e infine si abbassa dalla nona votazione alla maggioranza assoluta dei «grandi elettori». Il testo approvato dalla Commissione modifica anche il numero dei grandi elettori: vengono cancellati, infatti, i tre rappresentanti di ciascun Consiglio regionale. Eleggeranno il capo dello Stato, quindi, solo i 630 deputati e i 100 senatori.

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