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Politica
Riforma del Senato, scontro tra il Pd e le opposizioni

Nessuna intenzione di apportare modifiche al ddl sulle riforme uscito dal Cdm, da assumere come testo base della commissione. Sarebbe questa, a quanto si apprende da fonti della maggioranza, la posizione del governo ribadita dal ministro Maria Elena Boschi che avrebbe addirittura ventilato l'ipotesi, in caso contrario, di sue dimissioni. Poi la smentita: nessuna minaccia di dimissioni: lo assicurano Fonti di Palazzo Chigi dopo le fibrillazioni sulle riforme. Il Cdm - notano le stesse fonti - ha approvato un testo sulle riforme, la maggioranza stasera lo sosterra'. Non cediamo ai ricatti di Calderoli.

Nella maggioranza oggi e' emerso con evidenza il caso dei Popolari di Mario Mauro che ritengono il testo del governo, cosi' come e', inaccettabile. Cosi' come il Gruppo delle autonomie vorrebbe un provvedimento che recepisca le modifiche emerse nel dibattito. Al lavoro sul provvedimento oggi sono stati i due relatori, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli. Per votare il testo base sono necessari 15 ok in commissione. Forza Italia sarebbe orientata a non votare il testo del governo, se diventa questo la base di lavoro per la Commissione e valutera' se dare il suo si' ad un eventuale odg dei relatori. Ad auspicare un testo condiviso anche il Pd Corradino Mineo: "Ogni volta che mi allontano - dice con una battuta - arriva una strana cosa" che cambia tutto. Votare il testo del governo? "Sarei molto in difficolta'", osserva

Botta e risposta a colpi di ordini del giorno in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama, dove, sulla riforma del Senato si sta cercando un difficile punto di incontro - per uscire dallo stallo - tra i contenuti del testo del governo e le modifiche richieste dall'opposizione. Tutto è stato rinviato a stasera alle 20.30, quando la commissione tornerà a riunirsi. "Si naviga a vista. In questo momento - ha spiegato la capogruppo di Sel, Loredana De Petris - i capigruppo stanno intervenendo per illustrare le modifiche che vorrebbero introdurre. Per ora non c'è un testo base ma solo l'odg presentato da Roberto Calderoli, che non verrà messo ai voti. Tuttavia, da quello che ho capito, anche la maggioranza di governo potrebbe presentarne uno proprio".

Impressioni confermate dal alcuni componenti di maggioranza della Affari Costituzionali, secondo cui ci sarebbe 'in giacenza' un odg elaborato dalla presidente della commissione Anna Finocchiaro che introduce una serie di variazioni rispetto al testo del governo e sul quale, assicurano, ci sarebbe l'accordo della maggioranza di governo. "Zanda - ha spiegato ancora De Petris - ha ribadito che il Pd vuole il testo del governo".

"A mia memoria - ha concluso la capogruppo di Sel - non mi ricordo precedenti analoghi, rispetto a quello che si sta vedendo in commissione che sta discutendo gli odg, prima di adottare un testo base. Tutto quello che stanno facendo mi sembra solo uno stratagemma che, oltretutto, visti i precedenti, porta pure sfiga. Basta ricordarsi dell'odg presentato in commissione Affari costituzionali sulla legge elettorale che servì solo a spostare la legge elettorale dal Senato alla Camera".

A quanto si apprende, la proposta di Calderoli, vicepresidente del Senato ed esponente della Lega Nord nonché 'padre' del Porcellum, è un ordine del giorno in vista dell'adozione del testo base sulle riforme, affinché la commissione Affari costituzionali assuma alcune chiare linee di indirizzo per il superamento del bicameralismo perfetto. L'ipotesi, dunque, è che ai commissari possa essere proposta l'adozione del testo messo a punto dall'esecutivo e in contemporanea possa essere proposto di votare l'odg in questione: 151 i senatori del nuovo Senato della autonomie e solo 400 i deputati.

Il rapporto di fiducia con il governo resterebbe alla Camera dei deputati che esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quello di controllo dell'operato del governo. Mentre il Senato - secondo la proposta - è "la Camera che rappresenta le Regioni e le autonomie" e "concorre nei casi e secondo  modalità stabilite dalla Costituzione, alla funzione legislativa ed esercita la funzione di raccordo tra lo Stato e le Regioni, le città metropolitane e i Comuni. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea. Esercita le funzioni di controllo dell'attività delle pubbliche amministratzioni di verifica dell'attuazione delle leggi dello Stato, nonché di controllo e di valutazione delle politiche pubbliche. Esprime pareri vincolanti sulle nomine di competenza del governo".

E ancora, il testo che prevede la riduzione a 400 del numero dei deputati stabilisce anche che il Senato delle autonomie venga composto "dai presidenti delle giunte regionali, dai presidenti delle Province autonome di Trento e di Bolzano, dai sindaci dei Comuni capogruppo di Regione e di provincia autonoma, nonchè da senatori regionali eletti in ciascuna regione. Il numero complessivo dei senatori è 151. Nessuna Regione può avere un numero di senatori regionali inferiori a 2. Il Molise ne ha 1, la Valle d'Aosta 1. La ripartizione dei seggi dei senatori elettivi regionali fra le Regioni" si effettua "in proporzione alla popolazione delle Regioni" stesse quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. In ciascuna Regione o Provincia autonoma i senatori sono eletti contestualmente all'elezione del rispettivo Consiglio regionale o di Provincia autonoma".

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