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Politica
Ripartire da Bonaccini e Zaia? Lasciamoci alle spalle il populismo “versatile” di Conte
(fonte Lapresse)

Siamo passati dalla classe politica più corrotta alla classe più politica più ignorante. Come uscirne? I partiti nazionali dovrebbero riconoscere la loro sostanziale disfatta, sia dalla parte del Governo che dell’opposizione. Nella gestione dell’emergenza Covid, soprattutto dopo la fine del lockdown (prima era facile chiudere tutto), hanno mischiato male la necessità di misure immediate e concrete con una visione prospettica quasi assente, cosa che invece sono riuscite a fare meglio le regioni, pur nella distinzione dei ruoli.

Intendiamoci, non tutte le regioni hanno operato allo stesso modo (sulla Lombardia occorrerà aprile un capitolo), però bisogna riconoscere loro una certa abilità nel far fronte alla situazione. Tornando alle questione nazionale, come ha scritto benissimo Sabino Cassese sul Corriere, il governo ha preferito elargire senza definire priorità (spiegandole) e soprattutto senza avviare subito (quale migliore occasione) un cambiamento radicale della pubblica amministrazione sburocratizzandola.

Non credo che sarà in grado di farlo in futuro, la compagine di governo è troppo inadeguata e basta un nonnulla per scatenare una crisi, come ad esempio è stato per la gestione della sanatoria dei migranti, problema si importante ma che ha tenuto fermo un decreto fondamentale per settimane che aveva un orizzonte ben maggiore. Sul Mes ancora oggi non si capisce cosa voglia fare il Governo, il quale pare stia osservando quello che fanno altri, peccato che questi altri hanno la possibilità di indebitarsi a condizioni che sono già molto migliori delle nostre; da noi si brinda invece per i Bot patriottici che costano ben di più del Mes.

Ora assistiamo alla polemica sulle garanzie statali a Fca, la quale chiede un prestito alla nostra principale banca con la legittima garanzia dello stato. Quindi? Fa così schifo un’azienda nata in Italia, che ha impianti in Italia, che un indotto enorme in Italia, che si sta fondendo con un grande player francese?

Non sarebbe meglio chiedersi perché i colossi multinazionali (e meno male che Fiat lo è diventato grazie a Marchionne) non considerino l’Italia abbastanza attrattiva? Detto che le condizioni per la garanzia non parlano di sede legale ma di altri requisiti più sostanziali, noi forse preferiamo elargire in silenzio altri 3 miliardi alla pattumiera Alitalia, italianissima, con sede legale in Italia che brucia milioni ogni giorni a carico del contribuente. Ecco dove sta il nostro fallimento: nella nostra incultura economica.

Qualcuno si è accorto poi che l’acclamato decreto dignità (frutto della fantasia grillina al potere) è stato messo in soffitta dal decreto rilancio? Tranquilli, a breve torneremo con qualche altro decreto per sconfiggere la nuova povertà che arriverà in massa quando le aziende potranno decidere, nei limiti della legge, se tenere o licenziare dipendenti. Fa ridere, infatti, che a fronte di una produzione industriale che crolla obblighiamo le imprese e tenersi stretti anacronisticamente i dipendenti peggiorando solo la possibile ripartenza.

Nei momenti di crisi infatti bisogna fare due cose: sostenere il reddito delle persone e dare ossigeno alle imprese, ognuno disgiunto dall’altro. Solo così si ricrea quella sana e libera circolazione delle idee e dei capitali che possono offrire un’occasione di ripartenza. Invece noi preferiamo sempre strizzare l’occhio al populismo con elargizione di massa e politiche di retroguardia che servono solo ad avere titoli sui giornali complici, preferiamo parlare a vanvera di Italianità come se il capitale avesse un passaporto. L’opposizione?

La lascerei lì a scovare i legami loschi delle nostre cooperanti, a dispensare ricette economiche i cui principi non farebbero passare l’esame di economia 1, a giocare sui social contendendosi il primato dei like. La sinistra guardi a Bonaccini, la destra guardi a Zaia, forse un giorno questi due signori potrebbero dare dignità ad una contesa politica che parta dalle competenze delle loro squadre di governo e opposizione creando le condizioni per un dibattito di idee su strumenti e politiche pubbliche, idee che guardino al futuro e non ai like, ai giovani (di cui si dimenticano i sindacati) e non ai “parassiti” di cui ci ha raccontato di recente Ricolfi, al mondo e non agli orticelli di un italietta bella, bellissima, ma sempre più marginale.

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