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Politica
Romani: "Opposizione forte ma intelligente. Fi non si divida"



Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

Qualcuno all'interno di Forza Italia, come Raffaele Fitto, dice che Silvio Berlusconi è troppo 'renziano'. Che cosa risponde?
"Non è affatto così e basterebbe leggere bene il mio intervento in aula al Senato nel dibattito sui mille giorni di Renzi. In quell'occasione ho criticato con forza i provvedimenti del governo e l'assenza di proposte in tema di riforma del lavoro, attacco al debito, svolta fiscale, per esempio, la flat tax".

E in politica estera?
"Il governo, come ho ricordato in Aula, ha avuto un atteggiamento troppo debole nei consessi internazionali laddove sono state decise le sanzioni nei confronti della Russia; non ha assunto una posizione da protagonista nella risoluzione della crisi in Libia, per non parlare del fallimento dell'operazione Mare Nostrum e domani Frontex Plus, una vera presa in giro".

Come è stata la reazione al suo intervento?
"E' stato applaudito da tutti i senatori del gruppo, compresi coloro che fanno riferimento all'onorevole Fitto. Questa è la posizione del partito e dei gruppi parlamentari. Non può poi, una parte, marcare la differenza solo per la voglia di rappresentare oggi una presunta componente di minoranza per immaginare di essere di maggioranza domani, quando il Presidente Berlusconi dovesse decidere di non occuparsi più di politica e del suo Paese".

Ma con il premier dialogate...
"Tutto ciò non ci ha impedito di partecipare convintamente al processo di riforme, come è stato deciso nell'incontro del Nazareno fatto da Berlusconi con Renzi. Due sono state le indicazioni: sistema monocamerale ed elezione di secondo livello. Il testo iniziale ha visto la nostra opposizione ferma ma intelligente, capace di trasformare fortemente il testo del governo. Questo abbiamo fatto".

Ovvero?
"Il Senato composto dai sindaci è diventato un Senato con rappresentanti eletti con criteri proporzionali dai consigli regionali, molto simile quindi al Bundesrat tedesco".

E sul lavoro?
"Assistiamo a una drammatica discussione all'interno del Pd. Per la prima volta da sinistra si avvia una riflessione critica sull'Articolo 18, anche se la legge delega è molto generica e confusa, soprattutto sulla parte delle tutele crescenti. C'è ancora molta incertezza e non si comprende cosa rappresenterà in futuro l'Articolo 18. Un'opposizione intelligente fa si che questo sia oggetto di  discussione. Noi siamo fermi sulle nostre posizioni, la flexsecurity, e la riforma del mercato del lavoro che va fatta. Morale: opposizione dura, chiara e trasparente. Ma anche intelligente con la quale contiamo di condizionare fortemente il governo, e, se necessario, di dividere la maggioranza laddove le posizioni divergono tanto da sfaldarsi, e supportare quel che resta della maggioranza per approvare i provvedimenti che condividiamo ed interessano al paese. Un'opposizione intelligente, appunto, da sempre è quella che non si ferma ad una contrapposizione ideologica e ottusa ma si adopera se è possibile portare a casa provvedimenti che ritiene nell'interesse del Paese. Noi, questo vogliamo fare".

Che cosa pensa delle voci su un partito Renzi-Berlusconi?
"A mio avviso è fantapolitica, il sistema bipolare è stato introdotto proprio da Berlusconi, fortemente bipolarista tutt'ora. Proprio perché siamo radicati su un sistema bipolare, come in passato, si è cercata una maggiore efficienza dell'assetto costituzionale e penso alla Bicamerale di D'Alema o al tentativo di coinvolgere la sinistra nel 2005, un dialogo fra i due poli per le riforme costituzionali".

Quindi?
"Non avrebbe senso un grande partito di centro neo-democristiano con Renzi e Berlusconi, perché tornerebbe la melassa della Prima Repubblica, dove vincevano sempre i soliti e l'opposizione, lì si che era una finta opposizione, ogni riferimento al compromesso storico è puramente casuale. La stabilità è un valore importante ma si garantisce solo con la vittoria di uno dei due schieramenti alle elezioni, con una legge elettorale di stampo maggioritario".

Sempre Fitto contesta anche la scarsa democrazia in Forza Italia...
"Quando vedo il dibattito interno voglio sempre ricordare il punto di partenza ovvero la scissione dell'Ncd, che avvenne su un documento che non sottoscrissero quelli che sono usciti dal partito e che indicava in Silvio Berlusconi l'unico leader. Anche Alfano parlava del suo futuro e la spaccatura è avvenuta perché non si sono accettati due vicesegretari rappresentativi di due sensibilità all'interno del partito. Ed allora si decise che si era ortodossi solo se si riconosceva di dare a Silvio Berlusconi tutti i poteri. Il Consiglio Nazionale, che è il massimo organo, ha dato a Berlusconi tutti i poteri e io da iscritto di Forza Italia non posso dimenticarmene".

Ma torna sempre il rapporto con Renzi...
"Se dal 18 gennaio il nostro leader ha voluto iniziare un percorso di riforma con il partito che è sempre stato alternativo a noi, io lo devo seguire. Per quanto riguarda il rapporto con il governo ho già risposto prima".

La scissione del Ncd fa ancora male...
"Berlusconi non si stanca di ricordare che siamo alternativi alla sinistra e lui è il punto di aggregazione degli italiani di Centrodestra. Peccato che altri non se lo siano ricordato e gente eletta nel pdl oggi è al governo con il Centrosinistra".

E il dibattito in Forza Italia sulla forma partito?
"Dobbiamo rispettare lo statuto, anche sul tema delle primarie. E dobbiamo portare la nostra bandiera in tutti i comuni italiani dove non siamo presenti. L'Italia non è solo quella delle città ma soprattutto quella dei tanti piccoli comuni. Da qui dobbiamo partire. Le primarie di coalizione sono necessarie quando non è chiara la scelta del candidato. In veneto, anche se con la Lega c'è qualche problema, penso che non ci saranno dubbi sul nome di Zaia candidato presidente, così come in Campania non ci sono altri nomi se non quello del presidente uscente Caldoro. Le primarie di coalizione vanno fatte dove non c'è un'indicazione precisa".

Quanto al partito?
"Non c'è nessuno come Berlusconi che vuole una maggiore democrazia, gente nuova e porte aperte. Tutte cose che condivido. Se il presidente non avesse questo obiettivo in testa non avrebbe creato i club, che si trasformeranno in comunità che in sintesi con gli organismi locali del partito e le migliaia di eletti nelle istituzioni locali sapranno ricostruire dal basso quel partito che dovrà ritornare fra la gente costruendo eventi, condivisione di valori e spirito di servizio nei confronti delle fasce più deboli".

E il rapporto con la Lega di Salvini?
"Salvini è un ragazzo irrequieto. Si colloca certamente nel Centrodestra, ma cerca fortemente autonomia. Con molte ragioni si accanisce contro Mare Nostrum che ci ha portato un'invasione di immigrati e rappresenta il disastro di Letta e Renzi; ha una posizione dura nei confronti dell'euro che oggi affligge i paesi che hanno problemi come l'Italia. La tentazione di proseguire da solo su posizioni di forte contrapposizione può risultare suggestiva, anche perché trova nei sondaggi riscontro in termini di consenso".

Ma...
"Ricordo a Salvini che o c'è un accordo con noi o Zaia non tornerà mai più ad essere governatore del Veneto. Ricordo a Salvini che in Lombardia o si governa con noi o Maroni va a casa. Il partito di lotta e di governo può fare comodo, l'opposizione responsabile come la nostra può essere scomoda, ma alla lunga è anche vincente".
 

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