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Rosatellum, Renzi e Berlusconi insieme per un “governo di necessità”?

Rosatellum, Renzi e Berlusconi insieme per un “governo di necessità”?
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Superando agevolmente l’esame della Camera il Rosatellum è già sulla dirittura d’arrivo per diventare la nuova legge con la quale si voterà alle prossime politiche. L’annunciata “trappola” del Senato? Nonostante le “puntualizzazioni” critiche di Giorgio Napolitano e le minacce dei soliti noti a sinistra e dintorni, sarà più o meno il replay del film visto a Montecitorio. Ma non è oro tutto quel che luccica e il boato levatosi dagli scranni del Pd alla Camera dopo la conta rischia di trasformarsi in una vittoria di Pirro. Il Rosatellum passa nel Palazzo ma resta un nodo che come un rospo non va né su né giù nel gozzo delle opposizioni e di gran parte degli italiani, certi di ritrovarsi come prima o peggio, con un altro Parlamento di nominati e con una nuova legge che, al di là delle promesse, non risolve il problema della governabilità. Realisticamente, sia per mancanza di numeri che per limiti politici, né il Pd renziano né il centrodestra a trazione berlusconiana saranno in grado di realizzare coalizioni nelle rispettive aree. Da qui il gioco delle tre carte con lo sbocco “obbligato” di un accordo – post voto – fra Renzi e Berlusconi, con una maggioranza di governo tutt’altro che omogenea nella visione del Paese e nei contenuti programmatici. Matteo Renzi nasconde la fragilità ideale che sottende la nuova legge nonché l’accordicchio che si riallaccia al Patto del Nazareno, difende il Rosatellumn parafrasando Lenin: “E’ poco, ma meglio di niente”. Insomma, un passo avanti, con la “fiducia” resa “necessaria” dalla situazione. Di fatto, lo strumento per tagliare le ali a qualsiasi possibilità di decollo politico-elettorale dei fuoriusciti dal Pd e delle sinistre-minestrone e sbarrare la strada verso il governo al M5S, un alt ai populisti di ogni tipo e colore. Non solo. Dopo questa tappa parlamentare del via al Rosatellum, il previsto flop del Partito democratico nelle elezioni in Sicilia alimenterà i mugugni ma non smusserà le ambizioni di Renzi. Con il Rosatellum dalle logiche del proporzionale, il segretario del pidì è certo che le prossime elezioni politiche non daranno un vincitore “assoluto”, invece renderanno centrale il suo partito nel gioco politico, da ricondurlo a Palazzo Chigi in una coalizione di governo con il partito di Berlusconi. Il rais di Arcore, da par suo, gioca su due tavoli: capace di fare la campagna elettorale pro centrodestra nella prospettiva di un esecutivo conseguente in caso di “pieno” alle urne; poi – mancando probabilmente i numeri e le condizioni per l’unità con Salvini&C – si renderà “disponibile” a una maggioranza di governo di “centro-sinistra” in nome, ovvio, della salvezza della… Patria. Di fatto Berlusconi punta al ruolo di “burattinaio” del nuovo teatrino, con Renzi premier “a comando” e magari – come già indica Denis Verdini (che residente in Italia potrà candidarsi all’estero grazie alla peggiorata normativa-beffa sui parlamentari esteri)  – con Gianni Letta sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Fantapolitica? Si vedrà. Certo è che, dato anzitempo “spennato” (Renzi) e “stracotto” (Berlusconi), sono invece proprio il capo del Pd e il capo di FI i registi di una operazione politica che si pone l’obiettivo di formare quel “governo di necessità” ben visto anche dal Quirinale per la presunta governabilità del Paese  mettendo così all’angolo – come già detto – le frange estreme di destra e di sinistra nonché i populisti del M5S. Vista così pare una operazione da manuale dell’arte nobile della politica. Nei fatti, una “gran furbata” di potere per il potere, una “conventio ad excludendum” a danno dei “nuovi barbari”, in primis il M5S. Già Renzi preme sul tasto del consenso al Pd come “voto utile”, con il disco che gira: “Noi unico argine ai populisti”. Ma il Partito Democratico è una casamatta sempre più chiusa e isolata, mal ridotta, tutt’altro che inespugnabile. Il “O noi o loro” di Matteo rischia l’effetto boomerang. A quel punto non sarà Silvio a salvarlo. E gli italiani? Disorientati e vieppiù delusi in una campagna elettorale al calor bianco.