Di Adriana Santacroce
Ha tolto la felpa per l’occasione. E ha sfoderato la classica camicia bianca, plasticamente icona dei nuovi leader e apprezzata tanto dai giovani quanto dai più anziani. Matteo Salvini si è giocato molto ieri a Bologna. La leadership del Centrodestra e il ruolo da principale avversario del premier. Quello che punta al ballottaggio con Renzi, per intenderci. E che spera di prendere più voti del M5S.
L’immagine conclusiva della manifestazione, con Berlusconi defilato e, in un paio di scatti, assente, fotografa i rapporti di forza all’interno della coalizione. Con Salvini protagonista e Berlusconi alleato. Ma, del resto, tutto questo era prevedibile. La manifestazione era della Lega e Berlusconi ha deciso all’ultimo di andare. In fondo, lo svuotamento di Forza Italia e il suo progressivo indebolimento non si evincono da queste immagini. Ma da un’altra, meno plastica ma più importante. La vera la novità politica della giornata.
Salvini ha virato al Centro. Ha lasciato i toni tipici da Pontida in Padania. Insieme alla camicia bianca ha sfoggiato una moderatezza sorprendente. E sarà questo, probabilmente, a modificare lo scenario politico in cui si trova.
La critica al Governo è stata feroce e puntuale. La politica economica renziana è stata smantellata dall’inizio alla fine come la battaglia sulle Unioni civili. Ma è sui temi caldi e radicali, cari alla Lega che il segretario ha svoltato.
Al grido ‘ruspe ruspe’, che la folla ha scandito, Salvini ha risposto con un: “noi non vogliamo le ruspe ma vogliamo costruire”. Eccolo, il leader leghista, uscire dal ghetto estremista per calarsi nella parte dello statista che vuole realizzare e non distruggere. E ancora. Al pubblico che inveiva contro l’immigrazione Salvini ha detto che non vuole muri ma un Paese aperto con delle regole precise. Fantastico! Risposte tipiche di un Centrodestra moderato ma che stridono con gli slogan leghisti a cui siamo stati abituati. Ecco perché parlo di svolta al Centro. Perché il segretario del Carroccio ha capito, finalmente, che una politica arroccata sul filo spinato e la chiusura non paga. Che posizioni di quel genere sono forti ma minoritarie in questo Paese. Che le elezioni, come ha compreso Renzi per primo, si vincono al Centro.
E il Centro Salvini lo cerca anche quando parla di Europa e di euro. Incalzato dalla Annunziata il leader leghista ha riconosciuto di non volere uscire dall’Europa ma di volerla cambiare. Ma, soprattutto, non ha più sventolato la bandiera dell’uscita dall’euro. ‘Non faccio battaglie contro i mulini a vento’, ha detto. ‘Sarà questa moneta a finire e noi ci stiamo preparando’. Come a dire, basta parlare di uscita dalla moneta unica e di ritorno alla lira. Stiamo qui dentro ma prepariamoci alla dissoluzione dell’euro, che, dice Salvini, riguarderà tutti.
Un bel cambiamento, va detto. Pensato e studiato per andare a pescare anche i moderati. Quelli che non stanno con Renzi e che non si riconoscono più in Berlusconi. Quelli che, magari, non votano più e che cercano valori di riferimento conservatori ma rassicuranti. Ho scritto più volte che Renzi, quando Salvini parlava di ruspe ed eurexit, stappava champagne. Ecco, ora forse Salvini può diventare più pericoloso perché può crescere e calamitare i voti dispersi a destra. Quello che deve preoccuparsi, però, è soprattutto Berlusconi. Renzi gli ha soffiato temi come il contante più libero, l’eliminazione della tassa sulla casa e dell’art. 18. Se ora Salvini gli rosicchia qualcos’altro al centro lui termina la sua corsa. Magari il Centrodestra può vincere. Ma Berlusconi finisce nell’angolo.
@AdriSantacroce

