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Politica

 

Di Angelo Maria Perrino

Calano tutti, cresce solo la nausea e il non-voto, vince solo Matteo Salvini. Ed è lui, l'altro Matteo, quello con l'orecchino, il nuovo fenomeno politico italiano. Il giorno dopo il mini-voto regionale, ad onta di interpretazioni di parte e interessate, volenti o nolenti è questa la notizia.

Sprofonda Forza Italia, crolla Grillo col suo Movimento 5 Stelle, vince ma non convince il dilaniato Pd di Matteo Renzi, irrilevanti e neanche pervenuti gli altri partiti, a cominciare dall'ambizioso ma opaco Ncd (salvo il 9% in Calabria legato però a fattori locali). E' un vero e proprio terremoto politico, sebbene sia un test locale, che aprirà nelle prossime settimane lacerazioni forti, discussioni e verifiche all'interno di tutti i partiti, a partire dal Pd dove la minoranza acquisisce nuovi e buoni argomenti per attaccare la leadership di Matteo Renzi e spingere sulla scisssione. Ma anche tra i grillini si percepiscono già segnali di contestazione della leadership dell'ex comico genovese, accusata di essere discontinua, verticistica e scollegata dal Movimento.

Ma è soprattutto nel centrodestra e nei suoi malfermi equilibri interni che si abbatte il ciclone Salvini. Il leader scamiciato grazie a una campagna elettorale intensa e pervasiva, porta miracolosamente il suo partito, che ansimava fino a un anno fa, al secondo posto in Emilia e quadruplica i voti rispetto alle Europee umiliando Forza Italia. E' un vero smottamento, locale ma con tendenze carsiche profonde che possono diventare nazionali.

Bravo Salvini a sfruttare il grande spazio apertosi nel centrodestra dall'appiattimento di Forza Italia su Renzi, in forza del Patto del Nazareno e del ruolo di strapuntino della maggioranza renziana assunto dall'altro partitino del centrodestra di Alfano e Lupi. Hanno sbagliato i tempi, Berlusconi e Alfano, sottovalutando l'altro Matteo e pensando di poterlo tranquillamente bloccare, uccidendolo nella culla. Salvini ha visto i suoi competitor-alleati intenti a polemizzare tra di loro ed è scattato in fuga. E ora sarà molto difficile riacciuffarlo.

Il successore di Bossi alla guida di una Lega rivisitata e completamente rinnovata ha un'audience nazionale (come dimostrano i suoi successi in tv). E i suoi temi, dalla flat tax alla riforma dell'euro, dal controllo dell'immigrazione alle critiche all'Europa, al referendum contro la Fornero (vedi la lunga video-intervista rilasciataci due settimane fa in occasione del lancio del nuovo Affaritaliani.it), ben comunicati alla gente attraverso slogan e parole d'ordine semplici ed efficaci, "passano" e bucano non solo il video ma anche l'attenzione dell'opinione pubblica, non solo del Nord. Ed è noto il piano di Salvini di sbarcare in tutto il Meridione.

Se i trend  sono questi, si conferma la mia tesi dei tre leader che si contenderanno il piatto della politica dei prossimi mesi e anni: Renzi, Salvini e Landini.

Renzi con il suo Pd assorbirà il grosso di Forza Italia e occuperà il centro. Salvini egemonizzerà il centrodestra intercettando ex An, Forzitalioti anti-Renzi e grillini di destra (ce ne sono e tanti). E Landini metterà insieme gli scissionisti del Pd e tutto quel che si muove a sinistra, da Sel a Tsipras a quel che resta di Rifondazione.

E' l'Italia tripolare, con tre uomini nuovi dalle grandi capacità di comunicare. Perché la politica oggi è prevalentemente questo: idee nuove certo, un buon orecchio e soprattutto comunicazione. La chiamano disruption e dalla società e dall'economia arriva anche alla politica: significa discontinuità e scompiglio.

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