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Salvini e “Africa beyond aid”. Dal Ghana a tutto il Continente

Intervista di Affaritaliani.it ad Alessandro Amadori, consigliere del vicepremier leghista Matteo Salvini

Salvini e “Africa beyond aid”. Dal Ghana a tutto il Continente

AFRICA BEYOND AID: UNA NUOVA POLITICA PER IL CONTINENTE AFRICANO

Intervista di Affaritaliani.it ad Alessandro Amadori, consigliere del vicepremier leghista Matteo Salvini

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                             Alessandro Amadori

Al di là della questione del controllo degli sbarchi, l’Africa è davvero importante per questo governo?
“Partiamo da un  presupposto: sia che decidiamo di chiudere le frontiere sia che prendiamo la decisione opposta, l’esito finale potrebbe comunque essere la distruzione della nostra “società aperta” europea. Se ci chiudiamo troppo, rischiamo di isolarci. Se apriamo indiscriminatamente, rischiamo di perdere la nostra stessa identità. La verità è che dobbiamo fare entrambe le cose: ripristinare il controllo delle frontiere, da una parte, e dall’altra aprirci a un nuovo rapporto di partnership e di costruzione comune del valore con i Paesi del grande continente africano”.

In pratica?
“La salvezza della società aperta europea dipenderà dalla nostra capacità di attuare un grande piano di investimenti (sia “macro” che “micro”) finalizzati al reale sviluppo economico e sociale dell’Africa. Possibilmente eco-sostenibile e in grado di tutelare la grande diversità culturale presente nel continente. Il modello della piccola impresa italiana sembra molto adatto a questo scopo. In ogni caso, il piano deve essere sufficientemente intenso da assorbire in misura significativa la (prevista) espansione demografica africana e, in un secondo tempo, da abbassare il ritmo di crescita della popolazione in questione”.

C’è davvero un’emergenza demografica?
“Che il problema sia urgente, non ci sono dubbi. Come ha ricordato fra gli altri Angelo Panebianco sul “Corriere della Sera”, ci si aspetta che l’Africa raddoppi la sua popolazione in pochi decenni. Secondo le più recenti stime ONU, nel 2050 la popolazione mondiale sfiorerà i 10 miliardi di individui. Di questi, 6 miliardi saranno costituiti da asiatici e 2 miliardi da africani. L’Asia ha da tempo intrapreso, in molte delle sue nazioni, un processo rapido e pervasivo di crescita sociale, economica, culturale. In Africa, tutto questo sembra ancora embrionale. Da cui le attese di una pressione demografica verso l’Europa che, sempre nel giro al massimo di qualche decennio, potrà diventare incontenibile. Quanto sta succedendo in Libia in questi giorni è un primo segnale”.

Quindi?
“Quindi l’Europa deve stimolare l’Africa a crescere. Non con un generico “piano Marshall” (una suggestiva metafora, ma non una strada percorribile tout court, dal momento che, come dice Panebianco, l’Europa di oggi non è l’America di ieri, né l’Africa di oggi è l’Europa del dopoguerra),  bensì con una politica europea di sostegno allo sviluppo più intensa, meglio coordinata, e probabilmente anche ridefinita in termini concettuali. E’ proprio la logica dell’”aiuto” in quanto tale, che va superata. Nella missione in Ghana di novembre 2018, il Vice Premier Matteo Salvini ha potuto approfondire questa interessante prospettiva con il presidente del Ghana, Nana Akufo-Addo, che può essere considerato come uno dei migliori interpreti di una nuova filosofia sintetizzabile nello slogan “Africa beyond aid” (portare l’Africa oltre la logica dell’aiuto)”.

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                                Salvini in Ghana

Perché proprio il Ghana?
“Perché dopo 60 anni di indipendenza, il Ghana si propone come un esempio di stabilità politica e di successo economico nella regione.  La chiave di questo successo sta anche, e forse soprattutto, nell’aver abbracciato l’audace missione di costruire “un Ghana al di là degli aiuti”, con lo scopo di ispirare più in generale “un’Africa al di là degli aiuti”. Aprendo il  paese a nuove forme di partnership con gli stati che intendono vedere nell’Africa non solo un problema, ma anche un’opportunità. L’ambiziosa sfida che si è posto il presidente Addo è di facilitare una positiva transizione per il continente africano nel suo complesso”.

Come riuscirci?
“Attivando partnership in cui il valore è co-costruito assieme, fianco a fianco: ripeto, non più solo “aiuto”, bensì progettualità condivisa. Lavorando sia sul fronte interno (la società ghanese) sia su quello esterno (i ghanesi nel mondo): per fare il solo esempio dell’Italia, nel nostro territorio risiedono stabilmente e pacificamente oltre 60.000 persone provenienti da quel paese. Questa diaspora va mobilitata e coinvolta, per costruire un ponte sociale, culturale ed economico fra le nostre economie e le nostre società. Non a caso, il governo ha promosso costituzione di una associazione bilaterale di amicizia fra Italia e Ghana, per concretezza sociale e culturale al nuovo spirito di collaborazione fra le due nazioni. Oltre, naturalmente, a una serie di investimenti infrastrutturali e produttivi (dell’ordine di grandezza di alcuni miliardi di Euro), ma anche formativi e socio-culturali. Il Ghana è solo un primo paese, e le iniziative accennate solo un primo, piccolo passo. Ma come recita proprio un proverbio cinese (e la Cina sta non a caso investendo fortemente in Africa), anche il più grande cammino inizia con un semplice passo. Se il modello funziona, lo si potrà estendere anche ad altri Paesi. E l’Italia, in questo processo, avrà un ruolo importante”.

Alessandro Amadori
Consigliere per l’Analisi Politica e Sociale
Vice Presidenza del Consiglio dei Ministri
Ufficio del Senatore Matteo Salvini