Matteo Salvini risponde alla pancia del Paese, soprattutto a lavoratori e piccole imprese della provincia italiana in difficoltà che lo hanno subissato di voti anche alle Europee.
Nonostante gli annunci delle agenzie di stampa che minacciano l’arrivo di una nuova lettera di infrazione Ue per il debito, in conferenza stampa il leader della Lega fa capire che prima viene l’espansione e il lavoro per gli italiani, poi i desideri della Ue e l’austerity, e cita come politica auspicabile l’Abenomics, la politica economica espansiva del primo ministro giapponese Shinzo Abe.
Nel nostro panorama asfittico di idee spunta il Giappone che i più estremi fautori dell’austerity economica paragonano ad una sorta di paradiso idealizzato dei Sovranisti.
Ma come funziona l’Abenomics? Ed è davvero un piano adattabile all’Italia?
Per semplificare l’Abenomics giapponese, attuata dal 2012 dal primo ministro Shinzo Abe, è una sorta di piano a metà strada tra le idee di due economisti storici, Milton Friedman e John Maynard Keynes.
Sono 3 i perni su cui l’idea si sviluppa: una politica fiscale espansiva con lo Stato che stimola la crescita economica attraverso imponenti investimenti pubblici di grandi e medie opere; una politica monetaria espansiva con l’immissione nel mercato di denaro liquido e con operazioni simili al quantitative easing attuato dalla Banca centrale europea di Mario Draghi (considerando che il Giappone ha il controllo della propria banca centrale); l’attuazione di un programma di riforme strutturali di lungo periodo che facilitino e semplifichino l’investimento privato, aumentino la concorrenza e riducano il numero di disoccupati.
Sul breve periodo il piano di riforma giapponese ha dato ottimi risultati dando anche l’impressione di poter risolvere molti dei problemi. Un po’ meno sul medio e lungo periodo, anche per la difficoltà riscontrata dal governo nell’attuare le riforme strutturali attese.
Il sistema di grandi imprese che si aggiudicano gli appalti pubblici in Giappone sono una cerchia ristretta e basano molto della loro azione su un controllo quasi totale del mercato, grazie anche alle relazioni profonde con il sistema bancario di finanziamento.
Ma con l’Abenomics il tasso di disoccupazione è sceso sensibilmente e anche oggi si attesta intorno al 2,4-2,5% (ai minimi storici), cifre inimmaginabili per l’Italia che ha tassi di disoccupazione del 10,7% oggi ma ha raggiunto anche il 13,1% nel recente passato. Il tasso di crescita del PIL in termini reali nel 2012 e 2013 risultava di +1,8% e +1,6% e nel 2015 del +2,1% e all’1,4% nel 2019, grazie soprattutto al deprezzamento della moneta corrente, lo Yen, che facilita le esportazioni. La tendenza però si è bloccata nel 2014 tornando negativa con il -0,1%.
Il piano ha procurato un aumento esponenziale del debito nazionale che è passato dal 60% al 253% del PIL, intorno agli 8.000 miliardi di euro. Ma il Giappone non corre rischi perché il meccanismo che governa il debito giapponese è totalmente diverso dal nostro. Il governo per rifinanziare il debito emette obbligazioni a tassi bassissimi, zero/negativi, e la Bank of Japan e gli investitori istituzionali le comprano a prescindere dal rendimento. Il debito è detenuto all’88% da istituzioni pubbliche o para pubbliche che non lo rivendono sul mercato secondario, impedendo così speculazioni, mentre la Bank of Japan controlla i tassi di interesse a lungo termine. In più il governo detiene per sé una larga quota di attività finanziarie che vanno a compensare il debito.
Un grande stimolo al piano del primo ministro Shinzo Abe è stata l’aggiudicazione delle Olimpiadi che si terranno a Tokio nel 2020.
Ma il piano giapponese non è tutto rose e fiori. Contemporaneamente agli interventi, il governo ha dovuto aumentare la tassazione e l’età pensionabile: si va in pensione a 70 anni e gli impiegati pubblici possono andarci volontariamente anche ad 80. Poi secondo il principale quotidiano giapponese, il Nikkei Shimbum, i due principali stimoli dell’Abenomics, cioè le Olimpiadi 2020 e la politica monetaria di Bank of Japan si concluderanno all’inizio del 2020, data in cui “i baby-boomers giapponesi saranno tutti over 75, portando le spese mediche a una crescita esponenziale” (questione ripresa anche dal sito idiavoli.com).
L’adattabilità all’Italia del piano giapponese non è comunque semplice. Nel caso si volesse farlo bisognerà scavare nella nostra proverbiale creatività per capire come.
Uno dei limiti più evidenti è che il nostro Paese non controlla la sua banca centrale, la Bce. Quindi il primo passo determinante sarà, sia per l’alleanza Sovranista europea sia per Salvini, poter incidere fortemente sul nome del successore di Mario Draghi alla Bce.
In più va compreso che l’Abenomics si inscrive nella filosofia di rigore e affidabilità alla base della società del Sol Levante, un sistema di valori non sempre così certo nei nostri gruppi dirigenti.

