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Salvini stretto tra Zaia e Meloni. Così nasce il ‘patto anti-inciucio’

Centrodestra, la verità sull’eurogol alla Lukaku della leader di FdI

Salvini stretto tra Zaia e Meloni. Così nasce il ‘patto anti-inciucio’
Giorgia Meloni
Un capolavoro. Un capolavoro politico di Giorgia Meloni. Non ci sono altre parole per definire il ‘patto anti-inciucio’ firmato dai tre leader del Centrodestra. In sostanza, si tratta di un impegno scritto nero su bianco e con le firme in calce di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, oltre ovviamente a…

Un capolavoro. Un capolavoro politico di Giorgia Meloni. Non ci sono altre parole per definire il ‘patto anti-inciucio’ firmato dai tre leader del Centrodestra. In sostanza, si tratta di un impegno scritto nero su bianco e con le firme in calce di Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, oltre ovviamente a quella di Giorgia Meloni, che impegna solennemente le tre principali formazioni politiche del Centrodestra a non fare alleanze al di fuori del perimetro della coalizione. Si spengono così definitivamente le ipotesi di un clamoroso ritorno della Lega con il Movimento 5 Stelle, o con una parte di esso, e di Forza Italia di flirtare con il Partito Democratico o con i movimento centristi come Italia Viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda.

Già prima delle elezioni politiche del 2018 la Meloni propose il ‘patto anti-inciucio’ ma alla fine fu l’unica del Centrodestra a firmarlo. E, guarda caso, dopo qualche mese Salvini andò al governo con i pentastellati e una buona parte di Forza Italia ha continuato a dialogare, in Parlamento e non solo, con ambienti di Centrosinistra. ‘The game is over’ con l’astuta mossa della giovane leader della destra italiana. Tutto nasce ai primi di luglio quando il presidente del Veneto Luca Zaia, deluso per la mancata attuazione dell’autonomia regionale, nonostante più di un anno con il Carroccio al potere, ha chiesto un impegno chiaro e definitivo da parte degli alleati sul federalismo.

Il Governatore uscente, forte dei sondaggi che danno la sua lista personale e la Lega intorno al 65%, non aveva alcun bisogno di stringere alleanze con Fratelli d’Italia e Forza Italia per vincere le Regionali del 20-21 settembre. Ma ha alzato la voce e ha preteso parole inequivocabili che dovevano arrivare prima della presentazione delle liste elettorali (tra venerdì e sabato alle ore 12). Ed è qui che la Meloni ha colto la palla al balzo. Per dare il suo ok all’autonomia veneta e non solo ha chiesto e preteso che nell’accordo venisse inserito anche il presidenzialismo (che a Zaia non interessa) e, con un eurogol che vale quasi la vittoria in finale di Champions Leaugue, anche il ‘patto anti-inciucio’.

Salvini avrebbe voluto muoversi su due binari distinti – regionale ora e nazionale dopo, quando ci saranno le elezioni politiche – ma la fermezza della Meloni è stata decisiva per mettere tutto insieme, pena la clamorosa rottura in Veneto. Rottura che non sarebbe importata più di tanto a Zaia, ma che avrebbe penalizzato il segretario leghista sia come immagine a livello nazionale sia nelle altre sfide del 20-21 settembre, Toscana in testa, dove punta tutto per tentare la spallata al governo Conte-Di Maio-Zingaretti-Renzi-Speranza. Ed è così che Salvini, per non far saltare l’intesa su Zaia, con le ripercussioni nelle altre Regioni, ha dovuto accettare le condizioni della Meloni subito e quindi anche il presidenzialismo e soprattutto il ‘patto anti-inciucio’.

Il testo è uscito oggi, poco prima della chiusura delle liste elettorali, ma è stato rivisto e limato nei minimi particolari per settimane con incontri, messaggi, mail e telefonate non sempre dai toni distesi. Il ruolo di Berlusconi – spiega uno dei partecipanti alla stesura dell’accordo – è stato abbastanza marginale. Stretto dall’alleanza per le Comunali 2021 tra Pd e M5S e dall’irrilevanza dei renziani nei sondaggi, all’ex Cavaliere non è rimasto che firmare l’intesa, facendo inserire il punto sulla riforma della giustizia.

Alla fine, per usare una metafora molto di attualità, in vista della finale di Europa League di venerdì tra Inter e Siviglia, quello della Meloni è stato un eurogol alla Lukaku, che, anche se non vale la Champions League (vittoria alle elezioni) è comunque un prestigioso trionfo. Ai nerazzurri (ce ne sono tanti) di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia lasciamo gli scongiuri.