La Procura di Milano ha chiuso le indagini su Daniela Santanchè e altri indagati per i dissesti di Bioera e di alcune società del gruppo Ki. Le accuse ipotizzate comprendono bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Santanchè-Bioera: compensi distribuiti mentre perdeva capitale
I pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini a Daniela Santanchè e ad altre persone, tra cui la sorella Fiorella Garnero e l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro.
Bioera, società quotata e dichiarata fallita nel dicembre 2024, è stata presieduta da Santanchè dal 2012 al 2022. Secondo l’impostazione accusatoria, dal 2018 al 2023 sarebbero stati distribuiti compensi per oltre 2,1 milioni di euro, definiti dagli inquirenti “del tutto sproporzionati”.
La contestazione prende in considerazione anche la perdita del capitale sociale registrata nel 2019 e la situazione riportata nei bilanci successivi. I pm ritengono che quelle erogazioni abbiano contribuito a sottrarre risorse a una società già in difficoltà.
Le contestazioni sono formulate a vario titolo. Non tutti gli indagati rispondono quindi delle stesse condotte o degli stessi reati.
Santanchè-Bioera: bancarotta, falso in bilancio e truffa allo Stato
L’inchiesta coinvolge i fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria Srl. Le ipotesi indicate dalla Procura comprendono bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Il capitolo sulla truffa riguarda l’accesso a risorse pubbliche e agevolazioni che, secondo l’accusa, sarebbero state ottenute sulla base di presupposti non corretti. Gli investigatori hanno esaminato documentazione societaria, flussi finanziari, bilanci e decisioni degli amministratori.
Per il falso in bilancio, l’attenzione è rivolta alla rappresentazione della situazione economica e patrimoniale delle società. La Procura dovrà dimostrare che eventuali dati non veritieri siano stati inseriti consapevolmente e che abbiano alterato in modo rilevante l’informazione destinata a soci, creditori e mercato.
La bancarotta richiede invece di accertare se denaro o beni siano stati distratti, dissipati oppure sottratti alle garanzie dei creditori prima del fallimento.
Santanchè-Bioera: cosa succede dopo la chiusura delle indagini
Con la notifica dell’avviso, gli indagati possono depositare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati. La difesa può contestare la ricostruzione della Procura e fornire spiegazioni sulle singole operazioni.
Terminata questa fase, i pm possono chiedere l’archiviazione per alcune posizioni oppure formulare una richiesta di rinvio a giudizio. Sarà quindi un giudice a valutare se esistano elementi sufficienti per aprire un processo.
Santanchè e gli altri indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva. L’avviso di conclusione delle indagini contiene la ricostruzione dell’accusa, non un accertamento giudiziario della responsabilità.

