La sconfitta del Sì al referendum sulla giustizia ha avuto conseguenze politiche. Sono arrivate le dimissioni della capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, e del sottosegretario di via Arenula, Andrea Delmastro. Ma la premier Giorgia Meloni in una nota ha aggiunto: “Auspico che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal ministro del Turismo, Daniela Santanchè“.
La risposta a questa richiesta da parte della diretta interessata non è arrivata: per il momento Santanchè fa muro e non intende dimettersi. In queste ore sono in corso varie interlocuzioni con la ministra per portarla al passo indietro richiesto, ma non si esclude anche un passaggio parlamentare per definire la questione. Intanto si lavora già al nome del possibile successore e – secondo quanto risulta ad Affaritaliani – in pole position ci sarebbe un big della Lega: Luca Zaia, ex governatore del Veneto, in forte ascesa per entrare nel governo Meloni. Naturalmente tutto andrebbe poi ribilanciato politicamente, visto che anche Forza Italia reclama più peso nell’esecutivo. Trattative in corso a Palazzo Chigi, ma prima c’è da risolvere la “grana” Santanchè.
Una grana che in realtà va avanti da mesi e che ha portato diverse figure della maggioranza, anche molto vicine alla ministra, ad esporsi personalmente. Come il presidente del Senato Ignazio La Russa che a gennaio, incrociato dai giornalisti alla presentazione a Palazzo Brancaccio del libro su Donald Trump dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano, aveva mostrato insofferenza sul tema: “Basta, non ne posso più di parlare sempre dello stesso argomento“, aveva detto, aggiungendo che “l’amicizia prescinde dal fatto politico, sia che rimanga ministra sia che non sia ministra”. Un atteggiamento che, pur senza segnare una rottura, indicava già un raffreddamento dei toni, segno di come qualcosa nel “termometro” del centrodestra sulla vicenda stesse cambiando.

