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Sbarra: “Altro che propaganda, la ZES Unica sta cambiando il volto del Mezzogiorno”. L’intervista

Il sottosegretario al Sud rivendica i risultati della ZES Unica, respinge le accuse di propaganda e rilancia la strategia del Governo: credito d’imposta stabile, nuovo Dipartimento per il Mezzogiorno, giovani, lavoro e ruolo centrale del Sud nel Mediterraneo

Sbarra: “Altro che propaganda, la ZES Unica sta cambiando il volto del Mezzogiorno”. L’intervista
Luigi Sbarra

Parla il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega per il Sud

Luigi Sbarra, calabrese doc, una lunghissima militanza nella Cisl iniziata come operatore territoriale a Locri nella Federazione dei braccianti agricoli, e conclusa da segretario generale nel gennaio 2025 per sopraggiunti limiti di età, nominato sottosegretario al sud dal governo Meloni, difende a spada tratta la Zes unica, che proprio un suo ex collega Pierpaolo Bombardieri segretario della Uil, che l’ha definita “pura propaganda” di recente. Una misura che sta mostrando invece di essere un modello di crescita per tutto paese.

Sottosegretario Sbarra i numeri della Zes unica parlano chiaro, oltre 1300 autorizzazioni uniche, 22.000 nuovi posti di lavoro, 8 miliardi di euro di investimenti generati, come spiega questi risultati così positivi?

La scelta del Governo Meloni di superare la frammentazione delle precedenti ZES e di istituire una ZES Unica per tutto il Sud si è rivelata una decisione strategica. I numeri citati sono il frutto dell’introduzione di procedure più semplici, tempi certi e drasticamente ridotti e un interlocutore unico, che ha consentito di offrire agli investitori un quadro più chiaro e competitivo.

Dal gennaio 2024 ad oggi sono state rilasciate 1.370 Autorizzazioni Uniche ZES, che hanno sostenuto circa 8 miliardi di euro di investimenti e oltre 22.000 ricadute occupazionali, con una riduzione delle tempistiche medie da oltre 100 giorni a circa 60, a seconda della complessità dell’intervento. Parallelamente, il credito d’imposta è stato significativamente rafforzato, mobilitando nel biennio 2024-2025 oltre 12,5 miliardi di euro di investimenti privati attraverso più di 17.000 domande presentate dalle imprese.

Secondo le stime di Ambrosetti, considerando complessivamente gli effetti delle autorizzazioni uniche e del credito d’imposta, l’impatto economico generato dalla ZES Unica dalla sua introduzione supera già i 55 miliardi di euro, con circa 60.000 ricadute occupazionali. Questi numeri ci dicono che il Mezzogiorno non è più visto soltanto come un’area da sostenere, ma come un territorio in cui conviene investire, produrre e creare occupazione. Naturalmente non ci accontentiamo: il nostro obiettivo è consolidare questa crescita, attrarre nuovi investimenti nazionali e internazionali.

Eppure, all’inizio quando Raffaele Fitto propose questa misura ci furono critiche, e ancora adesso il segretario della Uil Bombardieri l’ha definita propaganda, cosa risponde a queste critiche?

Mi lasci dire che sono i risultati a dover essere valutati. E oggi gli investimenti, le autorizzazioni e i posti di lavoro non sono propaganda: sono fatti. Abbiamo messo in campo un cambiamento che il sistema produttivo del Sud chiedeva da anni.

Il Governo sta accompagnando la ZES con interventi sulle infrastrutture e sulle politiche per l’occupazione, perché lo sviluppo del Sud non può basarsi su una sola misura ma su una strategia complessiva. La ZES Unica sta dimostrando che sviluppo, lavoro e coesione territoriale possono procedere insieme, e questa è la direzione che il Governo intende continuare a perseguire.

Per programmare investimenti di lungo periodo, le aziende hanno bisogno di certezza sulle agevolazioni. Il credito d’imposta ZES diventerà una misura stabile e pluriennale?

Il Governo , pienamente consapevole dell’esigenza di garantire certezza e continuità, ha già reso lo strumento del credito d’imposta pluriennale, come sollecitato anche dal mondo delle imprese. In tal senso, nella scorsa legge di bilancio è stato finanziato per il triennio 2026-2028. 

In questo modo gli investitori possano programmare le proprie scelte con maggiore serenità, evitando incertezze che rischiano di rallentare nuovi progetti. La direzione è quella di consolidare gli strumenti che stanno generando occupazione, attrazione di capitali e crescita economica nel Mezzogiorno. Chi investe al Sud deve sapere che la strategia di rilancio del Mezzogiorno non è una misura temporanea, ma una priorità strutturale dell’azione di Governo.

Ma il progetto di allargarla a tutta Italia, in cosa consiste esattamente, e può diventare realtà?

L’esperienza della ZES sta producendo risultati concreti e per questo viene guardata con interesse anche al di fuori del Mezzogiorno. Quando una riforma funziona, è naturale chiedersi quali aspetti possano essere replicati. Oggi si sta valutando la possibilità di trasferire ad altre aree del Paese alcuni elementi che hanno reso efficace la ZES Unica, in particolare quelli relativi alla semplificazione amministrativa.

Tutte le imprese italiane chiedono procedure più snelle, tempi autorizzativi più rapidi e maggiore certezza nei rapporti con la pubblica amministrazione. Sono obiettivi che possono rafforzare la competitività dell’intero sistema produttivo nazionale. Diverso è il tema delle agevolazioni fiscali. Su questo ritengo sia giusto mantenere l’attuale impostazione, perché il Mezzogiorno continua ad avere bisogno di strumenti specifici per colmare divari economici e infrastrutturali che si trascinano da decenni. La funzione degli incentivi è proprio quella di rendere più attrattivi territori che partono da condizioni oggettivamente più difficili.

Lei proviene da una lunga esperienza sindacale. In che modo questa esperienza influenzerà le politiche per il Sud, soprattutto sul terreno della qualità del lavoro, della formazione e dell’occupazione giovanile e femminile?

La mia esperienza mi ha insegnato che, ancor più al Sud, lo sviluppo deve passare dalla qualità del lavoro, dalla formazione e dalla valorizzazione del capitale umano. Dobbiamo creare le condizioni affinché i giovani possano costruire il proprio futuro al Sud e  sempre più donne possano accedere al mercato del lavoro, contribuendo alla crescita economica e sociale dei territori.

La sfida è colmare lo “skill mismatch”, favorire l’incontro tra competenze e imprese, sostenere l’innovazione e rafforzare il dialogo con tutti gli attori del territorio. Solo così potremo trasformare gli investimenti in occupazione stabile e qualificata, offrendo opportunità concrete a chi oggi è troppo spesso costretto a cercarle altrove.

Parliamo del nuovo Dipartimento Sud, la cui guida è stata affidata all’avvocato Giosy Romano, già a capo della struttura di missione Zes, evidentemente anche al nuovo dipartimento si vuole dare un segnale forte di efficienza e produttività, visto il grande lavoro svolto dalla struttura di missione della Zes unica, che Romano guida da due anni?

Il Dipartimento per il Sud rende strutturale un modello amministrativo che ha già dimostrato di funzionare. L’esperienza maturata con la Struttura di Missione ZES ha prodotto risultati significativi e meritava una prospettiva più stabile e duratura, superando il carattere temporaneo che quella struttura aveva per sua natura. La scelta di affidare all’avv. Romano la guida del nuovo Dipartimento garantisce continuità e rafforza un modello amministrativo che ha già dimostrato di funzionare. 

Sottosegretario, quali compiti e prerogative avrà nello specifico il nuovo Dipartimento per il Sud e quale cambiamento concreto intende imprimere alle politiche per il Mezzogiorno, che ora dovrà fare i conti con la conclusione del Pnrr, che ha certamente dato un contributo alla sua crescita?

Il nuovo Dipartimento ha il compito di coordinare e rendere più efficaci le politiche per il Mezzogiorno, assicurando continuità agli strumenti che hanno dato risultati positivi negli ultimi anni. La vera sfida è accompagnare la crescita del Sud anche oltre la stagione del PNRR.

Il Piano ha rappresentato un’opportunità straordinaria e ha contribuito ad accelerare investimenti e modernizzazione. Ora dobbiamo consolidare quei risultati, rafforzare la capacità amministrativa dei territori e utilizzare in modo sempre più efficace le risorse disponibili. Il Mezzogiorno deve essere considerato una leva strategica per la competitività dell’intera Nazione, ed è questa la missione che il nuovo Dipartimento è chiamato a perseguire.

Punterete molto su innovazione e formazione per incentivare i giovani a restare. Lei pensa che la strategia di Fitto del right to stay possa essere un valido aiuto anche per fermare lo spopolamento di alcune zone del Sud Italia?

La strategia del “right to stay” può rappresentare uno strumento importante anche per contrastare lo spopolamento di molte aree del Sud, a condizione che non venga interpretata come una misura assistenziale, ma come una vera politica di sviluppo. L’emigrazione giovanile non riguarda soltanto il Mezzogiorno.

L’Italia nel suo complesso continua a perdere giovani, laureati e competenze verso altri Paesi. Per questo il “right to stay” deve diventare una strategia nazionale. L’obiettivo non è impedire ai giovani di andare altrove, ma metterli nelle condizioni di scegliere liberamente se restare, partire o tornare.

Una scelta libera è sempre il miglior indicatore della qualità delle opportunità offerte da un territorio.  Il Governo sta investendo anche in istruzione, formazione, servizi per le famiglie e politiche abitative, con l’obiettivo di rendere i territori più attrattivi, inclusivi e capaci di sostenere i progetti di vita delle nuove generazioni.

Il Mezzogiorno può diventare una piattaforma strategica nel Mediterraneo per energia, logistica, industria e nuove tecnologie. Qual è la visione del Governo per i prossimi cinque anni e quale risultato vorrebbe poter indicare come il vero successo del suo mandato?

Il Mezzogiorno ha tutte le caratteristiche per diventare una piattaforma strategica nel Mediterraneo per energia, logistica, industria e innovazione tecnologica. La visione del Governo Meloni per i prossimi  anni è quella di valorizzare questa vocazione naturale, trasformando il Sud in uno dei principali motori della crescita nazionale e un ponte tra Europa, Mediterraneo e Africa.

Per raggiungere questo obiettivo stiamo investendo da un lato nella competitività del sistema produttivo, con la Zes Unica e l’avvio dell’elaborazione del Piano Strategico per il Sud, dall’altro nelle infrastrutture materiali e immateriali: dall’Alta Velocità ferroviaria ai collegamenti regionali, dalla modernizzazione dei porti alla digitalizzazione della logistica, fino alle infrastrutture energetiche necessarie per accompagnare la transizione ecologica.

Il Mezzogiorno dispone già di asset strategici di rilievo internazionale, come i porti di Cagliari, Augusta, Gioia Tauro, Taranto, Napoli, Bari, che possono rafforzare ulteriormente il ruolo dell’Italia nelle grandi rotte commerciali del Mediterraneo. La nostra visione è quella di un Mezzogiorno sempre più connesso, sostenibile e attrattivo, capace di affermarsi come hub energetico, commerciale, logistico e industriale europeo.

In questo quadro si inserisce anche il Piano Mattei, che rafforza il ruolo dell’Italia come partner strategico dei Paesi africani e vede nel Sud la naturale piattaforma di collegamento tra le due sponde del Mediterraneo. Un Sud più forte e competitivo non rappresenta soltanto un’opportunità per le regioni meridionali, ma una leva strategica per lo sviluppo dell’intera Nazione e per il posizionamento dell’Italia nelle nuove sfide geopolitiche globali.