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Politica
Scalfari ossequia Berlinguer, PCI e "nasconde" il ruolo del Psi nella evoluzione del riformismo italiano
Eugenio Scalfari (Lapresse)

Nelle tre pagine-che “La Repubblica” ha dedicato, sabato, al dialogo su “Il riformismo e i giornali” tra il fondatore, Eugenio Scalfari, 96 anni, e l’attuale direttore, Maurizio Molinari, 56 anni- non è stato fatto neppure un accenno al Partito Socialista Italiano (PSI), nato a Genova il 14 agosto 1992 e morto a Roma, travolto dalle macerie di Tangentopoli, il 12 novembre del 1994.

Sulla omissione, grave, ha pesato l’odio nutrito da Scalfari, anche Post-mortem, nei confronti di Bettino Craxi (1935-2000).I risentimenti personali non dovrebbero pesare sulle analisi della politica e della storia, nè provocare vere e proprie distorsioni. Come quelle che hanno spinto Scalfari a ossequiare il comunista Enrico Berlinguer (1922-1984), definito una delle “figure-chiave” del riformismo. “Il segretario del PCI- dice Scalfari a Molinari-voleva un partito separato da Mosca. Aldo Moro (1916-1978), da parte cattolica, raccolse il pensiero, che fu di Alcide De Gasperi (1881-1954), e portò avanti lo stesso disegno riformista del politico sardo”.In realtà, il primo dialogo tra riformisti e cattolici, “dimenticato” da Scalfari, fu quello avviato, nei primi anni 60, tra il leader della Dc, Moro, e quello del Psi, Pietro Nenni (1891-1980).

E, nel dicembre 1963, quel dialogo portò alla formazione del primo governo organico di centro-sinistra, presieduto da Aldo Moro, con Nenni vicepresidente del Consiglio.Il nuovo esecutivo venne salutato come l'avvio di una significativa fase storica, nella vita politica del Paese e attuò importanti riforme.Nell’intervista di Scalfari a Molinari, il riformismo viene presentato come chiave di lettura dell’Italia del secolo scorso. Ma vengono, completamente, ignorati tutti i leader del Psi, non solo Nenni e Craxi. Ci sono anche degli errori, nell’articolo. Scalfari parla di un suo incontro con Moro, prima dell’accordo DC-PCI e del sequestro del Presidente della Dc, nel 1978. E aggiunge che, all’epoca, non c’era più Berlinguer, il quale, in realtà, morì 6 anni dopo, nel 1984, dopo un collasso, durante un comizio, a Padova.

Il fondatore de “La Repubblica” ha omesso di ricordare che, nel 1968, quando i giudici misero sotto inchiesta don Eugenio e Lino Jannuzzi, per gli articoli, vergati su “L’Espresso”, sul presunto golpe del generale Giovanni De Lorenzo (1907-1973), i due giornalisti vennero candidati al Parlamento, nelle liste del Psi, ed eletti.Nel 1972, Scalfari si ricandidò, a Milano, e non venne rieletto, per pochi voti. La cronaca dell’episodio, che fece perdere a don Eugenio i voti indispensabili per tornare a Montecitorio, fu stampata, in prima pagina, dal “Corriere della Sera”. Si raccontava come il deputato, invitato a spostare la propria auto, in divieto di sosta, nei pressi della stazione centrale, avesse risposto al vigile : “Lei non sa chi sono io !”.

Bettino Craxi, al quale un compagno del Psi aveva riferito il fatto, convinse il redattore-capo del “Corriere” a pubblicare la notizia in prima pagina. Scalfari fece, davanti agli elettori milanesi, una pessima figura, che gli costò la rielezione.Anche questa, pur se non sembra, è storia. A quel lontano giorno del 1972 risale, infatti, l’inizio dell’odio, nutrito da “Barbapapà” nei confronti del leader socialista, a cui Scalfarì preferì il segretario del PRI, Ugo La Malfa (1903-1979), poi Enrico Berlinguer e, dopo la morte del capo del PCI, primaCiriaco De MIta, DC, e infine il post-comunista Walter Veltroni.

Come spiega Paolo Guzzanti, ex deputato di Forza Italia, che ha conosciuto bene i due “nemici”, “se Craxi aveva un padre siciliano, Scalfari ne aveva uno calabrese. E scoppiò, sia pure con i toni alti e storici della politica, una faida tra i due, che coinvolse mezza Italia, schierata con Eugenio, e mezza Italia, schierata con Bettino”.E dunque, 20 anni dopo la morte di Craxi, i lettori de “La Repubblica”hanno... scoperto che il partito storico del riformismo italiano del secolo scorso, il PSI, non ci azzecca nulla....con il riformismo. Il vero leader sarebbe stato Berlinguer, sconfitto da Craxi, sul terreno dell’innovazione e del rinnovamento della sinistra, come hanno ammesso numerosi politici e storici, anche di matrice comunista.Pietro Mancini

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