La parte che ha fatto infuriare maggiormente il Partito Democratico delle ultime interviste, a quotidiani sia italiani che esteri di Matteo Renzi, non è tanto l’ennesima minaccia di far cadere il premier Giuseppe Conte, quanto quelle parole serafiche con il quale il leader di Italia Viva si dice certo che si troverebbe in Parlamento un’altra maggioranza (“La bussola per il Presidente della Repubblica è la Costituzione. E la Costituzione dice che si verifica se c’è una maggioranza in Parlamento. Spero che non si arrivi a tanto ma se si arrivasse lì, scommetto sulla presenza di un’ampia maggioranza parlamentare. Penso che voteremo per le Politiche nel 2023”, ha affermato l’ex rottamatore).
Insomma, sembra proprio che Renzi stia preparando lo scenario per gennaio, subito dopo l’Epifania, quando, una volta approvata la Legge di Bilancio per il 2021 e quindi evitato l’incubo dell’esercizio provvisorio e una volta instradato il cammino del Recovery Plan, con o senza cabina di regia, potrebbe davvero aprirsi la crisi di governo. Che Conte, come fu con Salvini, vorrebbe assolutamente parlamentarizzare. In sostanza non andrebbe mai, come fu nell’agosto del Papeete, al Quirinale a dimettersi, ma pretenderebbe un voto palese di sfiducia in Aula.
I Dem però non ci stanno. “Non se ne parla nemmeno”, sbotta un senatore molto vicino al capodelegazione al governo Dario Franceschini. “Se cade Conte si vota. Punto, senza se e senza ma. Punto”, scandisce un deputato di lungo corso che fa direttamente riferimento al segretario Nicola Zingaretti. Il Pd ce la sta mettendo tutta per trovare la sintesi, come ha spiegato anche oggi Andrea Orlando, “no agli strappi” – messaggio a Renzi, ma “decisioni condivise da tutti” – segnale a Conte.
Ma la situazione diventa sempre più difficile, considerando anche la lenta ma inesorabile erosione dei gruppi parlamentari grillini. E’ vero che molti M5S diventano ex ma poi difficilmente votano contro il governo, visto che in caso di elezioni anticipate non avrebbero alcuna chance di tornare in Parlamento, ma avanti di questo passo tenere unita la maggioranza, soprattutto nelle commissioni anche di Montecitorio e non solo di Palazzo Madama, diventa un’impresa sempre più ardua.
“Renzi vuole Draghi o Cartabia premier? No, dopo questo governo ci sono solo le elezioni. Nessun esecutivo con pezzi del Centrodestra e nemmeno un traghettatore fino alle urne come si è lanciato oggi a proporre perfino Salvini”, spiegano altre fonti Dem. Il messaggio che arriva dal partito di Zingaretti è chiarissimo. Destinatari Renzi ma anche i riottosi del Movimento 5 Stelle: o resta questo governo e si trova la quadra per andare avanti o elezioni anticipate tra fine marzo e inizio aprile, comunque prima dell’avvio del semestre bianco del presidente della Repubblica.
In caso di voto il Pd sarebbe pronto a costruire un’alleanza europeista e anti-sovranista con la parte ‘responsabile’ dei 5 Stelle (Di Maio), la sinistra di LeU e altri movimenti e partiti progressisti ed ecologisti. Non, ovviamente, con l’eventuale ‘killer’ politico del governo, Renzi.


