“Sarei stato pronto a dimettermi se vi fosse stata un’ampissima maggioranza che me l’avesse chiesto e cosi’ non e’ stato”. Roberto Calderoli ha chiesto la “comprensione al Senato. “Sul mio onore vi dico che mai piu’ attacchero’ un avversario politico con parole offensive, ma altrettanto vi garantisco che non faro’ mai sconti a un governo che consente e quasi incoraggia l’ingresso illegale nel nostro Paese”, ha detto in Aula a palazzo Madama. “Io ho sempre dato lealta’, lavoro e correttezza oggi chiedo al Senato stessa lealta’ e la sua comprensione”, ha aggiunto.
Roberto Calderoli rinnova le sue scuse al ministro Cecile Kyenge e all’Aula del Senato, ma non si dimette. “Come gia’ ho riconosciuto alla stampa e alla diretta interessata, preso dalle foga di un comizio davanti a 1500 persone ho commesso un errore grave, gravissimo perche’ ho spostato il confronto dal piano politico a quello personale”, ha detto in Aula al Senato. “Per questo domenica ho fatto le mie scuse al ministro che le ha subito accettate, e di questo le sono grato, avendo compreso che a frase per quanto esecrabile non voleva avere significati razziali ne’ peggio ancora razzisti”, ha assicurato. “Oggi quelle scuse le porto a quest’aula perche’ con le mie parole ho reso nocumento all’immagine dell’istituzione cui mi onoro di appartenere”, ha aggiunto.
LETTA – Palazzo Chigi smentisce Roberto Maroni che questa mattina ha dato per “rientrato” il caso Kyenge e lo scontro di ieri con Enrico Letta che il leader della Lega ha definito “una scivolata” del premier. “Altro che tutto rientrato. La scivolata e’ solo quella di un leader che non riesce a far dimettere Calderoli dalla vicepresidenza del Senato”, hanno riferito dall’entourage del premier Enrico Letta, “Purtroppo – si osserva – quella di vicepresidente del Senato e’ una carica che non e’ oggetto di voto di sfiducia”. Ma “cosi’ facendo Maroni si rende correo dell’insulto al ministro Kyenge”, si spiega.
