E’ ufficiale: il ddl Cirinnà sulle unioni civili tornerà all’esame dell’aula di Palazzo Madama a partire da mercoledì prossmo, 24 febbraio, subito dopo la conversione del ddl milleproroghe. Una decisione dolorosa ma inevitabile per il Partito Democratico, dopo che in Senato – di fatto – non aveva più i numeri per far andare avanti il disegno di legge. Ma vediamo nelle pagelle di Affaritaliani.it chi ha vinto e chi ha perso.
Angelino Alfano: voto 10 e lode. Questa volta non ci sono dubbi, il ministro dell’Interno ha portato a casa un successo clamoroso. E’ rimasto fermo sulla linea del no alle adozioni per le coppie, chiedendo lo stralcio della stepchild adoption, pur senza minacciare la crisi di governo (visto anche il generoso rimpasto di qualche settimana fa). Ora si gode il successo della sua linea tenuta nei confronti del Pd – molto probabilmente – con il premier costretto a dargli ragione scegliendo la via dello stralcio della stepchild. Non solo, ora il ddl intero potrebbe passare grazie ad un accordo con Area Popolare (la maggioranza di governo) ridando così ad Alfano un ruolo centrale.
La sinistra Pd: voto 8. Niente da dire. Proprio la minoranza dem che tante volte – dalle riforme istituzionali al Jobs Act – ha fatto tremare il governo, questa volta è stata la prima a difendere la linea del presidente del Consiglio. Una linea di chiarezza intransigente che ha certamente pagato in termini di immagine. All’interno del Partito Democratico, almeno per una volta, a “creare problemi” non è stata la sinistra interna. E per Bersani, Cuperlo e Speranza questo è già un ottimo risultato.
Il gruppo della Lega al Senato: voto 7. Battagliero come non mai il gruppo del Carroccio a Palazzo Madama, guidato dall’abile Gianmarco Centinaio, ha disseminato il percorso del ddl di trappole (tra canguri e voti segreti) che ha mandato in tilt il Pd. Si vede la mano esperta di Roberto Calderoli, numero uno nei tecnicismi parlamentari. Forse servirà a poco la battaglia leghista (vedremo) ma intanto il merito (visto dalle opposizioni di Centrodestra) del rinvio è certamente del gruppo guidato da Centinaio.
I cattodem: voto 6,5. Avranno anche “rotto il cazzo”, come ha detto l’euro-deputato dem Viotti, ma intanto hanno tenuto ferma la barra e la posizione, nonostante le minacce di non essere ricandidati arrivate dai renziani, e hanno ottenuto un bel successo. Quantomeno un rinvio e, forse, lo stralcio delle adozioni. Certo, ora rischiano “riperussioni” dei vari Viotti (e non solo) renziani, ma almeno hanno dimostrato coerenza.
I verdiniani di Ala: voto 6. Stavolta l’ex coordinatore del Pdl, ormai fedelissimo renziano, è passato inosservato. Verdini ha conquistato nuovi punti nel cuore del premier, con una fedeltà assoluta, ma è risultato alla prova dei fatti ininfluente. Nonostante i continui arrivi da Forza Italia e fittiani, Ala non è così grande (per ora) da sostituire completamente Area Popolare. Resta – come dicono i maligni – una “ruota di scorta” – ma non sempre utile. Stavolta certamente no. O, comunque, non sufficiente.
Il gruppo di Forza Italia al Senato: voto 5,5. Il partito di Berlusconi ci prova, si impegna, ma fa molta fatica a fare una vera opposizione a Renzi. Anche sulle unioni civili sono emersi distinguo e differenze tra gli azzurri con alcuni pronti a votare a favore perfino della stepchild adoption. Come sempre Forza Italia sta un po’ di qua e un po’ di là. E’ all’opposizione, ma non al 100 per cento. E’ come se Berlusconi (o meglio, i suoi) dovessero sempre trovare il modo per non fare troppo male al Pd. E in particolare a Renzi. Che altri azzurri stiano per passare con Verdini?
Il Movimento 5 Stelle: voto 3. Tragi-commedia dei grillini. Prima per mesi dicono sì alle unioni civili della senatrice Cirinnà, poi Grillo esce e annuncia la libertà di coscienza sulla stepchild adoption scatendo il caos. Si arriva in Parlamento e i pentastellati fanno una bella capriola mollando il canguro del democratico Marcucci, tradendo – di fatto – il patto con Renzi. Ovvie le proteste delle comunità e delle associazioni gay contro i 5 Stelle, che ora potrebbero anche perdere consensi. Non è questo il modo di fare politica, probabilmente. Se si decide di stare con il partito di governo si va avanti fino in fondo saltando anche sul canguro (se necessario). Grillini bocciati.
Il Pd e in particolare Matteo Renzi: voto 0. E’ la prima vera pesante sconfitta per il presidente del Consiglio. Renzi pensava di avere la vittoria in pugno, aveva tranquillizzato Alfano con il rimpasto (nonostante il no di Area Popolare alla stepchild) e contava di approvare il ddl con i 5 Stelle. Ha sbagliato, completamente. Forse perché si è fidato troppo del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Ora incassa lo scherno delle opposizioni (la Lega ha definito il Pd “cacasotto”) e deve rivedere completamente la strategia politica per evitare che la Cirinnà venga del tutto affossata. Ora, per salvare il salvabile, probabilmente Renzi dovrà stralciare la stepchild e ricucire con l’Ncd, dando così ragione ad Alfano. Ma non poteva farlo dieci giorni fa visti i numeri in Parlamento e l’inaffidabilità dei 5 Stelle? Un disastro. Un flop colossale.

