Vittorio Sgarbi sul Giornale ritorna sulla lite che lo ha visto contrapporsi ad Andrea Scanzi, e che ha fatto volare gli ascolti di #Cartabianca.
“Insoddisfatto delle sue pagelle” scrive Sgarbi del giornalista del Fatto Quotidiano, che non ha mai nascosto la passione per il m5s, “ha scelto, come sempre, di salire, mano nella mano con Rocco Casalino, sul carro del vincitore. Inventando la felice formula che io avrei cambiato partito come mutande”.
“In realtà non porto mutande” prosegue il critico d’arte, sconfitto alle elezioni nel collegio di Luigi Di Maio, “e i partiti sono finiti quando io sono entrato in Parlamento, nel 1992. Da allora ci sono schieramenti, nei quali io sono sempre stato dalla stessa parte. Diversamente dalla Bonino, per citare un caso, che non solo è passata con Pannella da destra a sinistra, ma ha cambiato diverse volte i nomi (di nomi si tratta) della sua lista. Quello che ho fatto anch’io restando sempre in un campo. Oggi i campi sono tre”.
Sgarbi assesta poi un altro colpo: “Non essendo un giornalista ma un propagandista, ha scelto quello che oggi appare vincente, pensando di rappresentarmi come «prostituta politica» essendo lui, temporaneamente, la fidanzata del più forte. Li vedo bene, così seducenti, Di Maio, Casalino e Scanzi: di pari livello intellettuale. Il più debole (Scanzi) pur sostenuto ogni giorno dal Fatto, vende pochi libri. E i suoi spettacoli hanno un magro successo”.
Poi, in cauda venenum: “Il suo ruolo è ben chiarito da Alessandro Campi: «I fascisti avevano Ansaldo, i grillini hanno Scanzi. Ogni dittatura ha i giornalisti (e i cantori) che si merita»”.
Replicherà Andrea Scanzi o ci sarà un secondo round in Tv? I popcorn sono pronti.

