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Politica


Di Alberto Maggi
@AlbertoMaggi74



 

berlusconi bari

ESCLUSIVO/ “Sono certo della vittoria non soltanto per i sondaggi sempre più positivi, ma perché sento l'entusiasmo e il consenso che cresce, girando l'Italia, parlando con la gente”. Inizia così una lunga intervista ad Affaritaliani.it del leader del Popolo della Libertà. “Non c'è più posto per ipotesi di grande coalizione. Ci abbiamo provato, e i risultati sono pessimi. Proprio questo - fidarci di Monti e del PD per il bene del Paese - è stato forse il nostro errore principale. Non accadrà più”. Poi il Cavaliere traccia un bilancio del mandato del presidente della Repubblica che volge al termine: “Napolitano ha mantenuto un profilo di correttezza formale, ma non ha rinunciato a fare politica. Diciamo che ha accentuato la tendenza dei suoi predecessori ad allargare i poteri del Presidente della Repubblica”. Poi l’Europa. “Anche i contribuenti italiani stanno pagando le tasse per aiutare la Grecia, ma soprattutto per salvaguardare le banche tedesche, che sono titolari del debito greco”. E infine: “L'uscita di alcuni paesi dall'euro - che rischierebbe di far saltare tutto l'impianto - è nell'ordine delle cose. O l'Europa fa un passo avanti decisivo, in termini monetari, economici e politici - le tre cose sono strettamente legate - oppure rischia davvero di sfasciarsi tutto”. L’INTERVISTA

Lei è convinto che il Centrodestra vincerà le elezioni (a proposito, che cosa dicono i suoi ultimi sondaggi anche se non si possono diffondere?), ma nel caso in cui nessuna coalizione avesse la maggioranza al Senato, secondo lei sarebbe meglio un governo di grande coalizione come quello che ha sostenuto Monti o il ritorno immediato alle urne?
"Sono certo della vittoria non soltanto per i sondaggi sempre più positivi, che naturalmente non posso rivelare, ma perché sento l'entusiasmo e il consenso che cresce, girando l'Italia, parlando con la gente. Sta accadendo quello che speravo: molti nostri elettori, che ci hanno votato in passato e erano incerti sul da farsi, o avevano scelto l'astensionismo e la protesta, si stanno rendendo conto della posta in gioco. L'alternativa è secca: noi o la sinistra di Vendola e Bersani, la sinistra delle tasse, della burocrazia, dello statalismo, della spesa pubblica senza controllo. A questi elettori sono particolarmente grato, perché comprendo benissimo le ragioni della loro delusione per la politica in generale, ed anche per qualche nostro errore passato. Da loro dipende il futuro del nostro Paese. E in questo futuro - rispondo così alla seconda parte della sua domanda - non c'è più posto per ipotesi di grande coalizione. Ci abbiamo provato, e i risultati sono pessimi. Proprio questo - fidarci di Monti e del PD per il bene del Paese - è stato forse il nostro errore principale. Non accadrà più".

Si sta per chiudere il mandato del capo dello Stato Giorgio Napolitano al Quirinale, qual è il suo giudizio sul settennato dell'attuale presidente della Repubblica?
"Mi sono dato come regola di non discutere né della successione né dell'operato del Capo dello Stato, fino a quando non scadrà il mandato di Giorgio Napolitano, che oggi e dopo le elezioni deve svolgere un ruolo delicatissimo con la massima serenità e il rispetto di tutti. Posso solo dire che Napolitano ha mantenuto un profilo di correttezza formale, ma non ha rinunciato a fare politica. Diciamo che ha accentuato la tendenza dei suoi predecessori ad allargare i poteri del Presidente della Repubblica. Questo non è un male in sé, ma comporta una conseguenza che noi abbiamo indicato da tempo. Il Presidente, con poteri così vasti, non può più essere soltanto il frutto di mediazioni in Parlamento. Deve essere scelto direttamente dai cittadini. E' una parte di una grande riforma costituzionale che noi vogliamo realizzare nella prossima legislatura: una riforma che comprende anche la riduzione dei parlamentari, maggiori poteri effettivi al Premier, compiti diversi fra Camera e Senato".

Se davanti a lei ora ci fosse la Cancelliera Angela Merkel, che cosa le direbbe su crescita in Europa e rigore nei conti pubblici?
"Direi una cosa molto semplice: la crescita in Europa non coincide con i calcoli di breve periodo del Governo Tedesco, né - peggio ancora - delle banche tedesche.  L'Europa è di fronte a un bivio: o riprende a crescere tutta insieme, oppure il sogno europeo, il grande sogno di Adenauer, di De Gasperi, di Schuman, è destinato a crollare. E questo non sarebbe nell'interesse neppure della Germania. Io ho profondo rispetto per la signora Merkel, che difende giustamente le ragioni di un Paese economicamente solido, che ha soprattutto il terrore dell'inflazione, forse per il ricordo dei tragici anni di Weimar. Ma l'Europa ha problemi diversi e più complessi. Il caso Grecia è emblematico. Abbiamo ritardato, per scelta della Germania e della Francia, gli aiuti alla Grecia, con il risultato di aggravare le sofferenze di quel popolo, al quale va tutta la mia solidarietà, e al tempo stesso di rendere molto più costosa l'operazione di salvataggio. Il risultato è che ora anche i contribuenti italiani stanno pagando le tasse per aiutare la Grecia, ma soprattutto per salvaguardare le banche tedesche, che sono titolari del debito greco. Quanto ai conti in ordine, per quanto riguarda l'Italia noi li abbiamo sempre tenuti in ordine, e le nostre proposte di una netta riduzione delle tasse non sono affatto destinati a peggiorarli. Meno tasse significano più consumi e più crescita, quindi nuovi posti di lavoro. E quindi un numero maggiore di contribuenti, che compensa la diminuzione delle aliquote".

Il segretario della Lega Maroni non ha escluso l'introduzione di una moneta locale in Lombardia, esperienza già esistente in alcune zone dell'Unione europea. Pensa che sia possibile per l'Italia o per alcune regioni una valuta parallela all'euro? Aiuterebbe la crescita dell'economia?
"Sinceramente la proposta di Maroni mi pare una interessante provocazione, più che una cosa concretamente realizzabile. Non ne abbiamo mai parlato, e quindi non ne conosco gli aspetti tecnici, ma io credo che la cosa importante sia un'altra. Sia cioè richiamare l'attenzione sul fatto che l'euro, così com'è, non funziona. In altri sistemi, penso al dollaro e al ruolo che la Federal Reserve esercita negli Stati Uniti, uno degli strumenti di politica economica fondamentali è una banca centrale in grado di emettere moneta nei momenti in cui questo serve a fronteggiare una crisi o a favorire lo sviluppo. E io non conosco al mondo un sistema economico più liberale di quello degli Stati Uniti. Il fatto che l'euro non abbia alle spalle una banca con poteri analoghi, né un'autorità politica europea che sia davvero espressione di tutti i popoli d'Europa, è un fattore di debolezza e di tensione molto grave. L'uscita di alcuni paesi dall'euro - che rischierebbe di far saltare tutto l'impianto - è nell'ordine delle cose. Torniamo a quello di cui abbiamo parlato: o l'Europa fa un passo avanti decisivo, in termini monetari, economici e politici - le tre cose sono strettamente legate - oppure rischia davvero di sfasciarsi tutto. Noi faremo l'impossibile, in ogni sede europea, perché questo non accada, perché l'Europa abbia un futuro".
 

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