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Politica

In questi mesi assistiamo a un festival di parole in libertà instancabilmente ripetute. Chi le dice cerca di farci credere che siano verità evidenti e invece rimangono provocatorie sciocchezze.

A sinistra e negli ambienti dei benpensanti si va ripetendo che, se Berlusconi e i suoi amici reagiscono violentemente alla situazione che si è creata, per esempio dimettendosi in blocco, ciò sarebbe "eversivo". Ma l'eversione è il tentativo attuato con mezzi violenti - anche terroristici - di rovesciare il potere costituito: ed è invece evidente che dimettendosi non si compie nessun atto violento o antidemocratico. Come non lo commette chi cerca di far cadere il governo, con una mozione di sfiducia. Si tratta dunque di quell'uso demagogico delle parole, gonfiate al di là del verosimile, che dà tanto fastidio ascoltando le notizie. Come quando, se vengono uccise quaranta persone, si parla di genocidio.

Ma c'è di più. Ammesso che un'eversione ci sia, siamo sicuri che la commetta Berlusconi? Egli reputa che la magistratura, appoggiata da una sinistra interessata, lo abbia perseguitato e condannato da innocente pur di eliminarlo dalla vita politica. E questo atto è certamente contrario alle istituzioni democratiche. Dunque sarebbe consigliabile non abusare del termine "eversione": c'è infatti il rischio che qualcuno lo applichi ai metodi usati per abbattere Berlusconi. Naturalmente si può reputare che questa tesi sia infondata e che la magistratura abbia fatto soltanto il suo dovere: ciò non impedisce che stabilire chi sia colpevole di eversione è opinione politica e non si può spacciare la propria per incontestabile verità.

Altra sciocchezza (ripetuta da Enrico Letta): l'Italia comincia a riprendersi economicamente e la stabilità politica è condizione perché questa ripresa si consolidi e prosegua. In primo luogo, non è affatto vero che l'Italia stia cominciando a riprendersi. Non basta affermare una cosa perché essa si trasformi in realtà: di fatto l'Italia continua ad andare a rotoli mentre altri Paesi cominciano ad avere qualche speranza. In secondo  luogo, dal momento che la stabilità, fino a questo momento, è consistita nel non fare nulla di serio per trarre l'Italia fuori dalla crisi economica, stabilità potrebbe anche significare "continuare a non far niente". Può anche darsi che l'attuale Presidente del Consiglio realmente non possa far nulla e che chiunque altro, al suo posto, non farebbe di meglio. Ma perché parlare di una ripresa che non c'è e di una stabilità che serve soltanto a galleggiare?

Si dice ancora: non si può comunque andare a votare con l'attuale legge elettorale perché tutti ne pensano male. Sicuro è che tutti ne dicono male: che ne pensino male è da vedere. Perché se così fosse l'avrebbero cambiata. E comunque è un'altra sciocchezza. Non è perché una cosa "non ci piace" che per ciò stesso l'eviteremo. Se dunque cadesse il governo e non si riuscisse a costituirne un altro, si andrebbe a votare con questa legge elettorale. E basta. Quanto al fatto che con essa non si costituirebbe una solida maggioranza - altra accusa tanto corrente quanto assurda - ciò può effettivamente verificarsi se si ha un sostanziale pareggio di voti. Ma ciò potrebbe aversi con qualunque legge elettorale: a meno di estendere al Senato l'enorme premio di maggioranza che attualmente abbiamo alla Camera e che tutti criticano, tanto da chiamare la legge "Porcellum". Dunque "peggiorando" ulteriormente un sistema che tutti dicono di esecrare.

Si dice: se cade il governo non si andrà a votare perché Napolitano non scioglierà mai le Camere. Ancora una balordaggine. Se si ha una crisi e se non si riesce a formare un nuovo governo, sono possibili soltanto nuove elezioni. Lo scioglimento delle Camere non sarebbe un optional ma una assoluta necessità e un preciso dovere del Capo dello Stato. E se proprio Napolitano volesse rifiutarsi, potrebbe soltanto dimettersi, aggiungendo problema a problema, ma il nuovo Capo dello Stato, una volta eletto, dovrebbe per prima cosa sciogliere le Camere.

Detto tra parentesi: l'intervento odierno di Napolitano, a proposito delle ventilate dimissioni dei parlamentari del Pdl,  purtroppo non sono parole in libertà. E non sono neppure il migliore esempio di equidistanza del Capo dello Stato e del suo ruolo di notaio della Repubblica.

Troppe persone credono al potere magico delle parole. Lazare, veni foras. Purtroppo la realtà è indipendente dalle fantasie e non ha orecchie per la retorica politica. Chi vuole capire qualcosa della nostra situazione ascoltando ciò che viene detto, deve continuamente chiedersi: che rapporto ha, tutto ciò, con i fatti?

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it
 

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