Minori e social, la proposta per il divieto under 15 ancora in stallo in Parlamento. Marianna Madia: “Siamo pronti da quasi un anno”
“È ancora ferma, ma non si tratta di una proposta personale: è un testo bipartisan scritto insieme alla senatrice Lavinia Mennuni, con lei al Senato e io alla Camera”. Così la deputata Marianna Madia interviene sullo stato della proposta di legge che punta a vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, in un’intervista al Corriere della Sera. Il provvedimento, presentato all’inizio della legislatura, è ancora in attesa di avanzare nel percorso parlamentare. “Siamo pronti da quasi un anno”, spiega Madia, sottolineando come il testo abbia richiesto un lungo coordinamento anche con le istituzioni europee, trattandosi di una materia che supera i confini nazionali. Proprio per questo, aggiunge, l’interlocuzione con Bruxelles ha richiesto mesi di confronto tecnico e politico.
Uno dei nodi principali resta quello dei pareri ministeriali, considerati passaggi obbligatori per proseguire l’iter. “Sarà importante che arrivino finalmente”, afferma la deputata, evidenziando come il rallentamento non dipenda dalla volontà dei promotori del testo. L’obiettivo della proposta è quello di rafforzare la tutela dei minori nell’accesso alle piattaforme digitali, senza scaricare interamente sulle famiglie la gestione di un problema sempre più complesso. “Le famiglie non devono essere lasciate sole davanti a una questione che spesso non sanno come affrontare”, spiega Madia. Al tempo stesso, sottolinea la necessità di un approccio condiviso: genitori, scuole, istituzioni, media e professionisti della salute mentale dovrebbero cooperare per evitare che un eventuale divieto si traduca in isolamento sociale per gli adolescenti.
Nel corso dell’intervista, la deputata racconta anche un recente confronto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, avvenuto nei giorni successivi alla pubblicazione di un’enciclica papale che ha riacceso il dibattito sul rapporto tra giovani e tecnologia. “Ho detto alla premier che sarebbe un’occasione importante da non perdere prima della fine della legislatura”, afferma Madia. Secondo quanto riferito, la presidente del Consiglio avrebbe assicurato che il governo non intende ostacolare il percorso parlamentare della proposta, qualora le Camere decidessero di portarla avanti.
Il dibattito si inserisce in un contesto più ampio, che coinvolge anche le politiche europee. Madia ricorda come diversi Stati membri stiano valutando interventi simili e come il tema sia ormai centrale nell’agenda delle istituzioni comunitarie. A livello internazionale, cita inoltre il caso dell’Australia, dove è già stata introdotta una soglia minima di età per l’utilizzo dei social network fissata a 16 anni. La discussione sulla proposta italiana si colloca quindi dentro un confronto globale sempre più acceso: quello su come regolare l’accesso dei minori alle piattaforme digitali, tra tutela della crescita, responsabilità educativa e ruolo delle istituzioni pubbliche.

