“La Fiat negli ultimi anni non ha puntato particolarmente sull’Italia in termini di grandi innovazioni, anche se sta iniziando a fare qualcosina sull’elettrico e sta portando la Jeep nel nostro Paese. L’Italia non è certo al centro dell’attenzione industriale, ma è anche vero che si tratta dell’unico grande gruppo di automotive che opera nel nostro Paese e con un indotto assolutamente significativo”. Dario Galli, ex viceministro allo Sviluppo Economico nel Conte I, spiega in un’intervista ad Affaritaliani.it la posizione della Lega sul prestito da 6,3 miliardi di euro chiesto da Fca allo Stato.
“Dare di colpo poco più di 6 miliardi lascia un po’ perplessi, ma il problema non è la Fiat bensì il fatto che gli aiuti dovrebbe andare a tutte le aziende in difficoltà, di qualsiasi dimensione. Il timore è che Fca possa utilizzare l’eventuale mancata erogazione del prestito come scusa e come pretesto per chiudere definitivamente in Italia. In questo caso il danno sarebbe notevole e decisamente superiore. Ciò che è sbagliato è dare i soldi alla Fiat e non alle altre imprese. Dei 400 miliardi di euro sbandierati dal premier Conte, secondo i dati dell’Abi, finore ne sono arrivati solo 10, ovvero un quarantesimo”.
Che cosa farebbe la Lega se fosse oggi al governo di fronte alla richiesta degli Agnelli? “Se dipendesse da me darei i soldi a Fca ma allo stesso tempo almeno 150-200 miliardi devono arrivare a tutte le imprese, da quella con due operai a quella con 5.000 addetti e che non si chiama Fiat”, risponde Galli. “L’Italia è fatta in gran parte da aziende piccolissime, piccole e medie e ormai sono tutte intrecciate tra loro. Il problema è che per come è stato impostato il Decreto Liquidità i soldi non stanno arrivando praticamente a nessuno”.
Quanto alla polemica sulla sede lega non Italia di Fca, l’ex viceministro leghista non si scandalizza: “Non è quello il problema di oggi, non mettiamo troppa carne al fuoco. In un’economia di guerra come questa la prima cosa è restare vivi, dopo si fanno gli altri ragionamenti che ora sarebbero fuori luogo. Prima l’efficacia e poi l’efficienza, esattamente come in tempo di guerra”, conclude Galli.


