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Politica

Alla fine arriva il primo via libera per il ddl province: i sì sono stati 277, i no 11, gli astenuti 7. Hanno votato a favore Pd, Nuovo centrodestra, Scelta civica, Per l'Italia; contro Lega e Sel; M5S e Forza Italia non hanno partecipato al voto. Il provvedimento deve passare adesso all'esame del Senato. Ma l'approvazione è avvenuta in un clima di tensione. Tra urla e contestazioni.

I 5 stelle si sono scagliati contro i deputati di Sel accusandoli di essere "scendiletto" e "stampella della maggioranza", perché hanno garantito il numero legale. In sottofondo, si sentiva qualcuno che urlava: "Ma che sono queste cazzate!". Il presidente di turno, Simone Baldelli (FI), ha tentato a più riprese di ripristinare l'ordine: "Se riusciamo a ridurre queste urla belluine - ha ammonito - da una parte e dall'altra, siamo tutti più sereni".

In precedenza Forza Italia, Cinque Stelle e Lega - che contestano il provvedimento definendolo farraginoso e inutile - avevano abbandonato l'aula. Renato Brunetta aveva chiesto che si riunisse la conferenza dei capigruppo alle 18 in punto, come da convocazione ufficiale. E questo con l'intento di provocare la sospensione della seduta e il probabile rinvio dell'esame della legge. Di fronte alla "resistenza" del presidente di turno Baldelli, berlusconiani, pentastellati e Carroccio hanno lasciato l'assemblea. Del clima di tensione ha fatto le spese anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, attaccata da Brunetta per non aver rispettato l'ora di convocazione della capigruppo: "Faremo qualsiasi cosa, ma questi atteggiamenti leonini non sono accettabili. Ho cercato il presidente Boldrini ma non ha risposto. Questa vicenda è un'offesa, una inutile violenza al Parlamento. Di questo Boldrini dovrà rendere conto". Successivamente la conferenza si è riunita, decidendo una prosecuzione ad oltranza in seduta notturna fino all'approvazione della legge.

 

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