Stabilicum, il mistero dei franchi tiratori
Curioso: dal 1946 al 1994 abbiamo avuto sempre lo stesso sistema elettorale, poi, nel 1994, con la seconda Repubblica, tre sistemi elettorali diversi, che hanno dato vita a otto legislature e 19 governi. E ora, un quarto sistema elettorale, lo Stabilicum. Almeno secondo il voto di oggi della Camera dei deputati. Ma ciò che più tiene banco in queste ore non è il sistema elettorale in sé, quanto la sconfitta della maggioranza sull’emendamento a scrutinio segreto.
Niente preferenze, dunque, ma il nodo è capire chi ha “tradito”, chi sono i “vigliacchetti” (copyright Lollobrigida), quale gruppo parlamentare è andato contro i leader di maggioranza che si erano accordati per far passare l’emendamento. Piuttosto che sul provvedimento e sulle sue caratteristiche, l’attenzione è su quel voto segreto capace di far dire a Schlein che “la maggioranza è un colabrodo”.
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Mentre a destra si saluta con favore la nuova legge e Salvini, sulla scia di quanto già detto a caldo da La Russa, spera “che ci sia la possibilità di recuperare anche l’indicazione, a qualche titolo, delle preferenze per lasciare ancora più libertà di scelta ai cittadini”. La ricerca dei franchi tiratori è sempre più difficile e un parlamentare di maggioranza con molte legislature alle spalle (e la speranza di una davanti) afferma sornione “hai mai visto un tacchino votare per il Natale?”.
Un modo di dire americano che rimanda all’autolesionismo, o al tafazzismo, secondo un lessico più comune. “Va bene cercare i franchi tiratori, ma sicuri che si tratti di voto organizzato?”, continua il parlamentare. “Quanti degli attuali deputati o senatori si è ritrovato eletto ‘per caso’, magari grazie all’exploit di Fdi? Con le preferenze sarebbe dura per tutti”. E così, nell’anonimato del voto segreto hanno votato per non partecipare al Natale, in modo trasversale.
“Anche tra i vannacciani“, dice una fonte della Lega: “Abbiamo simulato la registrazione del voto col telefonino, come hanno fatto loro, e non è possibile capire con precisione quale voto sia stato espresso. Del resto anche nei video dei deputati di FN non si capisce chiaramente chi ha votato cosa”.
“I franchi tiratori sono ovunque, ho messaggi di deputati di FdI contrarissimi alle preferenze: questi cosa pensi abbiano votato?”, ci confessa dietro garanzia di anonimato un senatore centrista. “Anche i conti sono da rivedere, sono più di 50, Italia Viva ha sempre dichiarato di essere a favore delle preferenze e anche dentro il PD, protetti dal voto segreto, alcuni deputati hanno voluto andare contro la Schlein. La verità è che i segretari Tajani e Salvini non tengono più i gruppi parlamentari”, conclude la fonte.
Intanto, nella distrazione generale, un emendamento contraddittorio è stato approvato, quello del forzista Paolo Emilio Russo. La norma stabilisce che, nel calcolo del 42 per cento della coalizione per ottenere il premio di maggioranza, non saranno conteggiati i voti delle liste sotto il 3 per cento, con una sola eccezione: la lista “miglior perdente” , quella che, tra le escluse, avrà raccolto più voti. Si arriverebbe così al paradosso che una coalizione che prende più voti, rischia di non vincere le elezioni se una parte di questi voti provengono da liste sotto il 3%.
L’obiettivo è di evitare la proliferazione di liste di comodo (i cosiddetti cespugli) create per raschiare qualche decimale che porti al premio di maggioranza. Con l’emendamento Russo, presentare queste liste rischia di danneggiare l’intera alleanza e addirittura far perdere chi, invece, avrebbe vinto. Ma ora, archiviata temporaneamente la legge elettorale, è il momento di un’altra battaglia, che il Campo largo non vuole nemmeno combattere: quella per la grazia a Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori. Qui il centro destra ha iniziato una raccolta di firme, questa volta in maniera compatta.

