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Superbonus e reddito, 200 miliardi bruciati: ora la lezione sui fondi per il Ponte suona un po' stonata
In una stagione politica senza memoria, tutto sembra possibile...

Superbonus e reddito, 200 miliardi bruciati: ora la lezione sui fondi per il Ponte suona un po' stonata
Ancora maltempo e nuovi rischi per il nostro Paese, bellissimo e fragile. Sarebbe auspicabile non assistere più alle demagogiche richieste di sottrarre risorse da investimenti, per convertirli in interventi di emergenza. Sono due spese diverse, non possono essere sovrapposte.
Soprattutto se a far la predica è chi dello spreco di denaro pubblico ha fatto programma. Una legislatura con il M5S al Governo è costata al Paese più di 200 miliardi di euro, al netto delle manovre di bilancio.
Di fronte a questa montagna di risorse in gran parte – è più o meno la somma di superbonus 110% e reddito di cittadinanza – assumono il sapore di una ridicola tragedia le rampogne al Governo sullo storno di risorse dal Ponte sullo Stretto a favore di Niscemi e del ristoro dell’uragano Harry. Da che pulpito? E’ antipatico buttare in faccia il passato, a chi nel presente si finge smemorato, ma due conti è utile farli.
Superbonus e reddito di cittadinanza sono ormai archiviati, per fortuna, ma proprio perché disinnescati, si prestano a bilanci da film horror, se i conti pubblici potessero ancora spaventare qualche anima bella.
L’agenzia delle Entrate calcola che la spesa complessiva per lo Stato legata al superbonus è arrivata nel complesso a circa 170 miliardi di euro di detrazioni per l’antisismica e l’efficientamento energetico. Data la natura del nostro territorio c’era da augurarsi che questa cifra fosse dirottata in gran parte agli interventi di prevenzione contro i danni da terremoto. Non è stato così: 129 miliardi sono quelli che gravano sul bilancio dello Stato per costruire cappotti energetici in oltre mezzo milione di edifici, a prescindere dal rischio sismico. Tradotto: una gran parte di questi interventi, visto che l’Italia vede il 40% dei propri Comuni in area sismica, potrebbero essere vanificati alla prima scossa.
Qualcuno si è certamente arricchito, di certo il Paese si è impoverito: 170 miliardi sono più o meno un Pnrr aggiuntivo, ma tutto rivolto all’edilizia “a sbafo”, cioè senza oggettive necessità e urgenze. Si sarebbero potuti costruire una decina di ponti sullo Stretto. Il costo complessivo del Ponte sullo Stretto di Messina è fissato in 13,532 miliardi di euro.
Questa cifra copre non solo la struttura del ponte in sé, ma anche tutte le opere accessorie: i raccordi ferroviari e stradali su entrambe le sponde, le stazioni ferroviarie, le opere di mitigazione e compensazione ambientale, e persino una nuova metropolitana sotterranea sull’asse dello Stretto. I costi lieviteranno? Forse. Diciamo 15 miliardi? 17 miliardi?
Appunto, un superbonus vale 10 Ponti sullo Stretto. Il confronto è insensato? Più o meno come quello che vorrebbe distrarre un miliardo o due dagli investimenti infrastrutturali – si può essere d’accordo o meno, ma questo è il Ponte sullo Stretto di Messina: una grande infrastruttura pubblica – per destinarle ai senza tetto di Niscemi, o per rimarginare le ferite dell’uragano.
Un altro paio di Ponti sarebbero potuti venire anche dai 30 miliardi, mal contati, che costituiscono il costo del reddito di cittadinanza. Una prestazione elargita senza controlli, senza istruttoria, senza verifiche.
Sull’onda emotiva dell’emergenza del Covid si è provveduto a determinare uno dei più efferati scassi dei conti pubblici: dal 2021 al 2025 il conto complessivo ha superato i 200 miliardi, 170 dal superbonus (energetico e sismico), 30 miliardi dal reddito di cittadinanza. Ci vuole uno stomaco di ferro per digerire questo obbrobrio. Tutto fatto secondo le regole? Quindi senza che nessun magistrato contabile possa chiedere il conto? Può darsi, ma il conto “politico” dovrebbe sempre esserci e dovrebbe indurre i predicatori a predicare con più attenzione.
Eppure, in una stagione politica senza memoria, tutto sembra possibile. Il ritornello dell’uno vale uno, si potrebbe trasformare in un più radicale “tutto vale niente”. E’ difficile accettare di veder consumate tante risorse pubbliche, a vantaggio comunque di una minoranza. A fronte di circa 12,5 milioni di edifici adibiti a residenza, “solo” 502mila hanno goduto del superbonus.
I conti e le coscienze sono avvolti da un silenzio assordante, tutto il resto è stordito dal cicaleccio compulsivo dei social media, senza nessun rispetto per la vita del Paese e della sua storia, recentissima.
