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Tasse, Renzi vuole un piano di riduzione da 15 miliardi

Ma il ministro Padoan non ci sta. Insight

Tasse, Renzi vuole un piano di riduzione da 15 miliardi
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INSIGHT – Tensione tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, il presidente del Consiglio vorrebbe annunciare nel cuore dell’estate una “massiccia” riduzione fiscale sia per le persone fisiche sia per le aziende che, secondo i desiderata del premier, dovrebbe partire già dal primo gennaio del prossimo anno

Tensione tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, il presidente del Consiglio – anche per cercare di recuperare consensi per il sì al referendum istituzionale di ottobre (in difficoltà negli ultimi sondaggi) – vorrebbe annunciare nel cuore dell’estate una “massiccia” riduzione fiscale sia per le persone fisiche sia per le aziende che, secondo i desiderata del premier, dovrebbe partire già dal primo gennaio del prossimo anno. L’obiettivo di Renzi sarebbe quello di un taglio delle tasse complessivo di circa 15 miliardi di euro ma il ministro dell’Economia, che in prima persona deve rispondere dei conti pubblici a Bruxelles (e soprattutto alla Germania), non è affatto d’accordo.

I rumor affermano che Padoan sarebbe disposto al massimo a mettere sul tavolo 6-7 miliardi, quindi meno della metà di quelli che servirebbero per l’intervento voluto da Renzi. Il braccio di ferro è politico prima ancora che tecnico. Il premier-segretario sa perfettamente che se non si inventa qualcosa rischia il flop al referendum e ritiene che il tema delle tasse sia la miglior carta da giocare in campagna elettorale. Fonti del Pd affermano che il ministro dell’Economia, in una delle ultime riunioni in Via XX Settembre, sarebbe addirittura arrivato a ipotizzare le dimissioni qualora il presidente del Consiglio non ridimensionasse le sue ambizioni. Ma qual è il progetto di Renzi? Primo punto. Nessun incremento del bonus bebé come chiesto da Area Popolare-Ncd ma intervento sulle detrazione.

L’ipotesi allo studio sarebbe quella di aumentare gli sgravi del 25% per il primo figlio a carico entro i tre anni di vita, del 35% per il secondo e del 50% per il terzo figlio e oltre. Una misura che sarebbe anche legata al cumulo del reddito familiare dicharato. Nessun aumento delle detrazioni oltre i 40mila euro lordi di reddito all’anno. Ma il cuore del provvedimento contenuto nella Legge di Bilancio (secondo le intenzioni di Renzi) sarebbe l’Irpef. A Palazzo Chigi è allo studio un accorpamento delle aliquote che dovrebbe favorire in particolare il cosiddetto ceto medio. Il primo scaglione (0-15mila euro) attualmente ha una tassazione pari al 23% e l’idea del premier sarebbe quella di innalzare fino a 18mila euro il tetto al quale si applica l’aliquota più bassa. C’è poi l’accorpamento del secondo e del terzo scaglione. Per i redditi compresi tra 15.001 e 28.000 euro si applica al momento un’imposta del 27% mentre tra 28.001 e 55.000 euro la tassazione è del 38%.

L’obiettivo – spiegano fonti dell’esecutivo vicine al dossier – sarebbe quello di arrivare ad una sola aliquota intermedia pari al 31%. In questo modo gli sgravi premierebbero proprio il ceto medio. Per il momento il quarto e il quinto scaglione (reddito tra 55.001 e 75.000 euro con imposta al 41% e reddito sopra i 75.000 euro con aliquota al 43) dovrebbero restare invariati. La misura si applicherebbe sia ai lavoratori dipendenti del settore privato sia a quelli del pubblico sia ai pensionati. Per le imprese si lavora invece al capitolo Ires con particolare attenzione – spiegano le fonti governative – alle piccole e medie aziende e agli artigiani.