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Politica
Martelli, la mafia e i Mattarella. Le accuse dell'ex ministro al Presidente

Claudio Martelli che, da Guardasigilli, a cavallo tra la fine degli anni 80 e primi, drammatici anni 90, affidò a Falcone la direzione degli Affari penali per sottrarlo al "Palazzo dei veleni"di Palermo- ricorda bene lo scrupolo e la professionalità, dimostrati dal grande e compianto giudice siciliano, nelle inchieste più delicate. E, dunque, ha sorpreso, non poco, che l'ex delfino di Bettino Craxi abbia lanciato i suoi strali contro il nuovo Capo dello Stato, riaprendo vecchie pagine, ormai ingiallite, della relazione di minoranza della prima Commissione antimafia del 1976.

Secondo quelle carte, alcuni clan mafiosi si sarebbero orientati "verso la Dc… uomini come Aldisio, Milazzo, Alessi, Scelba, Mattarella… Era la doppia anima della politica, che la Dc seguirà negli anni successivi: da un lato, un programma di riforme e di sviluppo democratico ; dall’altro, un compromesso con i ceti parassitari isolani”. Insomma, secondo Martelli, bisognerebbe giudicare il padre del successore di Napolitano, l'ex ministro Bernardo Mattarella, sulla base della relazione di minoranza di un partito politico, di opposizione, il Pci, invece che sulla base delle sentenze della magistratura, che condannò, per diffamazione, lo scrittore Danilo Dolci, il quale aveva scritto articoli, ritenuti dalle toghe diffamatori, contro il genitore di Sergio. E anche di Piersanti, che fu assassinato, il 6 gennaio del 1980, dai killer di Cosa nostra, sul piede di guerra contro Mattarella, dopo la decisione del Governatore della Sicilia di procedere, con trasparenza, nell'affidamento degli appalti più ambiti.

Perché l'ex numero 2 del PSI, adesso, ha deciso di sviluppare una polemica, postuma, contro i familiari del Presidente della Repubblica? L'allora ministro della Difesa, molti anni fa, gli aveva replicato con durezza : "Non mi interessa polemizzare con Martelli. E' troppo miserabile il livello in cui si colloca!" Evidentemente, Claudio ignora che Sergio Mattarella e i figli di Piersanti hanno citato in giudizio, davanti al tribunale civile di Palermo, richiedendo un risarcimento di ben 250 mila euro, il giornalista e scrittore siciliano, Alfio Caruso, accusandolo di aver "infangato" la memoria del padre. E di aver ricostruito "in maniera grossolana", nel libro "Da cosa nasce cosa", i rapporti politici di Piersanti, che fu, invece, uno dei protagonisti più coraggiosi del tentativo dei "giovani leoni" di rompere con la vecchia e collusa DC siciliana dei Lima, dei Ciancimino, dei Gioia, dei cugini Salvo di Salemi.

Sbaglia Martelli a tentare di "mascariare" Mattarella. I socialisti sono stati, quasi sempre, garantisti, durante la loro storia centenaria. E, in passato, insieme a Sciascia e a Pannella, si schierarono contro i teoremi e gli anatemi, lanciati da Leoluca Orlando-Cascio e dal padre gesuita Pintacuda, convinti che il sospetto fosse l'anticamera della verità. Lo stesso vice di Craxi, quando, nel 1987, si candidò, come capolista, a Palermo, fu vittima di pesanti insinuazioni sui presunti ordini dei boss a votare PSI. Molti giornali scrissero- e la relazione dell'Antimafia del 2000 riprese quelle ricostruzioni degli inquirenti-che Totò Riina, deluso dalle garanzie, disattese, della Democrazia cristiana, a seguito dell’apertura del maxiprocesso, decise di dirottare i voti di Cosa nostra sul partito di Craxi, che fece registrare un vistoso incremento dei consensi. Sergio Mattarella, anche allora pacato e riflessivo, non utilizzò, mai, quella e altre vicende per attaccare Martelli e il PSI.

Appare strano che, 30 anni dopo, l'autore del bel libro "Ricordati di vivere !" riprovi a tirare in ballo la famiglia del Capo dello Stato, riciclando vecchie tesi su presunte frequentazioni di Bernardo Mattarella con esponenti mafiosi della zona di Castellammare, pubblicate in un libro di Enrico Deaglio che, a differenza di Caruso, non è stato querelato dagli eredi dell'esponente della "Balena bianca". E non può non sorprendere, last but not least, che Martelli attacchi il Capo dello Stato sul quotidiano di Travaglio, "Il Fatto Quotidiano". Lo stesso giornalista, cioè, che, oltre che sull'odiato Craxi, scrisse cose molto pesanti sull'ex Guardasigilli, arrivando a definirlo"faccia di bronzo", sull "Unità" dell'8 agosto del 2006. Quando sostenne che Claudio era diventato titolare della Giustizia "dopo aver violato varie leggi dello Stato" e citò, con puntiglio, le sue dimissioni da ministro della Giustizia "per la mega-stecca da 8 miliardi, che l’Ambrosiano di Calvi, grazie ai buoni uffici di Licio Gelli, aveva girato al Psi sul «conto Protezione». Per mandare in prescrizione, con le attenuanti, il conto Protezione (bancarotta dell’Ambrosiano), Martelli - concluse Travaglio- dovette scucire 800 milioni di lire di risarcimento, sull’unghia". Insomma, l'ex parlamentare socialista- che, dopo la fine politica di Craxi, avrebbe voluto "ridare l'onore ai socialisti"- ha capito, pagando in prima persona, nella fase del declino e della triste fine del PSI, che non aveva torto il grande leader, Pietro Nenni, ad ammonire i puri stare attenti a non incontrare qualcuno, più puro di loro, che li avrebbe epurati...

Pietro Mancini

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