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Terremoti e inondazioni. Serve un piano straordinario per l’Italia

Intervista a Marco Rizzo, segretario generale del Partito Comunista

TERREMOTI E INONDAZIONI. Serve un piano straordinario per l’Italia.

Ne parliamo con Marco Rizzo, segretario generale del Partito Comunista.                       

D. Sono passati ormai alcuni giorni dal disastro dell’ultimo terremoto. Qual e’ il punto?

R. E’ giusto accentrare l’attenzione sull’aggettivo ‘ultimo’ perché, per la particolare conformazione geologica del nostro Paese, di terribili terremoti ce ne sono stati e ce ne saranno ancora. Il nodo è capire quanto sia possibile ridurne gli impatti sulla popolazione.

D. Allora, che fare?

R. In primo luogo ‘pensare’ strategicamente e non sotto l’effetto dell’emergenza. Ma per fare questo bisognerebbe avere una visione dello Stato e del bene collettivo che solo un paese socialista può avere. Ad esempio, se è impossibile metter in sicurezza effettiva gli oltre 7milioni e mezzo di abitazioni che vi sono nelle zone ad alto rischio sismico, sarebbe possibile in un medio periodo sviluppare un piano straordinario che, partendo dal pericolo sismico, si estendesse a quello idrogeologico, evitando così che una qualsiasi pioggia intensa possa trasformarsi in una catastrofe.

Un piano pubblico che obbligasse effettivamente qualsiasi nuova costruzione (pubblica o privata) al rispetto delle regole antisismiche, che riqualificasse in sicurezza ogni struttura pubblica (scuole, ospedali, uffici, patrimonio culturale), che praticasse una manutenzione eccezionale del territorio (dagli alvei dei fiumi alle montagne) per poi trovare una dimensione ‘curativa’ di un paese così complesso dal punto di vista geografico come l’Italia.

D. Una ricetta che sembrerebbe tornare anche utile per rilanciare l’economia…

R. La crisi economica è strutturale ed è quella del sistema capitalistico che, ormai, non riesce più nemmeno a fare politiche riformiste. Detto questo è chiaro che un piano straordinario di sicurezza dell’Italia consentirebbe l’impiego di tecnici, professionisti e tanti giovani che potrebbero appunto trovare nuovi lavori nel campo della protezione e manutenzione del territorio e del nostro patrimonio immobiliare ed artistico.

D.Lo vedremo?

R. Purtroppo ho forti dubbi, da una parte c’è il ‘vecchio sistema’ che non vuole perdere occasione per lucrare e dall’altra c’è una nuova consapevolezza di vasti strati della popolazione che vengono però orientati (M5S, parte della rete, media scandalistici) più a guardare ad aspetti marginali che non al centro del problema che è e resta quello del controllo popolare delle scelte dello stato e che ripeto solo una visione collettiva del bene pubblico come quella socialista e comunista può dare.