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Politica

Il realismo impone a Matteo Renzi un governo non troppo snello, anche se l’obiettivo è quello di restare tra i 14 e i 16 (comunque sotto i 21 di Letta). Un gioco a incastri difficilissimo, oggetto di una trattativa serrata, che vede come punto fermo Graziano Delrio, nel ruolo chiave di sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Proprio con Delrio venerdì c’è stato un colloquio durato oltre due ore, nel quale si è parlato anche della squadra. Nulla di deciso e i nomi che circolano sono da prendere con le molle. Renzi ha abituato tutti alle sorprese e non conferma nulla. Anzi, a chi glielo chiede, risponde: "Quando leggo il totoministri sui giornali me la rido".

Ma i nomi circolano e sono oggetto di trattativa tra i partiti. Renzi dovrà sfoltire qualcuno dei nomi di ministri che si dice che restino: Emma Bonino (Esteri) e Andrea Orlando (Ambiente), ma anche Beatrice Lorenzin (Salute) e Maurizio Lupi (Infrastrutture e Trasporti), che sono entrambi del Nuovo Centrodestra. Non saranno della partita né Gianni Cuperlo, né Matteo Orfini. C’è da piazzare anche Dario Franceschini, tra i più importanti sponsor del governo. E naturalmente Angelino Alfano, che potrebbe essere solo vicepremier, oppure restare al Viminale.

A Firenze il segretario del Pd ha incontrato Alessandro Baricco. "Ho una vita che mi piace e non ho intenzione di cambiarla. Spero e credo che con Matteo troveremo il modo di lavorare insieme su un tema che sta a cuore a entrambi e che è un punto forte del suo programma:quello dell'educazione. Io ministro? No, sono assolutamente convinto di non avere il talento per fare questo". E' la dichiarazione che, alla fine di una giornata di incontri e del faccia a faccia a Firenze con Matteo Renzi, Alessandro Baricco ha rilasciato.

Poi c’è il fondamentale pacchetto dei ministeri economici. Qui i nomi forti sono Lucrezia Reichlin (Economia) e Andrea Guerra. Ma seguono a una spanna Vittorio Colao, Tito Boeri, Pier Carlo Padoan e Lorenzo Bini Smaghi. Tra i fedelissimi di Renzi, è sicura la presenza di Maria Elena Boschi. L’incarico più coerente sarebbe quello alle Riforme, ma qualche malumore interno potrebbe farle cambiare ruolo e farla traslocare, si dice, alla Cultura. Mentre alla Difesa se la giocano Emanuele Fiano e Roberta Pinotti, con un’ipotesi Arturo Parisi sullo sfondo. Al Lavoro i candidati sono Tito Boeri e Guglielmo Epifani (con terza incomoda Marianna Madia). Alla Giustizia il centrista Michele Vietti, ma si parla anche dell’ex ministro Paola Severino.

Per lo Sviluppo Economico si parla dell’attuale viceministro Carlo Calenda (Sc), tra i fondatori di Italia Futura. Partita difficile quella di Scelta civica, che avrebbe diritto a una sola poltrona. Stefania Giannini, segretario del partito, è indicata all’Istruzione. Ci sono altri centristi in corsa. Come Andrea Romano e Pietro Ichino (Lavoro). E tra i nomi spuntati all’ultimo minuto ci sono quelli di Andrea Mazziotti Di Celso, costituzionalista (alla Giustizia) e di Paolo Vitelli (allo Sviluppo economico). Sempre in ambito centrista, ma dei Popolari per l’Italia, oltre Mario Mauro si fanno i nomi di Andrea Olivero (delega alla Famiglia) e di Lorenzo Dellai agli Affari Regionali.

Dulcis in fundo, in alternava a Oscar Farinetti, c’è l’ipotesi di Ernesto Carbone, il deputato che ha prestato la sua Smart blu a Renzi per entrare a Palazzo Chigi: avendo maturato anni di esperienza con l’ex ministro prodiano Paolo De Castro, potrebbe finire all’Agricoltura.
 

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