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Politica

Di Adriana Santacroce

Il disastro delle ultime elezioni è palpabile. Non solo perché non riusciamo ad avere un governo e la crisi ci sta divorando, ma anche perché i partiti, come li conosciamo noi, non esistono più e dovranno al più presto cambiare passo. Dalle urne sono uscite tre forze più o meno paritetiche ma tutte e tre senza alcuna possibilità di prevalere, davvero, sulle altre. Affermare che il Pd è spaccato vuol dire usare un eufemismo. La rincorsa di Bersani ai grillini mostra una tattica miope e una strategia che non c'è. Come può, il segretario, puntare al voto in Senato di qualche fuoriuscito del M5S quando il loro capo, Beppe Grillo, più passa il tempo più si atteggia a guru di una setta? Certo, la speranza di Bersani è che si emancipino dal padre-padrone, ma che affidabilità potrebbero mai avere? Creati e messi li solo da lui, che coscienza politica e autonomia avrebbero? Per di più lo strizzare l'occhio a temi come la tav o l'ineleggibilità di Berlusconi fanno virare sempre più il partito a sinistra. Quando dentro il Pd l'anima laburista e riformista, con Renzi in prima fila, comincia a farsi sentire e, probabilmente, non si farà più accantonare. Insomma il partito deve decidere cosa fare da grande. E se non lo fa ora perderà ancora più consenso. Al capolinea è arrivato anche il Pdl che, anche se mostra una forte coesione in apparenza, è destinato a cadere some un castello di carta al primo soffio di vento. Berlusconi in campagna elettorale ha fatto un mezzo miracolo e ha recuperato quasi 10 punti ma la corsa ora è finita. Senza il cavaliere, sempre più compromesso, in attesa delle sentenze e senza altri assi nella manica, il partito ha perso l'anima. E all'orizzonte non c'è nessuno che possa prendere le fila del partito. Alfano non ha la personalità ne il carisma del leader e tutti gli altri sono, e saranno, solo dei comprimari. Anche qui, quello che caratterizza il partito è una miopia di fondo. Andiamo avanti con Berlusocni e con le sue battaglie, dicono.

Ma la manifestazione di Roma che ha costretto il partito, se è vero quanto filmato da diversi quotidiani, a reclutare delle comparse per fare numero, mostra che il leader non ha più il seguito di cui si vanta. E che i problemi personali di Berlusconi non riescono più a trascinare il partito. Gli elettori vogliono qualcosa per loro. Che dia certezze e futuro. Infine Grillo. La sorpresa, la novità che farà implodere i partiti. C'è sicuramente del vero. Ma la deriva autocratica, se non dispotica, che ha preso il partito sta portando i risultati raggiunti in un cul de sac. Chi dissente è un troll, è pagato dai nemici, scrive il comico sul blog. Chi non la pensa come me, ripete, è in male fede e quindi non ha diritto di parola. Bene. Il problema è che i suoi parlamentari ora sono liberi di votare quello che vogliono e, forse, neanche lui aveva previsto, la violenza necessaria per farli obbedire. Un partito così (e chiamiamolo partito perché ha uno statuto e i gruppi parlamentari come gli altri. Quindi basta con la demagogia, almeno su questo) non ha molto futuro davanti a sé. La linea è decisa da Grillo e Casaleggio che, pur non essendo eletti, si permettono di dettare ordini e di impartire il "perdono" (termine che di politico ha ben poco). Gli eletti hanno sicuramente 'trovato l'America' e dalle uscite sparse qua e là hanno mostrato di non avere le idee chiare su cosa fare. Anche qui una disciplina, democratica, e nel rispetto delle regole, va trovata. Nei 20 punti non ce ne è neanche uno per la ripresa economica. Che concretezza ha un programma del genere? A prescindere da quella rete che, anche se viene dipinta come strumento di democrazia, è solo un metodo di reclutamento per di più facilmente controllabile. Quella che, tragicamente, passa inosservata è la crisi che sta attraversando il Paese e che necessita di risposte immediate e certe. I partiti dovrebbero avere una linea ben precisa che fornisca agli elettori gli strumenti per scegliere e poi governare. Mentre, di fatto, sembrano, in balia di interessi contrapposti e per di più senza strategia. Ci lamentiamo spesso dell'ingerenza di Germania e Usa sul nostro panorama politico. È strano che nessuno, ancora, da quelle parti, non abbia ancora suonato l'allarme.

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