Dal primo incontro nel 2024 allo strappo su Hormuz: ecco quando si sono rotti i rapporti tra i due leader
L’ultimo attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni segna l’epilogo di un legame che, fino a qualche tempo fa, sembrava recare in sé le migliori premesse. Per mesi il rapporto tra i due è stato raccontato come una stagione di forte sintonia personale e politica. Una relazione fatta di dichiarazioni pubbliche di stima, strette di mano e una chimica politica che il presidente americano ha storicamente coltivato con i leader stranieri. Più volte Trump ha definito la premier italiana “una dei veri leader del mondo”, mentre Meloni ha rivendicato la possibilità di parlargli “con franchezza anche quando non siamo d’accordo”. Tra Mar-a-Lago e Washington si è così costruito un asse transatlantico che, almeno nella percezione mediatica, ha assunto più la forma di un rapporto diretto tra leader che quella di una normale dinamica diplomatica.
Il metodo Trump, del resto, è noto: soprannomi, linguaggio informale e una politica costruita anche sul registro personale, da “Giuseppi” Conte a “Little Rocket Man” per Kim Jong-un. In questo schema Meloni è apparsa a lungo come interlocutrice ideale: sufficientemente vicina culturalmente per comprenderne il linguaggio politico, ma al tempo stesso saldamente inserita nel perimetro europeo. Poi però si apre una frattura. Il primo elemento di tensione non è geopolitico, ma simbolico e profondamente sensibile nel contesto italiano: il ruolo del Papa. In Italia, infatti, la figura del Pontefice rappresenta una linea rossa trasversale agli schieramenti politici. Un elemento ancora più delicato per una premier che ha sempre definito la propria area come “destra liberale, cristiana, identitaria e patriottica”.
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Da quel momento, il quadro si complica. Mentre il piano simbolico si incrina, quello geopolitico si irrigidisce: gli Stati Uniti spingono per un maggiore coinvolgimento degli alleati negli scenari mediorientali, arrivando anche a toccare il nodo sensibile per Roma dell’utilizzo delle basi militari italiane. Parallelamente, la crisi nello Stretto di Hormuz riporta al centro la dimensione militare della NATO e le pressioni su una risposta più incisiva degli alleati. Sullo sfondo resta il Medio Oriente e il crescente attrito politico anche nel rapporto con Israele. Ne emerge un paradosso politico: attorno alla figura del Papa si ricompone un fronte interno inedito, con Palazzo Chigi e Quirinale allineati, le opposizioni non apertamente conflittuali ma convergenti sulla difesa istituzionale, e una premier stretta tra la pressione americana e i vincoli politici interni ed europei. Ma la relazione, nei mesi precedenti, era stata tutt’altro che fredda.
La timeline del rapporto
8 dicembre 2024 – Parigi, il primo incontro
Il primo incrocio avviene a Parigi, a margine della riapertura di Notre Dame. Si tratta di un incontro rapido in un contesto multilaterale, ma sufficiente a segnare l’avvio pubblico della relazione. Trump, allora presidente eletto, definisce Meloni “piena di energia, fantastica”, secondo quanto riferito da fonti presenti. Un passaggio interpretato come primo segnale di sintonia personale.
4 gennaio 2025 – Mar-a-Lago, la visita durante la crisi Sala
Nel pieno del rapimento della giornalista Cecilia Sala in Iran, la premier vola in Florida per un incontro nella residenza di Mar-a-Lago. Una visita breve, non annunciata ufficialmente, letta come gesto politico significativo in una fase di alta tensione internazionale. Trump, secondo fonti vicine, resta colpito dall’iniziativa e definisce Meloni una leader che “ha davvero preso d’assalto l’Europa”. Nei giorni successivi aggiunge pubblicamente che la premier è volata negli Stati Uniti “solo per poche ore per vedermi”, rafforzando l’idea di un rapporto personale già consolidato.
20 gennaio 2025 – Washington, l’inaugurazione
Meloni è tra i pochi leader europei presenti all’insediamento di Trump alla Casa Bianca. La sua partecipazione viene letta come segnale politico rilevante nel quadro di una ridotta presenza europea. Poco dopo, a Davos, Trump lascia intendere apertura: “Mi piace molto, vediamo cosa succede”, mentre torna a criticare l’Unione europea e la sua politica commerciale.
17 aprile 2025 – Casa Bianca, il punto più alto
La visita ufficiale a Washington rappresenta il momento di massima intensità del rapporto. L’incontro è molto esposto mediaticamente e caratterizzato da toni personali. Trump affida ai social un messaggio esplicito: “Meloni ama il suo Paese e l’impressione che ha lasciato su tutti è stata fantastica!!!”. Nel colloquio, la premier invita il presidente in Italia e propone un formato più ampio con l’Europa per rafforzare il dialogo transatlantico. Fonti diplomatiche descrivono l’incontro come politicamente solido e personale disteso, con forte sintonia tra i due leader.
26 aprile 2025 – Vaticano, incontro informale
Ai funerali di Papa Francesco i due si incontrano brevemente in Vaticano. Lo scambio è rapido ma significativo e conferma la continuità del canale diretto.
Giugno 2025 – G7 in Canada, la “panchina di Kananaskis”
Al G7 in Canada, un colloquio informale tra Trump e Meloni su una panchina lontana dagli staff diventa uno degli episodi simbolici del rapporto. L’incontro, secondo fonti diplomatiche, è lungo e diretto e contribuisce a ricomporre alcune tensioni sul dossier Iran-Israele. Pochi giorni dopo, al vertice NATO, i due leader si ritrovano ancora vicini nei tavoli informali.
17 agosto 2025 – Washington, incontro con Zelensky
Meloni partecipa al vertice ristretto convocato da Trump con Volodymyr Zelensky. Il presidente americano la definisce “una grande leader, d’ispirazione per tanti” e sottolinea la sua permanenza al governo, prevedendo una lunga durata politica.
13 ottobre 2025 – Sharm el-Sheikh, il vertice su Gaza
Al vertice di pace in Egitto, Trump presenta pubblicamente Meloni con una battuta: “Chi è questa donna?”, per poi definirla “una leader molto forte”. Il giorno successivo arriva anche un endorsement social con la promozione del suo libro.
Inizio 2026 – Nobel e prime divergenze
In conferenza stampa, Meloni propone simbolicamente la candidatura di Trump al Nobel per la pace per il ruolo sull’Ucraina. Nello stesso periodo ribadisce però la sua autonomia politica nel confronto con il presidente americano. Emergono le prime divergenze su NATO e Medio Oriente.
Marzo 2026 – Hormuz, il primo strappo
La crisi nello Stretto di Hormuz segna il primo vero punto di frizione. Washington spinge per un maggiore coinvolgimento degli alleati, ma l’Italia mantiene una linea prudente e multilaterale, escludendo automatismi sull’uso delle basi militari. A Washington la posizione viene registrata con sorpresa.
Aprile 2026 – La frattura pubblica
Alcune dichiarazioni statunitensi vengono percepite a Roma come critiche dirette. Palazzo Chigi parla di comunicazione non coordinata. La risposta italiana ribadisce la centralità del quadro NATO e multilaterale. È il passaggio che segna il raffreddamento evidente del rapporto. Ad aprile, poi, arriva anche l’attacco a Papa Leone, che Donald Trump definisce “debole e pessimo nella politica estera“. Infine, sempre ad aprile, parole al veleno contro Giorgia Meloni: “(A voi italiani) piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”, le parole di Trump, riferendosi al blocco di Hormuz da parte dei Pasdaran. E ancora: “L’Italia non vuole essere coinvolta per liberare lo Stretto, pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei”, aggiungendo che la premier non ci sono contatti telefonici “da molto tempo” perché “non vuole aiutarci con la Nato”.
Maggio 2026
A Maggio, il presidente statunitense, in un’intervista al Corriere della Sera all’indomani del vertice tra la premier e il segretario di Stato americano Rubio, ha detto che “l’Italia non c’era quando avevamo bisogno di lei. E io ci sono sempre stato per l’Italia, e così il mio Paese”. Un attacco, poco meno che velato, a Giorgia Meloni.
Giugno 2026
Arriviamo a questa mattina, quando, in un intervento telefonico a L’Aria che tira su La7, raggiunto da Daniele Compatangelo mentre venivano commentati i principali dossier internazionali dopo il G7 di Evian, Trump ha dichiarato: “Giorgia Meloni era probabilmente contenta che io le abbia parlato al G7”, aggiungendo di non essere “obbligato a parlarle”. E ancora: “Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena”.

