Ucraina, l’Italia non invierà nuove armi e non parteciperà alle esercitazioni dei Volenterosi
La distanza che separa l’Italia dalla linea più muscolare imboccata da Francia e Regno Unito nel sostegno all’Ucraina è diventata evidente nel vertice della Coalizione dei Volenterosi convocato a Kiev nel giorno dell’indipendenza del Paese. Giorgia Meloni ha confermato il sostegno italiano a Volodymyr Zelensky e alla sovranità ucraina, ma ha scelto di non aggiungere nuove armi all’impegno di Roma e di non partecipare alle esercitazioni militari congiunte della Coalizione. Una posizione che non equivale a un disimpegno, ma che sembra discostarsi, pur leggermente, dalla posizione degli alleati che stanno invece spingendo il sostegno militare a Kiev verso una nuova fase.
Emmanuel Macron ha infatti annunciato una grande esercitazione della Coalizione tra ottobre e novembre, pensata per dimostrare la capacità operativa dei Volenterosi e preparare un eventuale ruolo della forza multinazionale una volta terminate le ostilità. Il Regno Unito ha invece autorizzato la condivisione con Kiev della tecnologia necessaria per produrre direttamente in Ucraina i missili da crociera Storm Shadow e ha chiesto agli alleati di attingere alle proprie scorte per mettere a disposizione dell’Ucraina ulteriori sistemi Patriot. Più cauta la posizione di Roma, che ha annunciato l’invio di ulteriori generatori elettrici in vista dell’inverno, con l’obiettivo di sostenere la popolazione e la rete energetica ucraina, bersaglio ormai ricorrente degli attacchi russi. Un aiuto concreto che non aumenta il livello di coinvolgimento militare italiano.
La linea rossa di Roma
Fin dall’inizio della guerra, del resto, il governo Meloni – pur sostenendo il diritto dell’Ucraina a difendersi – ha mantenuto una distinzione tra il sostegno militare a Kiev e il coinvolgimento delle forze italiane nel conflitto. Probabilmente, Roma cerca di evitare che il sostegno agli alleati si trasformi in un impegno operativo sempre più difficile da tenere separato dal conflitto. A questo si aggiunge la scelta di preservare uno spazio per la diplomazia. Meloni ha ribadito il “fermo sostegno dell’Italia alla sovranità, all’integrità territoriale e all’indipendenza dell’Ucraina”, ma ha anche insistito sulla necessità di lavorare con gli alleati per arrivare a una soluzione negoziale. Non è una posizione neutrale e non mette in discussione il sostegno a Kiev: si tratta, piuttosto, del tentativo di accompagnare quel sostegno con una linea meno esposta sul piano militare. La Coalizione resta dunque compatta nel sostegno all’Ucraina, con l’Italia dentro il fronte dei Volenterosi, ma con una velocità – e forse una strategia – diversa.


