All’interno della Lega è iniziato il confronto per decidere chi andrà a ricoprire il ruolo di commissario europeo. L’annuncio del premier Giuseppe Conte (“All’Italia andranno la delega alla concorrenza e una vicepresidenza“) ha ufficialmente aperto i giochi, anche se sono giorni che i massimi vertici del Carroccio cercano il nome giusto visto che, come ha confermato lo stesso presidente del Consiglio, la poltrone spetterà a un leghista.
E’ evidente che per il vicepremier e ministro dell’Interno, ma per lo stesso movimento fondato da Umberto Bossi, si tratta di un’occasione storica e forse irripetibile. Piazzare un proprio uomo in una casella economica chiave del prossimo esecutivo comunitario vale molto di più di un ministero a Roma ed è il tassello fondamentale del progetto di tentare di riformare l’Unione europea dall’interno, dopo l’abbandono dell’Italexit. E soprattutto la delega alla concorrenza viene ritenuta in Via Bellerio decisiva in particolare per la difesa del Made in Italy in particolare nel campo dell’agricoltura e dell’agro-alimentare.
Una delle storiche battaglie di Salvini quando era membro dell’Europarlamento era proprio la tutela dei prodotti italiani contro le contraffazioni che spesso non arrivano dall’altra parte del mondo ma anche da altri Stati dell’Ue (solo per fare un esempio il finto parmigiano o grana padano prodotto nel Nord Europa ma commercializzato come se fosse italiano).
La questione è talmente delicata che al momento perfino i due capigruppo in Parlamento, Massimiliano Romeo (Senato) e Riccardo Molinari (Camera), vengono tenuti fuori dal confronto che è circoscritto a una ristrettissima cerchia formata dal segretario federale Salvini, dal numero due del Carroccio Giancarlo Giorgetti, dal ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio e dal Governatore del Veneto Luca Zaia.
Secondo quanto Affaritaliani.it è in grado di rilevare, il nome che viene indicato come maggiormente probabile e in pole position è quello del titolare del dicastero delle Politiche Agricole ed ex capogruppo a Palazzo Madama nella passata legislatura. Per Salvini la battaglia a favore della difesa del Made in Italy è una delle principali issue e quindi Centinaio potrebbe essere la persona adatta a ricoprire questo ruolo.
Decisiva anche la totale e incondizionata fedeltà del ministro delle Politiche Agricole verso il partito e il suo leader. Un soldato, insomma, che ha sempre risposto sì al Capitano e che ha saputo guadagnarsi sul campo le stellete del colonnello. E’ chiaro però che la prima scelta sarebbe quella di Giorgetti che ha un indubbio standing internazionale e che nel suo curriculum vanta un’amicizia personale con il presidente uscente della Bce Mario Draghi.
Ma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha ribadito anche ieri alla festa all’ambasciata statunitense a Roma di essere fuori dai giochi e di non voler trasferirsi in Europa. Al momento, come può riferire Affaritaliani.it, il vicepremier e ministro dell’Interno sta “sondando” il suo braccio destro cercando di capire se ci sono margini per convincerlo ad accettare il prestigioso incarico a Bruxelles.
Salvini non vuole imporre a Giorgetti la decisione facendo leva sul suo ruolo di segretario per evitare malumori e contrasti con una figura storica del Carroccio fondamentale in certe zone del Nord Italia (la fascia prealpina dove la Lega ha superato in molti casi il 50% alle Europee del 26 maggio) per tenere a bada i duri e puri nostalgici della Padania e che non hanno digerito la svolta nazionale e lo sbarco al Centro-Sud.
Se Centinaio è in pole position, Giorgetti non può essere considerato fuori dalla partita in attesa di capire come finirà l’opera di moral suasion del segretario federale. La terza ipotesi in campo, quella che porta il nome di Luca Zaia, viene considerata “molto difficile” e “altamente improbabile” in quanto il Governatore del Veneto in una lunga telefonata a tre con Salvini e Giorgetti ha spiegato chiaramente di volersi ricandidare alle elezioni regionali del prossimo anno e guidare la sua Regione che per il 2020 dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) aver ottenuto l’autonomia regionale tanto sospirata.
Altri nomi? “Se Salvini li ha li tiene coperti“, scherza una fonte ai massimi livelli del Carroccio. Ma è evidente a tutti che se si vuole un leghista doc altri nomi di peso e con lo standing adatto per un ruolo così importante e delicato non ci sono. Qualche maligno ha iniziato a far circolare la voce che alla fine in Europa andrà il titolare degli Esteri Enzo Moavero Milanesi (“Non ci avrebbero dato una poltrona chiave se non avessero saputo che ci sarebbe andato un moderato e non un sovranista“, ironizzano da Fratelli d’Italia).
Ma dalla Lega assicurano che l’accordo è chiaro, Conte si è impegnato in modo ufficile e quindi il Carroccio avrà il commissario europeo.


