I Social sono divenuti la nuova frontiera comunitaria del terzo millennio.
Fa un certo effetto vedere, durante l’attuale viaggio del Papa in Svezia, pastori protestanti e preti cattolici impaludati in abiti vecchi di millenni concionare compulsando spasmodicamente telefonini di ultima generazione; un segno dei tempi che cambiano.
Internet e il Web sono stati probabilmente la più grande invenzione di tutti i tempi paragonabile (se non superiore) a quella della stampa; il mondo è interconnesso, ci muoviamo in una “realtà aumentata” e l’iperaccesso all’informazione è ora il problema più rilevante per chi voglia prendere una decisione proprio al contrario di qualche decennio fa in cui l’informazione era un bene prezioso perché rara.
Personalmente ritengo che il progresso portato dalla Rete all’umanità sia enorme e positivo proprio per il contributo alla conoscenza -basti pensare alle riviste scientifiche disponibili ora da qualsiasi ricercatore-, ma anche allo svago e a qualsiasi altra cosa ci possa interessare.
Però c’è un “ma” che riguarda l’elemento umano.
Enrico Mentana è stato il creatore di un termine di particolare successo, “webete. Il webete è un ebete del Web ed ognuno di noi conosce per esperienza diretta questo tipo umano – digitale che si muove sui social e prospera in ogni campo dello scibile.
È quello che deve dire la sua su ogni argomento, ma lo fa in maniera violenta e maleducata, protetto dall’anonimato che la Rete gli permette.
Il webete è una forma più pericolosa rispetto al semplice troll che è colui che provoca continue risse telematiche perché il webete -come dice il nome- è stupido e quindi è capace di far perdere un’enormità di tempo in inutilissimi discussioni su evidenze scontate.
Ad esempio, se uno dice che la cappa del torero è rossa c’è sempre il webete che dirà che è un blu e guai a farsi trascinare in una polemica basata sull’evidenza. Il webete troverà sempre milioni di cavilli che vanno dalla meccanica quantistica all’ingegneria dei pigmenti per dimostrarti che no, la cappa del torero è notoriamente blu e sono i media ufficiali che tramano da secoli per farla apparire rosso all’ignaro cittadino che abita la perfida Matrix.
Ma la bufala è sempre in agguato ed a volte è propinata proprio da chi le dovrebbe a parole combattere.
Qui Paolo Attivissimo (collaboratore di Le Scienze di Marco Cattaneo) dà gravi segni di cedimento dicendo di aver visto un fantasma (sic):
https://attivissimo.blogspot.it/2015/01/se-uno-scettico-vede-i-defunti.html
provocando grande imbarazzo tra i suoi fans più accaniti.
Lo scomparso Umberto Eco definì appunto tale specie umana composta da “legioni di imbecilli”; la cosa fece un certo scalpore perché Eco è stato una icona dei razionalisti positivisti che hanno elevato Wikipedia e la Rete a paladini della Democrazia e della trasparenza.
Ma Eco aveva ragione e le legioni si sono spostate dai Bar dello Sport sul Web e sui Social e costituiscono un certo pericolo se non li si riconosce subito.
Crozza ha addirittura inventato un personaggio, Napalm51, definito “cagatore di cazzo seriale” che è il prototipo di tutti i webeti che infestano la Rete.
Ma veniamo alla cronaca.
Ermes Maiolica, ha pubblicato un falso articolo in cui Eco si schiera per il Sì al referendum di Renzi:
https://tg24.live/2016/10/29/umberto-eco-chi-votera-no-e-un-imbecille-e-i-grillini-sono-una-legione-dimbecilli/
Nella foto appare un omaccione con maglietta arancione insieme al sindaco di Milano Sala che ricorda Eco ma non lo è; poi Maiolica ha eseguito il suo geniale “esperimento” postando l’articolo su siti dei Cinque Stelle.
Il risultato è esilarante; la “legione di imbecilli”, catalogata dallo stesso Eco, si è scatenata in commenti idioti di tutti i tipi non riconoscendo lo scherzo.
Un riconoscimento postumo alla intelligenza catalogatoria di Eco.

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