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Politica

E poi ci stupiamo se i commissari europei non si fidano di noi e ci fanno i conti in tasca. Con un ex presidente del Consiglio che, raccontando anche tante storie,  attacca la magistratura e la sinistra con cui poi governa e un Esecutivo che non mantiene le promesse di poche settimane fa, stiamo diventando la barzelletta d'Europa.

Il cavaliere, ormai,  naviga a vista. Parlando del lavoro dei suoi ministri e della sua possibile decadenza ha di fatto sconfessato tutti quei "falchi" che hanno passato le ultime settimane a lanciare ultimatum al Pd: se votate la decadenza ce ne andiamo. Invece no. Loro votano la decadenza ma il Pdl non se ne va. Anzi, i ministri lavorano a precise proposte economiche. Il governo, per ora, non cade, con buona pace della Santanchè e di Brunetta. Perché se cade Letta il titolo Mediaset sprofonda. Perché Napolitano non scioglierebbe le Camere ma spingerebbe per una nuova maggioranza che già potenzialmente esiste in Parlamento e il Pdl sarebbe fuori dai giochi.

A questo punto la bussola si sposta sulla questione economica. L'aumento dell'iva è dietro l'angolo e i soldi per la copertura della seconda rata dell'imu ancora non sono stati trovati. Due miliardi per l'imu e uno per scongiurare l'aumento dell'iva. Impossibile trovarli tutti.  Per di più la soglia fatidica del 3%  di deficit è stata praticamente già sforata. Ecco perché sembra impossibile mantenere le promesse fatte ed evitare la scure di nuove imposte. A quel punto però Berlusconi dovrà gettare la maschera: dopo aver minacciato la crisi per la sua decadenza e non averla fatta scoppiare, ora lega il suo destino a quello delle tasse. Come se al governo non ci fossero anche il suo partito e i suoi ministri, come se il peso del Pdl finora non si fosse fatto sentire, forte e chiaro più che ai tempi del governo Monti. Presto dunque il re sarà nudo: o resta al governo e accetta le decisioni collegiali o molla tutto e si concentra (ancora) su Forza Italia per l'ennesima rincorsa.

Meglio non va per il Governo che dopo fatto promesse di ogni tipo ne sconfessa una al giorno. Il finanziamento pubblico doveva essere abolito in fretta, diceva il premier a fine luglio. Ma al momento è tutto fermo: i partiti si oppongono, il disegno di legge è bloccato e occorre aspettare altri studi preliminari. Non va meglio per le province. Dopo l'annuncio roboante della loro abolizione ecco il Pdl, che a Roma le vuole abolire, che in Lombardia stringe un patto con la Lega per evitare il loro scioglimento. Come se i dirigenti non fossero gli stessi, come se nessuno si accorgesse del giochetto. Per non parlare della legge elettorale. Anche Napolitano si è speso per affrettane i tempi ma all'orizzonte non c'è nessuna proposta condivisa o almeno sul piatto. Sul fronte economico, a prescindere dall'aumento dell'iva (su cui in fondo nessuno aveva garantito il contrario), l'abolizione dell'imu ha davvero del grottesco. Ricapitolando. Il 29 agosto Governo ne annuncia l'eliminazione per tutto il 2013, poi fatica a trovare le coperture e ora, che rischia di dover aumentare l'iva, rimette tutto in discussione. Facciamola pagare ai più ricchi dice Fassina, riaprendo ancora, per l'ennesima volta, la questione.

Forse sarebbe meglio essere commissariati dall'Europa. Ma per davvero. Almeno ci sarebbe qualcuno che dice qualcosa e poi la fa. Cosi siamo in balia dei capricci del momento, dell'emotività dell'opinione pubblica e di chi ci ha governato. Di un Esecutivo che parla, ma che fa poco, sempre di meno. Promette, trascinato dall'onda, e poi cambia idea. Certo, l'elettore si stanca e smette di votare. Ma a Strasburgo e a Bruxelles non si fidano più. E forse è ancora peggio.

Di Adriana Santacroce
 

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