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Val di Susa, Rauti: “FdI pronta a una legge contro la guerriglia organizzata. Fakir? C’è un filo che lega i due episodi”

L’intervista di Affaritaliani al sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti sugli scontri in Val di Susa

Val di Susa, Rauti: “FdI pronta a una legge contro la guerriglia organizzata. Fakir? C’è un filo che lega i due episodi”

Scontri in Val di Susa, Rauti ad Affaritaliani: “Non è protesta, ma guerriglia organizzata. Serve una stretta contro i violenti”

“Quanto accaduto ieri in Val di Susa non è protesta contro i cantieri ma guerriglia organizzata contro lo Stato“. È questa la posizione espressa dal sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti dopo gli scontri avvenuti nell’area interessata dai lavori, dove si sono registrati numerosi feriti tra le Forze dell’Ordine: 48 carabinieri, 85 appartenenti alla Polizia di Stato e 10 militari della Guardia di Finanza. In una nota, Rauti ha sottolineato che “nessun atto simile può legittimare il dissenso e la libertà di protestare che deve restare sempre pacifica”.

La senatrice ha inoltre richiamato le parole di condanna arrivate dal Presidente del Consiglio e dal ministro della Difesa Guido Crosetto, sostenendo che davanti a episodi di questo tipo “non ci sono spazi per distinguo, ambiguità o silenzi compiacenti”. “Chi indossa una divisa e mette a rischio la propria vita per servire il Paese non può essere oggetto di violenza e chi aggredisce merita una condanna unanime”, le parole della Rauti, che ha assicurato che “lo Stato non arretra” e continuerà a sostenere chi svolge il proprio servizio a tutela della collettività. Di seguito l’intervista al sottosegretario.

Onorevole Rauti, al di là della solidarietà, cosa si può fare concretamente per proteggere infrastrutture strategiche come il cantiere di Chiomonte da episodi come questo?

La cronaca delle devastazioni di sabato dimostra che bisogna rafforzare il presidio esistente di tutela e sorveglianza ma non solo.
È necessario agire su più livelli: in termini di prevenzione e di azione coordinata delle intelligence internazionali, per intercettare le infiltrazioni di gruppi organizzati e movimenti antagonisti – come i noti black block ed altri meno noti – che arrivano da oltre confine e che agiscono con strategie consolidate di guerriglia urbana e nomi in codice.

Inoltre, bisogna innalzare il livello di protezione materiale del cantiere, con dispositivi di sicurezza rafforzati e non solo perimetrali. Infine, deve essere chiaro che chi invece di manifestare pacificamente si organizza per devastare, non resterà impunito e deve rispondere delle proprie azioni.

È stata rilanciata l’idea di un reato specifico per episodi come questo, il cosiddetto “terrorismo di piazza”. Lei lo ritiene necessario?

Ad oggi questa è una proposta che viene dai sindacati di Polizia e che la politica può valutare. Il Governo Meloni in questi anni – con i Decreti sicurezza – ha introdotto molte misure, anche di ordine pubblico, importanti. Il punto è che questi gruppi coordinati ed organizzati – li abbiamo visti in azione in Val di Susa, incappucciati, armati di bombe carta, bulloni e razzi – sfuggono alle maglie del reato associativo, si autogestiscono senza l’appartenenza a strutture stabili. Ma il fatto che non ci sia una gerarchia non significa che non ci sia organizzazione: anche un vincolo occasionale è pur sempre un vincolo associativo e chi lo anima va chiamato a rispondere come tale.

Per questa ragione, Fratelli d’Italia presenterà una proposta di legge per perseguire l’azione violenta organizzata e coordinata, come associativa anche quando non stabile e non inquadrata in una struttura. Stiamo parlando di azioni di guerriglia organizzata, contro le Istituzioni e lo Stato ed a danno dei beni pubblici. Insomma, tolleranza zero verso i violenti e nessun buonismo come vorrebbe una certa sinistra.

La segretaria del Pd Elly Schlein è intervenuta solo questa mattina, dopo due giorni di silenzio, e lo ha fatto accusando il governo di strumentalizzazione. Come giudica questa presa di posizione?

Oggi il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, hanno visitato il cantiere Tav di Chiomonte, principale area di lavoro della Val di Susa, per confermare la vicinanza dello Stato non solo alle Forze dell’ordine, ma anche ai cittadini e al territorio colpito dai danneggiamenti.

Non è strumentalizzazione, ma senso di responsabilità e delle Istituzioni. Di fronte a oltre 100 agenti feriti e circa un milione di euro di danni a carico dei contribuenti – perché è questo il bilancio della violenza No Tav – la priorità dovrebbe essere per tutti, la vicinanza unanime alle Forze dell’Ordine, senza distinguo; non ci sono spazi per ambiguità o silenzi compiacenti.

Invece di parlare di strumentalizzazione politica, si dovrebbe fermamente condannare chi ha organizzato l’assalto. Ma non voglio contribuire ad alimentare le polemiche tra gli schieramenti in un momento come questo: credo che valga per tutti il richiamo del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Le Istituzioni devono restare unite contro la violenza.

Negli ultimi giorni si discute di sicurezza da due prospettive opposte: il caso Fakir a Bologna, con le polemiche sull’uso della forza, e gli agenti feriti in Val di Susa. Come legge insieme questi due episodi?

Sono due vicende diverse che vanno considerate secondo piani distinti. Sul caso Fakir, si deve fare piena luce sulla dinamica degli accadimenti e far emergere la verità, come richiesto anche dalla famiglia della vittima e come è sempre giusto che sia. Se esiste un comune denominatore è la condanna delle azioni violente di piazza ed il rispetto dovuto per chi indossa un’uniforme ed ogni giorno rischia la propria vita per garantire la sicurezza di tutti i cittadini.

Chi in questi giorni minaccia un sindaco e chi aggredisce le Forze dell’Ordine, colpisce come bersaglio le istituzioni dello Stato. La linea di demarcazione si traccia tra chi esercita il legittimo diritto alla protesta, pacificamente e nel rispetto delle regole e chi, invece, sceglie la violenza organizzata e le forme orchestrate di guerriglia. Su questa linea di confine non ci può essere ambiguità, la differenza è netta: o si sta da una parte o dall’altra. Noi stiamo dalla parte della libertà, dei diritti , delle regole e del rispetto per chi indossa la divisa.

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