Roberto Vannacci ad Affaritaliani: “Gli immigrati? Sono un problema di costi e di cultura. Ecco perché la remigrazione è necessaria”
“La remigrazione non è solamente il rimpatrio, ma soprattutto un concetto politico. Vuol dire il sacrosanto diritto a difendere la cultura e la civiltà dei popoli autoctoni, a non snaturare la cultura e la civiltà delle popolazioni che vivono in una determinata nazione e che ne occupano il territorio da anni, secoli o millenni”. Così Roberto Vannacci – durante la conferenza stampa prima del secondo giorno di Costituente, a Roma – risponde ad Affaritaliani su uno dei temi caldi, quello della remigrazione, rilanciato anche dal corteo che si è svolto nella giornata di ieri nella Capitale. “La remigrazione si applica in maniera culturale, insegnando la propria cultura e i padri della patria. A quattordici anni i nostri figli non sanno chi era Garibaldi o Mazzini. Com’è possibile? Questo vuol dire proteggere la cultura e la civiltà”, ha detto Vannacci.
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“Poi c’è il problema degli elementi esogeni, elementi che costano di più di quanto facciano guadagnare. E la questione sicurezza: i dati del Ministero dell’Interno sono chiarissimi. Infine quello della coesione sociale. Reinserire all’interno di un popolo autoctono che si riconosce come tale, elementi che non si riconoscono come tali, che hanno una cultura diversa e non vogliono assimilarsi, porta a uno sfilacciamento della società: si perdono i concetti di dovere e sacrificio”, le parole del Generale. La soluzione? “Farli ritornare al loro paese di origine”. Inoltre, il leader di Futuro Nazionale ha risposto anche a Carlo Calenda, che nella serata di ieri lo ha definito “un problema per l’Italia”. Ecco il video di Affaritaliani:

