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Verona, dibattito surreale sul festival mondiale della famiglia

Congresso di Verona. Si può dire che i Gay non sono satanisti e le famiglie tradizionali non profumano di Medioevo?

Verona, dibattito surreale sul festival mondiale della famiglia

 

Un dibattito surreale quello che ha investito il festival mondiale della famiglia a Verona, che ha spinto alla polarizzazione mondi che convivono assieme, già da tempo

 

I divorzi sono triplicati, i matrimoni scesi, le interruzioni di gravidanza, che prima si portavano a termine in maniera clandestina, sono state regolamentate dalla legge 194, una delle norme già più stringenti al Mondo, che permette di interrompere una gestazione massimo entro i 90 giorni. Le famose 10 settimane diventate un feto di gomma gadget al Congresso Mondiale della famiglia a Verona.

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Oggi in Italia ci sono tante famiglie con una figlia che magari ha abortito, obtorto collo, per leggerezza, stupidità, evitando di entrare nelle necessità mediche o atti di violenza carnale. Così come tanti nuclei cosiddetti tradizionali, anche più degli spot della Mulino Bianco, hanno figli omosessuali. Alcuni trovano il coraggio di fare outing, altri si trasferiscono altrove per vivere più liberamente la propria sessualità, penso ai tanti ragazzi del Sud che vanno a Milano per non sopportare il peso del pregiudizio.

C’è una cappa, un clima, che rende ancora molto difficile accettare queste realtà. Forse chiunque di noi, anche il più progressista, di fronte ad un figlio/a gay o lesbica, drag queen, travestito, trans, avrebbe il tremolio nello stomaco e la sconfitta nella testa: “Dove ho sbagliato mi chiedo!”. In fondo, di solito i tolleranti lo sono molto con i casi lontani dalla loro vista. Ne abbiamo avuto ampio assaggio con l’immigrazione clandestina, i più buoni sono sempre quelli che i fenomeni di disturbo sociale li vedono dagli attici col binocolo.

La società è cambiata, tanto. Magari anche sotto il velo di ipocrisia che non vuole svelare appieno talune realtà, lo facciamo quando diciamo di essere contro la prostituzione, ma poi la tolleriamo in ogni bugigattolo di quartiere, e spesso chi alza la voce è un assiduo frequentatore. Anche l’omosessualità frustrata crea i più beceri -anti, che si possano incontrare.

Difficilmente chi è in pace con la propria sessualità, con la propria storia, con i propri istinti, inveisce con veemenza contro l’altro. Sarebbe interessante per esempio sondare la platea di clienti dei trans prostituti. Tutti “eterosessuali” con prole e mogli a carico, che con la scusa della perversione vivono la sodomia passiva. Guai però a parlarne in pubblico, la morale sporca li fa divenire cultori dell’intransigenza. Come si dice? Pubbliche virtù e vizi privati, credo.

Tolte le discriminazioni, possiamo però dire che un bambino ha un diritto più forte dei nostri capricci? Che un bambino nasce da una mamma ed un papà, anche se ci sono tantissime famiglie formate dai nonni o da un solo genitore che tirano avanti benissimo? Ma questo non è il “quadro ideale”, sono situazioni che si vengono a creare nella vita, non per questo dobbiamo a livello legislativo dire che qualsiasi cosa sia famiglia. Potremo – dovremo mi preciso – trovare soluzioni per aiutare economicamente chi ha avuto la sfortuna di non avere un clima d’armonia perfetto, ma non dire che un padre singolo o una madre surrogata siano il non plus ultra.

L’utero in affitto è una perversione dell’etica, della scienza, forse fra 50 anni si avranno opinioni diverse, ma oggi difendiamo la società che vogliamo, in cui crediamo, non permettiamo al disagio economico di far ordinare bambini come fossero bambolotti di pezza su Amazon. Camminiamo sull’acqua su questi temi, e prima o poi affonderemo con le nostre convinzioni. Quando i rapporti uomo-androide saranno consolidati, e non parliamo di un’epoca troppo lontana (già in Italia sono arrivati i primi bordelli con le lumidolls), magari diremo che il sesso uomo-uomo è tollerabile, ma che Dio non vuole l’accoppiamento con l’alluminio.

Ma chi lo sa cosa vuole Dio? Gesù? E Satana? Perché non ci preoccupiamo di più di cosa vogliamo noi? I gay pride sono una pagliacciata, sono un travestimento dei diritti con la parrucca di un clown, e lì c’è solo gente ideologizzata. Però ormai è realtà consolidata. Invece se qualcuno vuole difendere un modello più consolidato e tradizionale, si scatena il putiferio.

Tracciamo una linea di confine che dopo avere tutelato chi una voce non l’ha, l’infante, ponderi le libertà individuali ed i diritti civili, che andrebbero estesi a tutti. Non voglio sapere con chi vai a letto e perché scegli di convivere con un uomo o una donna, tu come individuo decidi a chi devolvere il tuo patrimonio, che sia un amico od un amante a scegliere per te le disposizioni in caso di carcerazione od incapacità d’intendere e di volere; Ci sono amicizie più forti dei legami di parentela, zie zitelle che vanno a vivere more uxorio, perché dovrebbero dichiarare rapporti gay per contrarre mutuo assieme? Oppure per co-intestarsi le bollette?

Diciamo pure che il Matrimonio sia solo tra uomo e donna, e lo Stato promuova la vita, dando comunque una possibilità di scelta per l’aborto, e che la prole rappresenti la sussistenza di un popolo, quindi la sua linfa vitale per la Nazione, e quindi partano in automatico assegni famigliari, sgravi, ed ogni forma già in essere o che verrà.

Dopodiché Mario Rossi può decidere di dare la propria reversibilità pensionistica a chicchessia, purché si paghi il costo dell’operazione. Mi ha fatto molto sorridere la posizione della dott.ssa De Mari sul sesso anale: “Tra maschi, niente da dire: I maschi hanno il testosterone, hanno la forza fisica e l’aggressività. Tra di loro è verosimile che la scelta sia libera. Le donne no. Molte donne, grazie a me, hanno preso il coraggio di dire no e di mandare al diavolo il partner”. Mi sa che nel Medioevo c’erano molti meno pregiudizi.

 

Di Andrea Lorusso

Twitter @andrewlorusso