di Giulio Genoino

“Desaparecida” dal gioco politico nazionale per evaporazione della base del consenso, la Lega si è arroccata nel ridotto lombardo-veneto, con annesso Piemonte, ma non riesce a battere colpi unitari che lascino minimamente il segno. Con due sole eccezioni, che vanno però in un segno diverso di quello che Bobo Maroni, governatore della Lombardia e segretario della Lega, sembra voler difendere. Le due eccezioni sono Flavio Tosi, sindaco di Verona, e Luca Zaia, presidente della Regione Veneto.
Tosi e Zaia stanno entrambi seriamente pensando di scendere nell’arena politica nazionale. Il primo, a capo di un non meglio identificato “partito dei sindaci”, delineando un profilo da “Renzi settentrionale”, o “Renzi di destra”, ammesso che l’originale possa essere definito “di sinistra. E’ di due giorni fa la notizia che ha iniziato la ricerca di uno “spin doctor” per la futura campagna elettorale, e il suo incontro in proposito con Marco Benatti, l’imprenditore titolare di Fullsix e già inventore di Virgilio.it che è considerato tra i “guru” italiani di Internet.
Il secondo non ha ancora acquisito, o voluto trasmettere mediaticamente, una posizione personale politico-ideologica netta che fosse riconducibile a un impegno politico al di fuori della regione, ma intanto si propone – in tutti i suoi interventi pubblici – come esponente di un “buon governo possibile” che effettivamente fa oggi del Veneto la regione-leader in tutta una serie di parametri: per esempio quello dei tagli alla spesa pubblica, visto che il bilancio regionale, nei tre anni di gestione Zaia, è stato fatto dimagrire a un terzo dei livelli storici, senza apprezzabili danni per i servizi al pubblico. A quanto risulta ad Affari, sta a sua volta prendendo contatti con i consulenti necessari per orchestrare e gestire una campagna elettorale. E soprattutto, almeno per ora, il governatore non è stato mai lambito dall’ondata di scandali che sta invece sommergendo un vasto “milieu” veneto che negli ultimi vent’anni ha lucrato attorno all’operazione Mose e che a vario titolo è riconducibile all’osservanza politica verso l’ex ministro pidiellino Giancarlo Galan.
Insomma, i due “campioni” più attivi, e positivamente recepiti dalle “loro” opinioni pubbliche, stanno entrambi studiando un partito personale. Mentre il governatore-segretario non “buca” il velo delle notizie di routine e il presidente della giunta regionale piemontese, l’altro leader leghista Roberto Cota, sembra soddisfatto del suo tran-tran. Che il futuro capo del centrodestra italiano possa risolversi in un ballottaggio Tosi-Zaia?
