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PugliaItalia

Dall’assessore alle Opere pubbliche della Regione un intervento, in replica a quello di Michele Cozzi, sul caso del depuratore nell’area tra Porto Cesareo e Manduria, oggetto già di una «querelle» tra Al Bano, Romina Power e lo stesso Amati.

di FABIAMO AMATI

Egregio Michele Cozzi, ha scritto che il nostro lavoro può ferire "la carne viva" delle persone. Proverò a spiegarle come in realtà stiamo tentando di sanarla, che è il valore su cui si esprime il Piano di tutela delle acque (con le soluzioni che sto tentando di eseguire), approvato dal consiglio regionale (all'unanimità). La nostra regione ha generalmente, come lei scrive, “una terra e un mare meraviglioso e incontaminato”. È parzialmente vero, nella misura in cui questo riguarda aree dove sono in funzione gli impianti di depurazione, e molti scaricano in mare, e dove esiste una rete fognaria che impedisce lo scarico dei liquami nel sottosuolo (dunque, senza trattamento di purificazione), che è pratica illegale sanzionata penalmente. 

Qualche esempio? A Gallipoli, bellissima città di chiaro richiamo turistico, attualmente lo scarico avviene in battigia e da qualche settimana abbiamo messo in funzione l’impianto di affinamento (per il riuso in agricoltura), con il Consiglio comunale che all’unanimità ci ha richiesto, ed abbiamo accettato, di dotare l’impianto di una condotta sottomarina per scaricare tutte le acque purificate che eventualmente non dovessero essere riutilizzate. In buona sostanza la stessa cosa che pensiamo di fare per l’agglomerato di Manduria e Sava, nella considerazione che attualmente i cittadini «galleggiano» nei liquami. Per la legge italiana non c’è alcuno schema idraulico che possa essere privo di un recapito finale in «corpi idrici» che per la nostra regione è generalmente il mare: noi non abbiamo i fiumi, lavatrici naturali, che nelle altre regioni d’Italia continuano ad inquinare come se nulla fosse. 

A Porto Cesareo (realtà simile a Sava) non esiste una rete fognaria, e questo rappresenta una grave contaminazione del suolo e del sottosuolo, con riverberi intuibili sulla salute dei cittadini e sulla qualità delle acque di balneazione. In quel comune, con la volontà convergente dell’amministrazione comunale, siamo impegnati a realizzare la fogna e l’impianto di depurazione, che dovrebbe collegarsi allo scarico già in esercizio di Nardò, attualmente in battigia, e che in futuro potrebbe avvenire con condotta sottomarina per eliminare tutti i divieti di balneazione che lo scarico in battigia impone. Anche in questo caso, però, ci sono proteste della comunità neretina perché non gradiscono che lo scarico di Porto Cesareo sia collegato a quello di Nardò e per questo si ostacola il progetto della rete fognaria e del depuratore di Porto Cesareo, infliggendo ferite, lo ripeto ancora, alla "carne viva" dei cesarini. 

Lascio a lei ogni considerazione. Sono riuscito a spiegarle finora quanto è difficile il mio ruolo di amministratore pubblico? Riesco a comunicarle che a volte l’eccitazione disinformata della protesta, costringe i prefetti a disporre a mia tutela la scorta di agenti di pubblica sicurezza quando vado in visita in alcuni comuni pugliesi? Lei scrive che gli amministratori pubblici non si devono far “traviare” dalla “tecnicalità”. Non so se essere d’accordo. 

Io so solo che la scienza (e la tecnica) è la capacità di separare le questioni per affrontare al meglio il merito delle cose, e sogno il tempo in cui tra gli amministratori pubblici ci possa essere una buona dose di «scienza» per poter meglio assumere le scelte. Come vede le questioni assumono una maggiore esigenza di profondità, sulla quale qualcuno dovrebbe interrogarsi prima di offendermi gratuitamente sui social network. Leggo che si stanno sottoscrivendo appelli di autorevoli esponenti del mondo dello spettacolo. Spero solo che su quegli appelli, possibilmente problematici e propositivi, possa vedere in calce anche le sottoscrizioni di un numero significativo di ingegneri idraulici, geologici, geotecnici, biologi ecc., ad evitare che tra qualche mese possa generarsi l’idea che i «miei» sanificatori di liquami rappresentano più o meno la nuova generazione delle centrali nucleari, a dispetto del forte contenuto ambientale della mia delega e dei miei convincimenti.

(da Gazzetta del Mezzogiorno del 26/8)

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